In merito al video pubblicato da Il Fatto Quotidiano ,diffuso dall’agenzia Tze Tze e da noi riportato in questi giorni sia sul sito che sulle pagine Facebook dell’Associazione Caponnetto – video che diffonde le dichiarazioni rilasciate da un ex commissario aggiunto già in servizio presso la Questura di Latina il quale lamenta di aver subito impedimenti al suo lavoro di indagine sul versante della lotta alle mafie,abbiamo trovato nei nostri archivi il testo di un’interrogazione che alcuni senatori del M5S hanno presentato esattamente un anno fa,interrogazione alla quale,però, non ci risulta che sia stata data ancora risposta da parte del Governo.

La  pubblichiamo  qua di seguito senza aggiungere  alcun commento. Ci sia consentito,però,a prescindere da questo fatto sul quale  va fatta chiarezza  fino in fondo ad evitare che  sulle istituzioni  pontine  gravino ombre gravissime, ripetere  per l’ennesima volta che  sul funzionamento  di tutto l’impianto investigativo  pontino  va fatta  una profonda azione di monitoraggio per verificare se esso  corrisponda appieno a quelle che sono le esigenze sul versante dell’azione di contrasto alle mafie..Il fatto che  sia nel passato  recente non sia stata avviata  da parte dei presidi pontini alcuna azione significativa contro le mafie e che sia stato consentito,di conseguenza,a queste di occupare letteralmente  la provincia di Latina.aggiunto a ciò   che viene   denunciato dall’ex poliziotto della Questura di Latina e,ancor più,alla rimozione gravissima  di un Prefetto della Repubblica che é stato  mandato via dal capoluogo pontino appena ha  osato  cercare di far luce  sul “caso Fondi”,potrebbero ingenerale l’impressione  dell’esistenza in provincia di Latina di un quadro torbido che,alle porte della Capitale d’Italia,non  apparirebbe compatibile  con quello dello Stato di diritto.Qualcuno ha fatto riferimento ,impropriamente proprio nel “caso Fondi”,all’esistenza  di “pezzi deviati dello Stato” che avrebbero operato con obiettivi destabilizzanti.La tentazione ,ora,fatte le premesse  sopraesposte ,potrebbe essere quella di mutuare  quella terminologia ,ma in versione rovesciata rispetto a quella che ci  si  voleva  far immaginare.Certamente esiste un “caso Latina” che andrebbe  preso e  monitorato pezzo per pezzo.Sicuramente non esistono al momento le condizioni politiche  per fare tutto ciò con  la prospettiva di giungere ad un risultato soddisfacente .Lo diciamo,perciò,a futura memoria ,nella speranza che la situazione cambi  in meglio  nel Paese.Ma lo diciamo  anche,se non soprattutto,per evidenziare agli  autori dell’interrogazione  la complessità e la delicatezza ,se non la pericolosità,della situazione che esiste in provincia di Latina.Pericolosità  che andrebbe tutta scandagliata  e resettata ,pezzo per pezzo,fatto per fatto,comportamento per comportamento,tenendo però conto  di due  elementi fondamentali:
a) la delicatezza del problema;
b)l’inaffidabilità degli strumenti tradizionali.
Ai parlamentari interroganti,perciò,ove  essi fossero disposti ad  affrontare  i problemi  esposti fino alla loro soluzione,ci permettiamo di suggerire la costituzione di un apposito “Gruppo di lavoro “ interno e ristretto  ,una sorta di commissione d’inchiesta,che  dedichi un pò di tempo ,qualche mese,a costruire  il “quadro” pontino,da quello economico e sociale,a quello giudiziario,investigativo e quant’altro per impostare un’azione  seria ed efficace che metta a nudo  tutte le criticità esistenti in provincia di Latina.Una provincia ,non dimentichiamolo mai,che é la porta di accesso  dal sud  alla Capitale d’Italia!
Noi dell’Associazione Caponnetto siamo a disposizione  per fornire  tutti gli elementi di valutazione che dovessero venirci chiesti.
Ecco l’interrogazione di cui  stiamo parlando:

