In arresto gli amministratori della ditta che fece lavori del carcere di Larino

Larino. Martedì mattina, gli uomini della Guardia di finanza di Castellammare di Stabia, coordinati dalla Procura di Torre Annunziata, hanno eseguito misure cautelari (rispettivamente arresti domiciliari e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) per Mario Vuolo, 62 anni e il figlio Antonio di 27, amministratori della P.T.A.M. Costruzione srl vincitrice dell’appalto per i lavori di adeguamento acustico presso la casa circondariale di Larino. Gli imprenditori campani sono accusati di bancarotta fraudolenta in concorso per la già fallita Carpenefer Roma srl.
Il nome degli imprenditori campani Vuolo è collegato al Molise per la controversa vicenda dei lavori di “adeguamento acustico” del carcere di Larino (un appalto da oltre 600 mila euro) provvisoriamente affidati a una impresa di Castellamare di Stabia su cui gravano sospetti di collusione con la camorra. La società in questione è la P.T.A.M. Costruzioni Srl.

Il 15 settembre del 2012 il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche di Campania e Molise (che dipende direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) indice un bando di gara a evidenza pubblica per affidare i lavori di recinzione del penitenziario di contrada Monte Arcano, a Larino. Sono lavori che prevedono la costruzione di alcune paratie intorno al penitenziario in modo da eliminare i cosiddetti “fenomeni di inquinamento acustico”. Alla gara, i cui termini per la presentazione delle offerte scadevano il 17 ottobre del 2013, partecipano 27 ditte. L’ importo complessivo previsto era di 937.630,66 euro, la base d’asta di 907mila euro.
La P.T.A.M. riesce a spuntarla sulla concorrenza proponendo il prezzo più basso. Nel maggio dello scorso anno il sostituto procuratore Nicola D’Angelo aprì un fascicolo d’indagine conoscitiva, protocollata col numero 316/13 al modello 44, nel tentativo di accertare sull’esistenza o meno di infiltrazioni della criminalità organizzata nella nostra regione. Oggi, i Vuolo, conosciuti anche come i “Re del ferro”, sono accusati di essere gli amministratori di fatto della Carpenfer srl, dichiarata fallita nel 2013. Secondo l’accusa, avrebbero tenuto le scritture contabili in modo da non poter ricostruire il patrimonio, distraendo beni, in particolare automezzi. Inoltre, Mario Vuolo ha costituito varie società, tra cui la P.T.A.M. Costruzioni srl, tutte operanti nella carpenteria metallica stabiese, tra cui quella utilizzata al posto della fallita Carpenfer.

Le indagini continueranno anche nei prossimi giorni quando potrebbero scattare nuovi provvedimenti da parte degli organi inquirenti. I finanzieri, infatti, sono al lavoro per risalire al reale patrimonio dei Vuolo. Il modus operandi era quello di dichiarare fallita l’azienda, impedire la ricostruzione del patrimonio attraverso la contabilità e spostare beni e denaro e lavoratori verso altre aziende costituite dai Vuolo. Collegamento tra tutte le aziende, secondo gli inquirenti, è Mario Vuolo che si è servito del figlio, Antonio, per portare a compimento il suo piano.

Alessandro Corroppoli

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