In Calabria politica e sanità sono al collasso simultaneo

L’Espresso

In Calabria politica e sanità sono al collasso simultaneo

Ai domiciliari il presidente del consiglio: ora la regione è senza guida, senza sanità, senza una data per le nuove elezioni dopo la scomparsa di Jole Santelli. E a Roma i sindaci incontrano il governo

DI GIANFRANCESCO TURANO

19 novembre 2020

Che Domenico Tallini fosse nel mirino del procuratore Nicola Gratteri non era un mistero da mesi. A maggior ragione aveva stupito la scelta della nuova maggioranza guidata dalla forzista Jole Santelli di imporre il collega di partito come presidente del consiglio regionale dopo che il centrodestra aveva fatto sforzi considerevoli e non del tutto riusciti per evitare candidature imbarazzanti alle regionali dello scorso gennaio.

Ma su Tallini, sotto inchiesta per concorso con la cosca Grande Aracri nel business delle farmacie, non si poteva trattare. Forzista come Santelli, Tallini era uno dei padroni nella Cittadella della regione a Germaneto, una sorta di Valle dei Templi egizia sorta nel nulla lungo il pendio che da Catanzaro va verso lo Ionio.

Durante la presidenza del reggino Giuseppe Scopelliti, il catanzarese Tallini aveva avuto l’assessorato al personale, probabilmente il più pesante in una Calabria dove la sanità è commissariata da undici anni. Con il più giovane Scopelliti, il sessantottenne Tallini condivideva la crescita nelle giovanili della destra. Quella ufficiale per Scopelliti (Fronte della gioventù), quella eversiva di Avanguardia nazionale per Tallini che, nonostante il campanilismo Catanzaro-Reggio esploso nei Moti del 1970-1971, era in ottimi rapporti con l’altro avanguardista Paolo Romeo, mentore di Scopelliti condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Come Scopelliti e Romeo, Tallini non ha mai rinnegato il suo passato anzi non perdeva occasione di rinfrescarlo con uscite del genere: «Il colonialismo mussoliniano non era razzismo e portò la civiltà in Africa».

Anche quando il centrodestra di Scopelliti, travolto da un’inchiesta per falso in bilancio che gli ha portato una condanna definitiva, è stato rimpiazzato da centrosinistra di Gerardo Mario Oliverio, Tallini si era guadagnato il seggio in Regione. Essere all’opposizione non gli aveva impedito di svolgere un ruolo importante nel business delle manutenzioni della Cittadella, un altro scandalo sul quale Gratteri sta lavorando da tempo.

Come aveva raccontato l’Espresso, l’appalto era stato vinto da Manital, il colosso del facility management finito sull’orlo del fallimento dopo lo scandalo Consip, con un ribasso mostruoso (-30%). Da lì, la manutenzione e la pulizia erano state subappaltate a imprese molto vicine a Tallini che aveva anche trasferito un dirigente che aveva avuto il torto di metterglisi di traverso.

Quando l’inchiesta era stata pubblicata, Tallini aveva telefonato annunciando precisazioni che non sono mai arrivate.

Dopo la scomparsa prematura di Santelli il 15 ottobre, Tallini era la più alta carica regionale passata dal giudizio delle urne dove il forzista era risultato il settimo in assoluto degli eletti con 8009 preferenze subito dopo Domenico Creazzo (Fdi), arrestato a fine febbraio 2020, un mese dopo le elezioni, nell’operazione Eyphemos.

Con l’uscita di scena di Tallini, la situazione politica locale è al punto di non ritorno. Non è chiaro quando si voterà e non si parla neanche lontanamente di candidati, tanto più che Sergio Abramo, uno dei papabili del centrodestra, è legatissimo allo stesso Tallini. Né si vede ancora un sostituto del commissario alla sanità Giuseppe Zuccatelli. Oggi a Roma il governo incontra una delegazione di sindaci per dare una svolta che già ha troppo tardato.

Il virus ha scelto il momento più adatto per esplodere in Calabria.

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