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01402 

Atto n. 3-01402

Pubblicato il 11 novembre 2014, nella seduta n. 348

VACCIANO , SIMEONI , BULGARELLI , MOLINARI , GIROTTO , BERTOROTTA , BLUNDO , LEZZI , MANGILI , BUCCARELLA , MARTELLI , CAPPELLETTI , CASTALDI , MONTEVECCHI , MORONESE , CIOFFI , CRIMI , PETROCELLI , PUGLIA , DONNO , SANTANGELO , SCIBONA , SERRA , FUCKSIA , GAETTI , GIARRUSSO , CIAMPOLILLO , MARTON , AIROLA , FATTORI , BOTTICI , CATALFO , TAVERNA , NUGNES – Al Ministro dell’interno. – 

Premesso che:

da un articolo de “il Fatto Quotidiano” online del 10 marzo 2014, si è venuti a conoscenza della vicenda di presunto mobbing ai danni di un ex sostituto commissario della Questura di Latina. La notizia è stata nuovamente ripresa in un successivo articolo del 6 ottobre 2014 del quotidiano, questa volta con una video intervista del poliziotto oramai in congedo dal 2013, il quale ha parlato col volto oscurato perché è stato oggetto di minacce di morte, probabilmente a seguito di alcuni sequestri patrimoniali inflitti. Per le citate intimidazioni l’ex agente è parte offesa in un procedimento penale;

la sua azione investigativa avrebbe coinvolto anche un clan pontino, affiliato ai potenti cugini Casamonica di Roma, al quale sono stati sequestrati proprietà e conti correnti per un valore di circa 8 milioni di euro. In generale, l’operato dell’ex agente si è concentrato in un arco di tempo compreso tra il 2005 e il 2011, durante il quale ha portato a termine un totale di 60 operazioni conclusesi con confische e sequestri di beni mobili e immobili per circa 500 milioni, togliendo materialmente mezzi e strumenti alle attività criminali e, inoltre, il 70-80 per cento di questi provvedimenti sono stati già confermati in grado di Cassazione. La condotta eccellente del poliziotto pontino è stata premiata con encomi e avanzamenti di carriera, tuttavia dal 2011 la sua situazione è cambiata e gli sono stati imposti il fermo alle attività investigative, il cambiamento di mansione, il trasferimento di ufficio e un provvedimento disciplinare, che però venne annullato dal Tar del Lazio dopo un suo ricorso;

questi fatti sono stati delineati in un esposto presentato dall’ex agente alla Procura di Latina e al Ministro dell’interno e al capo della Polizia. Al procuratore capo di Latina nel marzo 2012 venivano consegnati gli ultimi 2 lavori che l’ex poliziotto aveva concluso, indagini depositate a gennaio dello stesso anno alla dirigente dell’ufficio a cui faceva capo l’ex sostituto commissario. Per far sì che potessero essere accettati dal Tribunale era indispensabile una firma del questore, che non arrivò in tale circostanza. Queste indagini, in seguito, furono consegnate nel giugno 2012 alla Procura della Repubblica di Latina dal questore, senza essere messe in relazione con il poliziotto che ne lamenta la paternità. A quanto risulta agli interroganti sono rimaste le uniche 2 operazioni depositate dalla Questura di Latina al Tribunale per tutto il 2012;

nella parte dell’intervista in cui il poliziotto parla dello stop ricevuto alle sue indagini nel 2011, viene fatta menzione di avvicendamenti e insediamenti, a cui viene, a giudizio degli interroganti, spontaneo associare il passaggio del testimone per la dirigenza della Questura di Latina del 3 ottobre 2011, ossia da Nicolò D’Angelo ad Alberto Intini;

considerato che:

un cambio di vertice al comando della squadra mobile della Questura di Roma, che ha casualmente comportato un cambiamento nella conduzione delle indagini, lo si ritrova, a parere degli interroganti, lungo l’orizzonte temporale degli eventi che accaddero tra Ostia e Fiumicino nel dietro le quinte di 2 importanti operazioni di polizia denominate “Black Rain” e “Anco Marzio”. Altra circostanza in cui Alberto Intini succede a Nicolò D’Angelo, nel luglio 2003. In quest’altra vicenda, vita e carriera di 6 agenti della Polaria, polizia giudiziaria della frontiera aerea dell’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino che collaboravano per queste 2 indagini dirette dalla mobile di Roma, sono state segnate da provvedimenti sanzionatori e disciplinari, poi riconosciuti immeritati, ai quali ad oggi non si è posto rimedio;

