In memoria di Giancarlo Siani

In memoria di Giancarlo Siani

23 Settembre 2020

di Francesco Ciotti

Era già calata la notte in una Napoli così silente e quieta, stravolta istantaneamente dal fragore di due Beretta da 7.65 mm.
Erano le 20.50 del 23 settembre 1985 ed il corpo del cronista
Giancarlo Siani giaceva inerme sulla sua Citroën Méhari, crivellato di colpi. Il suo testamento morale riecheggia ancora oggi come monito ad una gioventù che sempre più difficilmente contempla l’impegno civile nella propria professione, come nella vita stessa:
“La criminalità, la corruzione non si combattono soltanto con i carabinieri. Le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere i fatti. È allora quello che un giornalista ‘giornalista’ dovrebbe fare è questo: informare”.
Ed era l’informazione ciò che Siani voleva ottenere e donare al prossimo ad ogni costo, anche alle condizioni di essere un “abusivo”, un collaboratore senza contratto, trascorrendo fino a dodici ore al giorno in redazione senza vedere una lira, scrivendo per il giornale
“Il Mattino”.
Per il quotidiano era corrispondente da Torre Annunziata e si occupava principalmente di Camorra, tematica che aveva più a cuore. Fin dagli anni del liceo infatti si era interessato alle problematiche dell’emarginazione all’interno delle fasce più disagiate, che divenivano facilmente serbatoio di manovalanza della criminalità organizzata.
Già a partire dal 1980 inizia a indagare sugli interessi della camorra nella ricostruzione successiva al terremoto in Irpinia del 1980 e dei legami tra la politica locale e i clan dell’area metropolitana di Napoli. Non esita a fare nomi e cognomi legati a famiglie per le quali vigeva il terrore solo a pronunciarne il nome. Tutti venivano posti sotto accusa dalla sua penna in quella Torre Annunziata ribattezzata nel celebre film diretto da
Marco Risi, Fortapàsc:
una città al tempo cdi 60.000 abitanti, un apparato produttivo in crisi e oltre 500 cassintegrati e la più alta percentuale di iscritti al collocamento.
Così scriveva in merito al business del mercato ittico: “Tra i soci delle due cooperative che lavorano al mercato del pesce, spicca un nome inquietante:
Gemma Donnarumma, moglie di Valentino Gionta. È questo il modo pulito per intascare il ricavato delle attività del mercato con il sistema delle cooperative, Gionta aveva dato via a altre imprese di camorra. Inevitabile l’infiltrazione nel sistema degli appalti”.
Fu proprio il nome di
Valentino Gionta, secondo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Ferdinando Cataldo a decretare la sua esecuzione. Il boss, ex pescivendolo e alleato storico dei Nuvoletta, a loro volta alleati dei Corleonesi, “era riuscito a creare un vero e proprio impero della camorra nell’area vesuviana”, inimicandosi un altro clan di Torre Annunziata, la “Nuova Famiglia” dei Bardellino.
In un articolo del 10 giugno 1985 Siani accusò il clan Nuvoletta, di aver venduto Gionta alla polizia per porre fine alla guerra tra famiglie.
Queste scomode rivelazioni, ottenute da Giancarlo grazie ad un suo amico carabiniere, indussero la camorra a sbarazzarsi di questo giornalista che amava far irrompere la realtà dei fatti, senza nessun timore reverenziale per il buon nome delle famiglie mafiose.
Ciro Cappucci e Armando del Core effettuarono l’omicidio, mentre i mandanti, condannati il 15 aprile del 1997 nella seconda sezione della corte d’assise di Napoli vennero individuati nei fratelli Lorenzo, Angelo Nuvoletta e Luigi Braccante.
Tuttavia non furono solo i boss della camorra ad uccidere
Giancarlo Siani, non fu soltanto la sua penna così irriverente e spregiudicata nei confronti della malavita, non fu il suo eroismo. Ad uccidere il giornalista fu l’isolamento. In fondo era un ragazzo come tanti, un precario sbeffeggiato dai colleghi per la sua condizione di schiavo, con le sue passioni mondane, i suoi difetti, ma animato da un impegno civile per i suoi cittadini che aveva la precedenza su tutto. Ci ha insegnato come dovremo essere tutti noi, come dovrebbe essere la normalità del fare giornalismo e dell’impegno del proprio territorio.
Una memoria per ricordare di essere
Giancarlo Siani ogni giorno.

fonte:http://www.antimafiaduemila.com/

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