In Campania alcuni Prefetti effettuano verifiche sulle gare. Perché nel Lazio non fanno altrettanto?

Da “Il Mattino” del 4 giugno 2009

GLI AFFARI DELLA CAMORRA

Scatta la verifica del Prefetto sulla gara aggiudicata alla «Campania Appalti» con il ribasso del 50%

Scafati – Gli uffici comunali bloccano l’offerta anomala della ditta senza antimafia.

Di ANTONIO MANZO

SCAFATI – È come se la geografia dell’attualità avesse concertato uno strano scherzo con la storia. Percorri Via Poggiomarino, la strada che avrebbero dovuto rifare, a prezzi stracciati, gli imprenditori di «Campania Appalti» ritenuti contigui al clan dei Casalesi, e in fondo a destra trovi l’indicazione per via Nuova San Marzano dove un tempo viveva Pasquale Galasso, il boss pentito ma ancora ricchissimo. «Campania Appalti», l’impresa che una informativa della Dia di Salerno cataloga tra quelle contigue ai Casalesi.

Gente vicina a Francesco Schiavone, detto Sandokan, condannata nel processo «Spartacus» che ha annullato i Casalesi. Gente che muoverebbe il braccio economico del clan, dopo che le ali militari, dal sanguinario Peppe Setola ai Bidognetti, sono tutti in galera. «Campania Appalti», la stessa impresa che spiccava anche per l’appalto dei lavori per realizzare le strade tutt’intorno al termovalorizzatore di Salerno.

Geografia, storia e attualità. È proprio da via Poggiomarino, infatti, che raggiungi la strada dove un tempo aveva la sua villa-bunker il boss Pasquale Galasso, confiscata e poi trasformata in una caserma della Guardia di Finanza. Comandava, eccome, il boss pentito che ha collaborato con la magistratura ma ha portato a casa buona parte del patrimonio reinvestito negli anni da mani sicure nell’Agro. C’è chi dice che Pasquale Galasso, anche lui oltre la cinquantina, ma pur sempre geneticamente lucido nel capire dinamiche affaristiche, comandi ancora a Scafati. Ma questa è tutta un’altra storia, nella giornata in cui deflagra la notizia dell’impresa ritenuta contigua ai Casalesi che arriva al comune e vince un appalto con il cinquanta per cento di ribasso sulla base d’asta, surclassa quarantacinque imprese.

Roba da guinnes dei primati, negli appalti pubblici in Italia. Forse in Europa. Cioè c’è una impresa, sul mercato dei lavori pubblici, che è pronta a realizzarti a metà prezzo un’opera pubblica. E così una strada che, secondo il progetto, sarebbe dovuta costare un milione e seicentomila euro questi imprenditori di Casal di Principe l’assicuravano, completa e finita, per circa ottocentomila euro. Nessun trucco, solo il meccanismo del massimo ribasso. Vince chi offre di meno. Ma subito dopo anche lo stop dell’ufficio appalti del comune, retto da Anna Sorrentino, una funzionaria che qui tutti descrivono come scrupolosa ed attenta. E sì, perchè è sulla sua scrivania che si è fermata, per doverosi accertamenti, la pratica di un appalto a prezzo stracciato. Un appalto con sconto da capogiro. E ora? È proprio Anna Sorrentino che, certosinamente, ti spiega la procedura che verrà.

Tranne se nelle prossime interventi del prefetto, come autorità di governo, non «cancelli» l’appalto scontato garantito dall’impresa vicina ai Casalesi. «Bene – dice la Sorrentino – noi siamo obbligati da procedure di legge nella verifica di queste offerte così anomale. La prima cosa che dovremo fare è chiedere all’impresa le giustifiche su ribassi così forti…». Cioè, la «Campania Appalti» dovrebbe spiegare come fa a garantire il calcestruzzo, l’asfalto, le mattonelle per i marciapiedi, con un prezzo ridotto del cinquanta per cento rispetto a quelli praticati sul mercato. Poi, scatta la contestazione dell’ente. Si va in contraddittorio con l’impresa e se l’ente non è soddisfatto delle risposte procede alla revoca dell’appalto. Che siamo su questa strada a Scafati, lo capisce subito dall’aria che tira al Comune. Perchè il sindaco, Pasquale Aliberti, militante del centrodestra ed appena pochi giorni fa indicato come bravo ed efficiente («se non ci fosse  Silvio Berlusconi sarebbe davvero il più bravo di tutti» ha detto di lui il ministro Mara Carfagna) ha dato carta bianca al suo ufficio appalti.

Nelle stesse ore in cui al Comune la funzionaria degli uffici appalti gira e rigira tra le mani la pratica della «Campania Appalti», a Salerno, raccontano che il prefetto Claudio Meoli, di buon mattino, ha avuto un incontro con i suoi più diretti collaboratori. E proprio in prefettura sarebbe stato deciso una nuova ricognizione degli appalti pubblici a Salerno e in provincia. Perchè, spesso, dall’Agro alla piana del Sele ce ne sono alcuni, affidati a trattativa privata, a troppe imprese che arrivano da Caserta, tutti gli uomini della camorra-impresa dei Casalesi che ha deciso e attuato lo sbarco a Salerno.

(Tratto dal blog di Massimo Del Mese)

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