da un articolo de “il Giornale” del 15 agosto 2007, si apprende da un’intervista ad uno dei 6 agenti della Polaria: “Nel febbraio 2003 scrivemmo un’informativa sugli insediamenti mafiosi sul litorale e i collegamenti con alcuni paesi dell’America Latina. La DDA per due volte chiese di mandare due di noi in Costarica e Brasile. Tutte e due le volte la missione abortì. A settembre ci allontanarono dall’operazione senza motivo. Si cominciò a parlare di lettere anonime inviate al ministero per screditare la nostra immagine di credibilità. Stranamente nel febbraio del 2004 ci richiamarono in servizio per chiudere, a novembre, l’operazione Anco Marzio”;

gli stessi agenti, come riferisce lo stesso quotidiano in un articolo del 7 agosto 2007 sarebbero stati “accusati da fonte anonima proveniente dallo stesso ufficio di polizia giudiziaria del Leonardo Da Vinci”;

i 6 agenti della Polaria hanno collaborato con alcune unità della squadra mobile di Roma per l’operazione denominata Black Rain che “viene inspiegabilmente ridotta a troncone dell’inchiesta Anco Marzio che punta, invece, su estorsioni e videopoker“, come riportato in una notizia del “Il Messaggero” del 24 aprile 2008. “Quando il cerchio si sta per stringere, proprio quando il magistrato delega i poliziotti alla missione in Sud America, questi vengono accusati di aver frodato l’amministrazione e messi da parte. E tutto il gruppo operativo definitivamente smantellato”, esclama Filippo Bertolami, responsabile legale dell’Anip – Italia Sicura, nello stesso articolo de “Il Giornale” dell’agosto 2007;

nelle fonti menzionate si persevera sulla linea che l’operazione Anco Marzio, un successo per la lotta a videopoker ed estorsioni, non ha portato frutti per quanto concerne l’azzeramento dell’asse di traffico di droga che va dal sud America al litorale romano. “La Procura di Civitavecchia, che ha indagato su di loro per tre anni, archivia tutto: quattro agenti vengono reintegrati alla Polaria di Fiumicino, uno in malattia, l’ultimo «riformato» e nel frattempo emigrato negli Usa, dove insegna criminologia ai colleghi americani” (“Il Giornale” del 26 aprile 2008);

i suddetti poliziotti hanno anche depositato un ricorso in autotutela al capo della Polizia, che fino ad oggi non ha avuto alcuna risposta;

considerato infine che a parere degli interroganti dalle varie vicissitudini occorse nelle questure di cui si sono esposti i fatti, è indubbio che siano previsti dei meccanismi di valutazione interni al corpo di Polizia e che questi debbano essere utilizzati nella maniera più puntuale, chiara e rapida possibile, di modo che venga scalzata qualsiasi ombra su agenti, dirigenti o addirittura questori, gli stessi che sono chiamati a rappresentare il Ministero dell’interno e a garantire la legalità sul territorio nazionale. Quanto più le persone chiamate a svolgere questo compito saranno al di fuori anche del legittimo sospetto, tanto più le stesse istituzioni godranno della fiducia dei cittadini,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dei fatti esposti, visto il documento inviato al Ministero nel 2012;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di proteggere l’incolumità dell’ex poliziotto che prestava servizio presso la Questura di Latina, date le minacce di morte che avrebbe ricevuto a causa dei provvedimenti patrimoniali inflitti a seguito delle indagini da lui condotte, quando comunque era ancora alle dipendenze della Polizia di Stato e quindi del Ministero;

quali siano i motivi che hanno comportato l’interruzione di indagini condotte con successo dagli agenti investigativi a cui sono seguiti cambiamento di mansione, trasferimento di ufficio nonché provvedimenti sanzionatori e disciplinari, che nel caso dell’ex sostituto commissario della Questura di Latina il Tar del Lazio ha provveduto ad annullare;

quali iniziative di propria competenza intenda adottare per assicurare sistemi valutativi del personale delle forze di polizia, garantendo anche rapidità di riscontro sia nel caso di negligenze che di merito.

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