Il sistema Sesto

Sesto San Giovanni perderà un’ altra struttura produttiva. Arriverà altra speculazione edilizia?
Da quinto centro industriale d’ Italia, Sesto San Giovanni è diventata la città del cemento, fra le poche aree industriali rimaste alcune sono sulle aree ex Breda, su cui è collocato lo stabilimento del gruppo Marcegaglia. A lato di questi capannoni è nato un mega centro commerciale della COOP Lombardia (arch. Luigi Cucinotta progettista centro commerciale Integrato e relative aree esterne).
Dall’ altro lato enormi palazzoni delle cooperative ” rosse ” . L’area Marcegaglia rimarrà produttiva?

Articolo di Patrizia Longo sul quotidiano nazionale IL GIORNO
Licenziamento mascherato «Hanno bisogno di spazio per speculare – aggiunge Franco Rocca -: il nostro stabilimento è rimasto l’unico, in mezzo tra centro commerciale e multisala. Le cooperative hanno realizzato case, qui stanno costruendo un albergo, l’area è appetibile».
Marcegaglia Buildtech chiude all’ex Breda, trasferiti 169 lavoratori: “E’ un licenziamento mascherato”.
Occupato viale Sarca per due ore e mezza: nello stabilimento di Alessandria ci sono già 50 operai in esubero.
Sesto San Giovanni (Milano), 16 aprile 2014 – Entro la fine dell’annoMarcegaglia Buildtech chiuderà lo stabilimento sull’ex Breda, a cavallo tra Sesto San Giovanni e Milano, dove si producono pannelli per l’edilizia industriale. Ieri mattina l’annuncio da parte della direzione ha scatenato l’immediata protesta degli operai che hanno occupato viale Sarca per due ore e mezza«Ci hanno detto che intendonoaccorpare la produzione a Pozzolo Formigaro con il trasferimento di tutti e 169 i lavoratori, ma è un licenziamento mascherato – rimarca Massimiliano Murgo, delegato Fiom -. Qui avevamo tre linee di produzione, più i profilati e il pannello curvo già chiusi come acquisizione ordini da un mese. Ad Alessandria, dove peraltro ci sono già una cinquantina di operai in esubero, in cassa integrazione, sposteranno solo due linee: appena quaranta persone». E poi c’è la distanza: «Sono oltre cento chilometri, è impossibile farseli tutti i giorni, avanti e indietro, con i turni – spiega Domenico Tripodi -. Ci costringono a lasciare». Gli operai non vogliono nemmeno sentir parlare di incentivi all’esodo: «Non ci aspettavamo questa decisione: il lavoro qui c’è, si spostano solo per l’interesse dell’impresa e non certo dei lavoratori», dice Osvaldo Figùn. «Abbiamo recuperato il carico d’ordine di Taranto, dove hanno chiuso sottolinea Umberto Panetta . È paradossale: noi non stiamo mai fermi, ci fanno correre con la produzione e rischiamo il posto».

«Hanno bisogno di spazio per speculare – aggiunge Franco Rocca -: il nostro stabilimento è rimasto l’unico, in mezzo tra centro commerciale e multisala. Le cooperative hanno realizzato case, qui stanno costruendo un albergo, l’area è appetibile». Dopo l’annuncio, i lavoratori del primo turno si sono riversati in strada. Per tutta la giornata sono stati programmati incontri con quelli del secondo e poi del terzo turno, per decidere quali passi compiere. «Sostengono di voler spostare le linee di produzione in un sito che ha più spazio ed è più accessibile, per risparmiare sui costi – aggiunge Gianluca Tartaglia, della Fim-Cisl di Milano Metropoli -. Qui lo spazio c’è, il trasferimento ha costi spropositati: sarebbe più facile mantenere qui tutto, se ci fosse la volontà». Mirco Rota, coordinatore nazionale Fiom gruppo Marcegaglia, chiede «l’immediata convocazione al ministero» di azienda e sindacati: «Non si capisce come mai a Pozzolo Formigaro da una parte si licenzia, dall’altra si intende riassorbire un intero polo produttivo. La verità è che Marcegaglia vuole mascherare la chiusura di Sesto attraverso una decisione assolutamente impraticabile e inaccettabile».

IL FILO ROSSO CHE LEGA QUESTO ARTICOLO AL SISTEMA SESTO.
A chi accede a Sesto San Giovanni da nord-est, cioè dalla Tangenziale Nord, svincolo Vulcano (viale Italia), appaiono gli alveari di Edoardo Caltagirone progettati dagli architetti Fegiz e Cucinotta e giudicati mostruosi da tanti cittadini; ma se si entra a Sesto da sud-ovest, cioè da viale Sarca, all’ingresso dell’area ex Breda, a ridosso dell’Istituto scientifico Breda (1917), a filo del viale, sulla destra, mozzano il fiato altri orrendi palazzoni: sono delle cooperative. Sull’area di Cascina Gatti, il Piano Integrato Bergamella, sempre di Uniabita, vede i cittadini organizzarsi in “Comitato di Cascina Gatti” a tutela del borgo storico, minacciato da una colata di cemento che, nella sostanza, snaturerà una delle poche parti storiche preservate della città.

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