Imperi criminali

Imperi criminali

18 Ottobre 2017

di ATTILIO BOLZONI e SALVO PALAZZOLO

Sono sempre più ricche e sempre più nascoste. Ma oggi almeno non c’è boss di mafia o di ‘ndrangheta o di camorra che non abbia paura che gli portino via tutto, di restare in mutande. E’ il rischio (criminale) di impresa.
Investono ovunque, dentro e fuori i confini nazionali. Qualcuno anche in Borsa e in società di servizi, qualcun altro più tradizionalmente nella terra. Questione di gusti e di cultura.
Lo “zio” Totò Riina per esempio è sempre stato attaccato alla “roba”, Bernardo Provenzano già quarant’anni fa trafficava con aziende e appalti nella Sanità. La storia che si ripete all’infinito.
Oggi, le imprese mafiose si infiltrano e si insinuano in ogni interstizio dell’economia legale intossicando i mercati, riciclano fiumi di denaro sporco, si servono di soggetti esterni alle loro organizzazioni – professionisti di altissimo livello – per accrescere i loro guadagni. “Facilitatori” li chiama il generale della Guardia di Finanza Nunzio Ferla, il direttore della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) dall’ottobre del 2014 alla fine di settembre 2017 che apre con la sua autorevole analisi questa serie di “Mafie”.
Parliamo degli immensi patrimoni della criminalità italiana, sempre più proiettata verso accordi con le associazioni mafiose straniere, sempre più dentro  una globalizzazione densa di azzardi ma per loro – soprattutto per loro – anche di opportunità.
Come prima e più di prima “l’impresa mafiosa” si rivela al passo con i tempi. Nell’era della comunicazione senza frontiere, l’ostentazione della ricchezza criminale è essa stessa ricchezza e viatico per costruire sempre più nuovo consenso e forza d’intimidazione. Ecco perché è importante conoscere e scoprire le ricchezze dei Padrini, indagare intorno ai percorsi di accumulazione e alle piccole, grandi manie dei boss. Per comprendere come si è trasformato il potere mafioso nel nostro Paese.
Sul blog troverete una selezione di storie sulle ricchezze messe insieme negli anni passati dalle consorterie criminali in ogni angolo d’Italia, tanti i beni sequestrati o definitivamente confiscati ma ancora tanti quelli mai trovati. Tutto denaro sempre in circolazione, “ripulito”, iniettato il più delle volte in aziende apparentemente al di sopra di ogni sospetto.
Ogni giorno – e per più di un mese –  pubblicheremo un racconto su un personaggio o su un impero illecitamente costruito. Articoli raccolti grazie alla collaborazione di amici giornalisti: Alessia Candito dalla Calabria, Mara Chiarelli dalla Puglia, Dario Del Porto dalla Campania.
Sono testimonianze e “letture” firmate da magistrati come il procuratore capo della repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto di Reggio Gaetano Paci e dal sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Bari Ettore Cardinali. E da scrittori come Antonio Nicaso e Piero Melati. Da nostri colleghi come Lirio Abbate, Enrico Bellavia, Rosaria Capacchione. Da generali della Finanza come Nicola Altiero e funzionari della Dia come Carla Durante. A chiudere la serie, il neo procuratore capo della repubblica di Messina Maurizio De Lucia.  Sua una riflessione sulle (buone) leggi che abbiamo in Italia per impoverire i boss.
Come poi lo Stato nell’ultimo quarto di secolo abbia “amministrato” in realtà le ricchezze sottratte alle mafie, è un altro discorso. Su questo fronte la vera guerra contro il crimine forse non è mai cominciata.

Fonte:http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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