Il sud pontino e le mafie

Il quadro che siamo riusciti finora a configurarci relativamente alla presenza ed alle attività mafiose nell’estremo sud del Lazio e, in particolare, nell’area che va da Fondi fino alla sponda del Garigliano, ci propone due momenti e tipi di analisi.
Il primo caratterizzato da episodi di maggiore virulenza ed aggressività, con taluni episodi anche di sangue, che hanno visto come autori per lo più soggetti di provenienza non autoctona.
Il secondo, quello attuale, che ci raffigura una mafia meno sanguinaria, più radicata sul territorio e con robusti collegamenti con questo anche grazie alle giovani generazioni nate e cresciute qua e che hanno saputo e potuto, quindi, interrelazionarsi con il tessuto locale, fino a diventarne parte integrante.
Il figlio del vecchio camorrista è un cittadino cresciuto, se non nato addirittura, nei comuni pontini, ha studiato e studia negli istituti scolastici locali, esercita la professione qua, si è inserito nella vita pubblica locale, si presenta candidato nelle elezioni comunali o, comunque, presenta e sostiene candidati locali di sua fiducia, investe parte dei suoi capitali, ormai ripuliti dopo 6-7 passaggi avvenuti grazie anche a complicità locali, nel luogo dove ha fissato la residenza.
Insomma è diventato a tutti gli effetti un cittadino del sud pontino, di Formia, di Gaeta, di Fondi e così via.
Stiamo parlando ovviamente dei… rampolli, di coloro cioè che vantano una condotta pulita, una fedina penale non compromessa, una faccia apparentemente pulita.
Ma con alle spalle capitali, oggi ripuliti, ma che all’origine tali non erano.
Ciò, però, non esclude la presenza anche di alcuni loro genitori. dei”vecchi”, i quali, pur continuando ad esercitare attività economiche che, se si scavasse bene, tanto pulite non apparirebbero, hanno apparentemente condotte che non danno luogo a scandali ed eccessivi allarmi.
Specialmente grazie anche, da una parte, ad un tessuto omertoso che caratterizza quei territori dove la gente stenta ancora, molte volte volutamente e malgrado tutto, a percepirne il peso e la pericolosità e, dall’altra, ad un apparato dello Stato flaccido, disattento e, talvolta, in parte colluso.
I due cancri di quell’area geografica platealmente definita dai Casalesi “provincia di Casale”, con Gaeta, Formia e Fondi centri nevralgici di attività e operazioni economiche, con significative appendici a Sperlonga ed Itri dove alcuni hanno fissato le loro residenze pur non disdegnando di far sentire in maniera soft anche là la loro presenza comprando, costruendo ed accaparrandosi parte delle economie locali.
E tentando di creare discreti collegamenti con pezzi delle politiche locali.
Questo è il quadro generale che noi siamo riusciti a raffigurarci.
Scendendo, per quello che ci concedono ovvi motivi di riservatezza, nei particolari dei singoli comuni, dobbiamo rilevare che, mentre a Formia ed anche a Fondi siamo riusciti, in verità senza eccessiva fatica grazie ad una maggiore sensibilità di taluni cittadini ed anche di qualche esponente politico, a svegliare un interesse intorno a questi fenomeni al punto da portarci e portare ad una significativa azione di resistenza, le maggiori difficoltà le stiamo trovando a Gaeta dove ci sono un tessuto civile ed un apparato statale scarsamente reattivi, fatta eccezione, ma da poco, di pochissime persone che si possono contare sulle dita di una mano.
Ed è quello che ci inquieta notevolmente, in quanto, a parte le storie del passato che si raccontano sul Porto, noi siamo riusciti – qua con molta fatica perché nessuno ti segnala niente – a rilevare alcune presenze che ci provocano qualche inquietudine.
E ciò per due motivi:
il primo perché il tessuto politico e sociale di Gaeta non è nemmeno alla lontana paragonabile a quelli di Formia, al punto che non è possibile contare sull’apporto proprio di nessuno;
il secondo perché il livello di penetrazione e di contaminazione è così diffuso, ma meno vistoso,
rispetto a quello formiano al punto che solo attraverso il sistema della ricostruzione di scatole cinesi a mezzo delle visure camerali si può arrivare a rilevare le presenze sospette.
E quello che ci preoccupa è quanto si potrebbe verificare con l’avvenire del Porto e relativo indotto ed anche con i lavori in programma che potrebbero calamitare un interesse dei clan.
Comunque, anche se a fatica, anche su questo versante stiamo, con molta pazienza riuscendo a, mettere in piedi un apparato di difesa che prima o poi ci darà i suoi frutti.

Archivi