In Italia si è arrivati ad arrestare non più i mafiosi veri (quelli in giacca e cravatta, i “colletti bianchi”) ma chi li denuncia. VERGOGNATEVI!

VERGOGNOSO!!!
Nella serata di mercoledì 11 dicembre u. s. a Roma si è verificato un fatto di una gravità eccezionale.
Davanti al palazzo del Viminale – alcune ore dopo che avevamo avuto un incontro con il V. Ministro degli Interni Bubbico insieme a Gennaro Ciliberto ed alle rappresentanti di Change. org che hanno promosso la raccolta di 40.000 firme in favore di questo nostro amico Testimone di Giustizia – è stato ammanettato Pietro di Costa, Testimone di Giustizia.
Pietro Di Costa e Gennaro Ciliberto, poi, sono stati trasportati presso un presidio di polizia e, successivamente, presso altro centro dove sono state fatte le loro riprese fotosegnaletiche e delle impronte digitali.
Sono stati rilasciati alle 4, 20 del mattino successivo con una denuncia in concorso non sappiamo per quale reato.
Non vogliamo entrare nel merito perché questo è un compito che spetta al Magistrato e noi siamo rispettosi dell’autonomia dei ruoli ai quali ognuno è chiamato a svolgere.
Noi eravamo stati insieme a Pietro Di Costa e Gennaro
Ciliberto dalla mattina fino alle 17 circa, ora in cui li
abbiamo lasciati per far rientro al nostro luogo di
provenienza.
Onorati, come è nostro costume, di stare in istrada od altrove
a mangiare anche un solo panino con chi, come noi, non a
chiacchiere ma con i fatti, espone la propria vita per servire
la Giustizia e far catturare pericolosi delinquenti.
Orbene, ci vediamo costretti a prendere atto di una
situazione che ci ha indotti, nell’arco di una sola
settimana, a venire a conoscenza di due avvenimenti di
estrema gravità:
1) l’arresto a Brescia di Luigi Bonaventura, Collaboratore di
Giustizia;
2) l’arresto a Roma di Pietro di Costa, Testimone di
Giustizia e l’accompagnamento di Gennaro Ciliberto –
insieme a Di Costa – per la ripresa fotosegnaletica e delle
loro impronte digitali.
Spetterà ora a chi di dovere accertare dinamiche, cause e
responsabilità.
A noi spetta il diritto di un giudizio finale, appena sarà
fatta chiarezza su entrambi i fatti suesposti.
Per il momento, nell’esprimere i nostri sentimenti di
vicinanza e solidarietà a Luigi Bonaventura, Pietro di Costa
e Gennaro Ciliberto, possiamo dire solo una cosa:
non c’è pace per coloro che, pur nella diversità dei singoli
ruoli svolti, sono accomunati dall’impegno della lotta contro
le mafie.
LA SEGRETERIA DELL’ASSOCIAZIONE
A. CAPONNETTO

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