Imprenditori e soci della camorra, il patto col diavolo per il monopolio delle slot tra Scafati e Castellammare

Imprenditori e soci della camorra, il patto col diavolo per il monopolio delle slot tra Scafati e Castellammare

Tiziano Valle

Da vittime del pizzo a soci in affari con i clan. Un patto col diavolo per far crescere la propria attività, guadagnare più soldi, ma che alla fine conduce sull’unica strada possibile: quella che porta a guai con la giustizia e alla galera. Dalle pagine dell’ultima inchiesta firmata dai pm dell’Antimafia di Salerno, che hanno svelato gli affari dei clan Matrone, Cesarano e Ridosso-Loreto, tra Scafati, Castellammare, Pompei e i comuni dei Monti Lattari, emerge la figura di imprenditori disposti a tutto pur di far soldi, finanche a entrare in affari con i clan.E’ il caso, ad esempio, di Filippo e Andrea Bambace, padre e figlio di Gragnano, da tempo attivi nel settore delle forniture delle slot machine a bar e locali, che secondo quanto si legge nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare passano da vittime del pizzo (senza mai denunciare gli estorsori), a veri e propri affiliati al clan Matrone, guidato dal 2017 da Giuseppe Buonocore, genero del boss “franchino ‘a belva”, con la benedizione di Vincenzo Cesarano, ‘o mussone.I Bambace chiedono aiuto proprio a Buonocore per eliminare la concorrenza dal mercato e arrivano a spendere il nome sia dei Cesarano che dei Matrone, tra Pompei, Santa Maria la Carità e Scafati, per imporre agli imprenditori del territorio l’installazione delle macchinette. La spinta del clan che supporta la loro azienda gli consente di guadagnare sempre più clienti e di farsi spazio in un settore ritenuto sensibile dagli investigatori, perché spesso chi ci opera è direttamente legato alle cosche oppure paga il pizzo. E in questo caso, i Bambace svolgono la doppia funzione perché ripagano il supporto dei due clan con una quota addirittura superiore al pizzo che pagavano in precedenza.La storia dei Bambace, tra l’altro, si intreccia con quella di un altro imprenditore, Francesco Sicignano, indagato a piede libero per favoreggiamento nei confronti del boss Giuseppe Buonocore. Sicignano, 81 anni, è da tempo vessato dalla cosca, ma quando gli investigatori lo interrogano nega tutto. Piuttosto che denunciare i suoi estorsori preferisce vendere al clan la sua ditta che si occupa del noleggio di macchinette, a un prezzo di favore tra l’altro. La società vale 50mila euro, ma lui si accontenta di 45mila e con i soldi incassati fa anche un regalo di 5mila euro al boss Vincenzo Cesarano.La ditta verrà poi acquisita dai Bambace che possono così proseguire il loro piano, che mira ad avere il monopolio nel settore delle forniture di videopoker in collaborazione con i clan di camorra. Un patto col diavolo che ha portato dritti dritti in carcere sia il padre che il figlio.

Fonte:https://www.metropolisweb.it/2021/12/11/imprenditori-soci-della-camorra-patto-col-diavolo-monopolio-delle-slot-scafati-castellammare/

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