Il ruolo delicatissimo ed importantissimo della Procura della Repubblica della Capitale.

La morte improvvisa del Procuratore Aggiunto Pietro Saviotti ha fatto precipitare la Procura di Roma, già di per sé in uno stato precario per la mancanza del Procuratore Capo, in una situazione delicatissima.

Roma è la Capitale del Paese ed in essa sono concentrati tutti i cosiddetti poteri forti, i centri di potere, leciti ed illeciti.

Mafie, massoneria, sodalizi economici e sociali, partiti politici, religioni, caste, cricche hanno tutti i loro vertici, le loro massime espressioni nella Capitale.

La situazione è ben nota a tutti e non è nostra intenzione apparire pleonastici nel sottolineare la necessità di disporre di apparati importanti dello Stato assolutamente trasparenti, efficienti al massimo, autorevoli e non soggetti a possibili contaminazioni di ogni sorta.

La Magistratura è rimasta ormai nel nostro Paese l’unico presidio contro il dilagare della corruzione, dell’illegalità e delle mafie.

Con tutti i suoi limiti e le sue carenze.

Non ci teniamo ad indossare gli abiti dei catastrofisti, ma oggettivamente questo è un dato incontrovertibile.

La Procura di Roma in passato è stata oggetto di alcune polemiche determinate dal comportamento di qualche magistrato.

Non dimentichiamo che qualcuno, confondendo i ruoli dell’istituzione con quelli personali di qualcuno e, forse, esagerando un po’, arrivò a definirla “il porto delle nebbie”.

Giusta o non giusta che sia stata questa definizione, a noi non interessa il passato se non come stimolo a considerarlo tale.

Perché, se passato, invece, significasse anche presente e, soprattutto, futuro, allora francamente saremmo preoccupati, se non allarmati.

Noi non siamo abituati a fare di tutt’erba un fascio e non ci piacciono le generalizzazioni, soprattutto quando si tratta di apparati dello Stato, di uno Stato che noi consideriamo ancora di diritto, e non intendiamo assolutamente addossare le eventuali colpe dei singoli sulle istituzioni.

Ma, a fronte della delicatezza della situazione e dei pericoli che si corrono in una Capitale dove si concentrano tutti i grandi affari, puliti ed anche sporchi, ed i grandi interessi, in una Capitale dove, peraltro –diciamolo con franchezza – non sempre il volto di questo Stato è apparso come sarebbe stato necessario, le decisioni, le scelte debbono essere meditate ed oculate al massimo.

In un Paese devastato dalla corruzione, dall’illegalità e dalle mafie-mafie militari, mafie economiche e mafie politiche-alla Magistratura è affidato un ruolo delicatissimo ed importantissimo: la difesa dello Stato di diritto.

La situazione nel Lazio, la regione della Capitale, è drammatica, come sa chi vuole sapere, e, pertanto, la parte onesta della società civile ha tutto l’interesse di avere delle Procure particolarmente determinate ed efficienti al massimo.

La parola ora passa al Capo dello Stato, al CSM ed al Ministro della Giustizia.

Siamo sparanzosi.

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