«Il sistema delle password e 2500 euro a pratica», così tradivano i dipendenti infedeli.Truffati all’INPS milioni di euro

«Il sistema delle password e 2500 euro a pratica», così tradivano i dipendenti infedeli
Il pentito Pirozzi ha rivelato come funzionava il sistema che agevolata il clan Mallardo. Nei guai anche un ex direttore delle Poste

di Antonio Mangione

GIUGLIANO. Era un meccanismo ben oleato quello organizzato dal clan Mallardo per avviare le pratiche per i falsi certificati di invalidità. A raccontarlo è lo stesso pentito Pirozzi:”In primo luogo vi era Giuseppe C. che si occupava della predisposizione del decreto di falso. Presso i locali di sua disponibilità era in possesso di timbri, carte intestate e veline dei decreti falsi che redigeva”, ha raccontato Pirozzi. “Io partecipavo attivamente effettuando attività di coordinamento tra i partecipi in quanto controllavo che non c’erano contraddizioni tra quanto dichiarato nel decreto e la documentazione presentata dagli aspiranti falsi invalidi”. “La documentazione veniva consegnata all’ufficio invalidi del Comune dove vi erano dipendenti infedeli che avallavano consapevolmente le pratiche emanando il decreto concessorio che veniva trasmesso all’Inps prima cartacea e poi on line, attraverso un programma la cui password erano in possesso dei dipendenti infedeli”. Per facilitare i pagamenti si servivano anche dell’appoggio dell’ex direttore di Poste Italiane, tant’è che i libretti postali venivano aperti dove lavorava quest’ultimo.

Il sistema andava avanti dagli inizi degli anni 2000 e fruttava 80\90mila euro a pratica che veniva suddivisa tra i partecipanti alla truffa. “Io personalmente ho partecipato all’istruzione di 100 pratiche di falsa invalidità, ma a Giugliano ne sono state istruite circa 250”. Una volta che venivano riscossi gli arretrati, il libretto veniva consegnato al falso invalido che ogni mese riscuoteva il sussidio mensile. Secondo Pirozzi “i dipendenti Alfredo di Napoli, ora in pensione, Pietro Cecere e Maria Iodice percepivano 2500 euro a pratica”.

Quando nel 2010, con la legge Brunetta, tutti gli invalidi venivano sottoposti a visita di controllo, Pirozzi consigliò ai falsi invalidi di non presentarsi alle visite: “Meglio subire il danno della sospensione del contributo piuttosto che farsi scoprire”, ha detto il pentito “Noi ci sostituivamo del tutto agli uffici pubblici di competenza presso l’Asl e la commissione medica. Non veniva presentata alcuna domanda all’Asl di competenza perché, per conto del clan Mallardo, preparavamo direttamente i decreti ex novo e completamente falsi con tanto di timbri e firme mediche. La maggior parte di questi decreti giungevano al Comune come se fossero stati approvati dalla commissione di verifica. I decreti camminavano di pari passo con le pratiche di invalidità genuine per non destare sospetti. Se le pratiche genuine erano riferite ad un certo periodo, anche quelle false erano riferite allo stesso periodo”.

13/09/2016

fonte:www.internapoli.it

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