“Il Tempo”.Il petrolio da Potenza a Mafia Capitale

06/04/2016    IL TEMPO

Il petrolio da Potenza a Mafia Capitale 

Il porto di Augusta anche nelle carte dei pm romani sulla truffa-carburanti Ora la procura lucana indaga sugli appalti di Gemelli nella base della Marina 

1401N__WEB

Il porto di Augusta, la Marina Militare, le navi e il petrolio. Sono questi gli elementi che accomunano le inchieste di due procure diverse, quella di Roma e quella di Potenza, che si incontrano sulla banchina del porto siciliano, in provincia di Siracusa.

I primi, in ordine temporale, a mettere sotto i riflettori investigativi la base militare di Augusta sono i magistrati romani che, mentre indagano su Mafia Capitale, scoprono incidentalmente una maxi truffa da 7.401.286 di euro: questa la somma sborsata dalla Marina per rifornire con 11 milioni di litri di gasolio la «Victory I», una nave cisterna naufragata il 22 settembre 2003 nell’Oceano Atlantico. Ne nasce un secondo filone d’inchiesta, denominata «Ghost ship», che a metà dicembre 2014 porta il gip di Roma a emettere sei ordinanze di custodia cautelare con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al falso, alla truffa e alla frode ai danni della Marina.

Dalle indagini del Nucleo di polizia tributaria di Roma non sono stati rilevati i transiti della «Victory I», che avrebbe dovuto trasportare il carburante da scaricare nel deposito militare di Augusta. Eppure risultano undici consegne, dal 5 aprile 2012 al 18 dicembre 2013. La Guardia di finanza ha accertato che il combustibile navale destinato al porto siciliano veniva fornito documentalmente dalla ditta danese O.W. Supply A/S, vincitrice della gara d’appalto, riconducibile a Lars P. Bohn, avvalendosi della collaborazione di due società italiane, la Global Chemical Broker srl di Massimo Perazza e la Abac Petroli di Andrea D’Aloja. Perazza (detto «Massimo il romanista», che insieme a Massimo Carminati frequentava il distributore di benzina di Corso Francia) e D’Aloja non finiscono in carcere a dicembre del 2014, perché latitanti. Sono stati arrestati a luglio scorso nella Repubblica Dominicana su mandato di cattura internazionale. Nell’indagine risultano coinvolti anche alcuni ufficiali della Marina. Mario Leto, capo deposito della direzione di commissariato militare di Augusta, e Sebastiano Di Stefano, capo reparto combustibili, sono ritenuti dagli inquirenti i punti di contatto dell’associazione nel porto siciliano. Mentre i marescialli Salvatore De Pasquale (segretario della commissione di collaudo) e Salvatore Mazzone (consegnatario di magazzino combustibili di Punta Cugno), avrebbero attestato falsamente l’avvenuta consegna del carburante.

Ed è proprio il porto militare il Augusta a essere finito nel secondo filone dell’inchiesta sul petrolio estratto in Basilicata. La Procura di Potenza ha indagato il Capo di Stato Maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi, il compagno dell’ex ministro Federica Guidi, Gianluca Gemelli, l’ex direttore del ministero dell’Economia, Valter Pastena, e il presidente della Compagnia delle Opere di Roma, Nicola Colicchi. Nei loro confronti sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, traffico illecito di influenze e il concorso in abuso d’ufficio. Gli investigatori si stanno concentrando sulle dismissioni delle banchine nel porto di Augusta e, in particolare, su come l’Autorità portuale abbia affidato i lavori e a quali imprenditori. Una cosa è certa: Gemelli, con la sua società Industrial Technical Services srl (la stessa con la quale si è aggiudicato un subappalto da 2.584.829 euro per la supervisione della costruzione del centro oli di Tempa Rossa), ha già avuto in affidamento dei lavori nel comprensorio di Punta Cugno, dove la Marina militare ha il suo deposito di combustibili e dove venivano attestate le false forniture di carburante trasportato dalla «Victory I».

Valeria Di Corrado

Archivi