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Il Tesoretto della cricca? E’ rientrato con lo scudo fiscale

Ancora una volta balza alle cronache la finanziaria Cordusio spa nell’affaire che ha portato alle dimissioni di Scajola.

Il tesoretto della cricca? È rientrato con lo scudo fiscale

Grazie alla legge voluta dal ministro Giulio Tremonti, la “cricca”, riuscì a regolarizzare i soldi portati in Lussemburgo. L’operazione risale a pochi mesi fa: è il gennaio 2010 quando Angelo Balducci, che verrà arrestato il 10 febbraio con l’accusa di corruzione, chiude il conto 1831590, aperto a dicembre 2002, presso la “UniCredit Luxembourg Sa”. Sono proprio le autorità bancarie lussemburghesi a dichiarare che Balducci chiude il conto per via dello “scudo fiscale”. Anche Claudio Rinaldi, l’ex commissario per i Mondiali di nuoto che si tennero a Roma nel 2009, oggi indagato per riciclaggio, chiude il conto numero 1829850. Stesso motivo: “Scudo fiscale”. Stesso luogo, stesso periodo, stessi “amici”. E le date, in questa vicenda, possono assumere un’importanza rilevante. Almeno a rigor di logica. Vedremo perché. Altra data da ricordare: il 14 maggio, giorno in cui l’ex ministro Scajola dovrebbe essere ascoltato come persona informata sui fatti dalla Procura di Perugia, che ieri ha ribadito: non è indagato.

Non è provato, per il momento, che il ministro conoscesse la presunta provenienza illecita del denaro, utilizzato da Zampolini, per emettere gli assegni circolari – 900 mila euro – destinati all’acquisto della sua casa. Non c’è alcuna prova che si trattasse della contropartita per un “favore” fatto da Scajola ad Anemone. Ascoltato come persona informata sui fatti, e non come indagato, l’ex ministro non potrà avvalersi della facoltà di non rispondere e, proprio dalle sue risposte, i pm dovranno provare a saperne di più. Resta fermo un punto: se, e quando venisse indagato, il reato contestato a Scajola sembra destinato a prescrizione certa. I fatti risalgono al 2004. La procura – i pm Federico Centrone, Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani – approfondiscono anche i rapporti tra l’ex ministro Pietro Lunardi e altri personaggi della “cricca”. Una “cricca” che, come abbiamo detto, a gennaio regolarizza, grazie allo Scudo fiscale firmato Tremonti, i propri conti in Lussemburgo.

È l’8 marzo 2010 quando la Procura di Firenze chiede alla Banca d’Italia, e per la precisione all´Unità d’informazione finanziaria (Uif), di controllare se risultino operazioni sospette a carico dei 71 indagati nell’inchiesta sugli appalti legati al “G8” e alla Protezione civile. La procura, dal canto suo, ha già scoperto che esiste almeno un conto corrente, riconducibile ad Angelo Balducci, collegato alla Svizzera, e per la precisione alla Bank Julius Baer di Zurigo. Un altro conto corrente, questa volta riconducibile alla famiglia Rinaldi, sarebbe stato invece aperto a San Marino. La risposta della Banca d’Italia è rapida: il 19 marzo arriva la in procura la nota dell’Uif, dove sono allegate le risposte ottenute dei colleghi lussemburghesi.

Di operazioni sospette, Bankitalia, ne segnala otto. Il fronte più delicato, però, sembra proprio quello dei conti all’estero di Balducci e Rinaldi. E quindi torniamo alle date dello scudo fiscale: gennaio 2010. Tremonti ha varato il primo scudo nell’autunno 2009. Nella Finanziaria di fine anno vara lo “scudo 2”, al quale, secondo la ricostruzione dei funzionari lussemburghesi, accedono Balducci e Rinaldi. Ma perché decidono, proprio in quel momento, di regolarizzare i conti? I due si avvalgono della stessa variante dello scudo fiscale: si chiama “scudo giuridico” e consiste nel pagare l’aliquota del 5% sulle somme portate all’estero senza, però, doverle rimpatriare.

C’è l’alta probabilità, quindi, che i soldi regolarizzati siano rimasti comunque in Lussemburgo. Siamo a gennaio, le indagini sulla cricca, e sugli appalti legati alla “Protezione civile” sono in corso, quando i due cercano di separare i propri cognomi dai conti. C’è una coincidenza temporale: proprio tra ottobre 2009 e il gennaio 2010, si fanno più intensi i rapporti dell’ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, e l’avvocato Edgardo Azzopardi, amico di Anemone. Contatti che hanno portato la Procura di Perugia a indagare Toro per rivelazione del segreto istruttorio, perché avrebbe rivelato segreti d’indagine relativi all’inchiesta sulla Protezione civile. Un’accusa che ha portato Toro alle dimissioni. E proprio mentre si profilava questa fuga di notizie sull’indagine, Balducci e Rinaldi, decidono di versare il 6 per cento allo Stato per l’operazione.

Senza però aver l’obbligo di far rientrare i capitali. Passano pochi giorni e Balducci viene arrestato. Fin qui la scansione temporale degli eventi. Al momento, i due, hanno però ancora due conti anonimi aperti in Lussemburgo: il conto 507600, intestato alla Cordusio Spa, il cui beneficiario è Balducci. Il saldo attivo, al 22 febbraio, ammonta a 3.097.000 euro. Stessa storia anche per Rinaldi, che risulta beneficiario del conto 507601 (notare i tre numeri finali: 600, 601), sempre intestato alla Cordusio Spa. Il saldo attivo, al 22 febbraio 2010, ammonta a 2.014.000 euro. E la Cordusio Spa è la società fiduciaria della Unicredit italiana. Infine, dagli atti, risulta un misterioso trasferimento di titoli azionari, dal conto di Rinaldi a quello di Balducci, per altri 931.664 euro. Conti che potrebbero essere presto bloccati, visto che Guy Breistroff , sostituto procuratore Lussemburgo, dichiara alla procura di Firenze: “Siamo disposti a bloccargli i conti se ci farete arrivare richiesta di rogatoria in Lussemburgo”.

(Tratto da Il Fatto Quotidiano)