Il senso della nostra battaglia contro le mafie

Sono molti coloro che ci domandano spesso “Ma chi ve lo fa fare ad esporvi tanto, indagando, denunciando, facendo nomi?”

La risposta sta nel nostro sentire questa battaglia contro le mafie come una sorta di “missione”, un servizio che noi, come cittadini, intendiamo rendere ad una collettività, ai nostri figli, ad un Paese che stanno andando verso il baratro, senza nemmeno rendersene conto.

Questo è il motivo della specificità del nostro impegno che non vuole esaurirsi nell’andare in giro a raccontare la storia delle mafie, ma, al contrario, punta ad individuarle, a scovarle, a denunciarle, dovunque esse siano annidate, alle autorità competenti, a favore delle quali mettiamo a disposizione tutto il bagaglio delle nostre conoscenze.

E, quando parliamo di mafie, non alludiamo tanto a quelle che ci vengono sovente presentate da un sistema mediatico proteso alla disinformazione più completa, quanto, piuttosto, a quelle che, come giustamente rileva Roberto Scarpinato ne “Il ritorno del Principe “-Ed. Chiarelettere, si celano nei salotti buoni, con i volti di borghesi pacifici e che magari trovano posto anche nel Parlamento e nei luoghi del potere.

La mafia dei “colletti bianchi”, quella vera, più pericolosa perché non appare come tale, che decide, comanda, determina le scelte o, quanto meno, le condiziona.

Ci rendiamo conto delle difficoltà e dei pericoli cui andiamo incontro in una battaglia che non è compresa da molti. Nemmeno da nostri amici che si avvicinano alla nostra Associazione per motivi i più vari.

Alcuni lo fanno anche per motivi politici, sperando di strumentalizzarci, tentando di usarci per una loro scalata, non rendendosi conto del fatto che, rischiando, come sta rischiando sempre più, l’intero impianto istituzionale di cadere in mani criminali, essi stessi rischiano di crollare nel baratro con esso, vanificando così ogni loro eventuale ambizione di natura politica.

La prima battaglia da fare, perciò, è quella che riguarda la sopravvivenza delle istituzioni rispetto all’invasione criminale che ha investito il Paese.

Punto. E’, questa, la madre di tutte le battaglie che chi ha senso civico, dello Stato e delle Istituzioni, ha il dovere di combattere. Tutto il resto viene dopo.

Ma, per fare ciò, è necessario non avere paura, essere determinati e con le idee chiare, coscienti del pericolo che sta correndo il Paese. Non con la testa fra le nuvole, insomma.

Un Paese – è il nostro – in cui mafie, consorterie criminali, massoneria deviata e corruzione sono non raramente elementi costitutivi del potere.

E’ “ ‘ o sistema “ che va combattuto, un “sistema” di cui spesso noi stessi, senza rendercene conto, facciamo parte integrante, guardando senza far niente per batterlo, assistendo inerti, automi al pari di coloro che Giorgio Bocca ben ha rappresentato nel suo “ Napoli siamo noi”.

Anche noi, ognuno di noi, quindi, siamo responsabili di questo stato di cose.

Stiamo in guerra perché tale è questo. E la guerra intanto si può vincere in quanto si è convinti di starci.

Se, al contrario, c’è qualcuno che ingenuamente crede ancora che si sta in pace e con la pace si possono risolvere i conflitti, questi conflitti, allora vuol dire che egli… è proprio fuori della realtà. A dir poco! Se non di senno!!!

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