Il vice boss che viene arrestato e parla…..E’ sempre lo stesso copione:riciclaggio,prestanome,mozzarelle,pesce,caffè e,poi,bar,ristoranti e milioni e milioni di investimenti in tante ,tantissime altre attività. Un pozzo che non ha fondo ,con criminali,di grossa o piccola taglia,che rappresentano armate con un numero infinito di persone…………Ma sono questi i “capi”,i “vertici”,coloro che stanno in alto,li proteggono facendo leggi in loro favore,sostenendoli e traendo vantaggi dai loro crimini? La tela di Penelope dell’Odissea che si tesse si giorno e si disfà di notte…………Si prendono gli uomini e le donne del “mondo di sotto”,ma quelli del “mondo di sopra” sono tutti là,liberi e riveriti. E che ci comandano………….E la gente? Felice e soddisfatta ………perché é stato preso Riina,…….il “capo dei capi”,ma che,poi,si accorge che tutto continua come prima !!!!!……………Se non peggio di prima!……………..


di Leandro Del Gaudio

Ha preso una riga e ha diviso il mondo in due: due fogli, con nomi, soprannomi e attività. Da un lato ci sono quelli che subiscono le tangenti, dall’altro quelli che riciclano, quelli cioé che servono a ripulire denaro sporco, dando inizio a una serie di attività apparentemente pulite.

Eccolo Maurizio Overa, per anni braccio destro dei boss di casa Mariano – siamo ai Quartieri Spagnoli -, eccolo di fronte a magistrati e polizia giudiziaria. Ha deciso di collaborare con la giustizia, sta confermando una serie di tasselli decisivi per ricostruire la presunta mappa del potere camorristico in una zona come Montecalvario, ma anche in alcuni esercizi commerciali di Chiaia, tra bar, paninoteche e ristoranti. Pagine zeppe di omissis, che lasciano ben sperare gli inquirenti sulla possibilità di chiudere il cerchio attorno a una cosca rivitalizzata alla fine del decennio scorso, grazie alla scarcerazione di Marco Mariano, fratello di Ciro, a sua volta detenuto da tempo dopo essere stato protagonista di una saga criminale che ha insanguinato Napoli all’inizio degli anni Novanta.
Ma torniamo a racconto di Maurizio Overa, classe 1961, conosciuto cone ‘o malommo, una carriera criminale in nome e per conto di Ciro il «picuozzo». Una ricostruzione che – dato lo spessore del personaggio – parte da lontano, con gli appalti per la metropolitana che – nel pieno degli anni Novanta – si tradussero in tangenti formidabili per il cartello di famiglie formato dai Contini, dai Licciardi, dai Mallardo e – ovviamente, dice Overa – dagli stessi Mariano.
Un affresco storico che lascia immediatamente il campo all’attualità. Siamo nel 2015, come avvengono le estorsioni? «Le forniture di carne, pesce e latticini. Loro se le prendono e stanno tranquilli, sono costretti a comprare da noi, che vendiamo all’ingrosso, e tanto basta ad assicurare incassi a mo’ di tangente».

Non siamo ancora ad un livello di affiliazione, ma a una sorta di subordinazione di alcuni esercenti alla logica «monopolistica» del clan. Altra cosa sono invece quelli che hanno fatto da prestanome, che hanno scudato massicce operazioni di riciclaggio dei proventi di droga e racket. In alcuni casi, ci sono locali che comprendono quote societarie dei Mariano e dei Baratto di Fuorigrotta, spiega il pentito: «Ristoranti e night sono stati aperti grazie a prestanome scelti per la fedina penale pulita, per noi servivano solo come lavanderia». 

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