Il quadro del rapporto fra cittadini e mafie. Le tre Italie: quella mafiosa, quella non proprio mafiosa ma oggettivamente connivente con le mafie, quella cosciente ma inerte

ATTACCHI A SAVIANO, RIMOZIONE DI LETTERE DI SOLIDARIETA’ E DI VICINANZA DALL’ALBERO DEDICATO A FALCONE A PALERMO, ESALTAZIONE DI MAFIOSI COME MANGANO DEFINITI DA QUALCUNO “ EROE”: UN CLIMA, INSOMMA, INQUIETANTE.

E’ quanto ci inquieta maggiormente: da una parte, lo scarso livello di attenzione al fenomeno delle mafie nel nostro Paese; dall’altra, un atteggiamento… zuccheroso, gelatinoso come qualcuno lo ha voluto felicemente definire, che rasenta l’esaltazione delle mafie.

Sembra che non ci si voglia convincere di una verità incontrovertibile: che oggi la prima emergenza nel Paese sono le illegalità e le mafie. Che stanno inquinando l’economia, la società, la politica, la stessa cultura del Paese.

Una maliziosa campagna di disinformazione e di mistificazione della realtà tende a rappresentare le mafie come organizzazioni o soggetti riferibili alla criminalità comune.

Si tende, cioè, a raffigurare i mafiosi come comuni criminali, arrestati i quali le mafie sono sconfitte.

C’è ancora chi ha delle mafie e dei mafiosi una visione romantica, ignorando, volutamente o meno, le mutazioni che queste si sono imposte in una società piena di disvalori avvelenata da una subcultura del possesso, del denaro facile, dell’affare e dell’egoismo.

Una campagna di disinformazione che punta a convincere l’opinione pubblica meno informata e pensante e, quindi, corruttibile, che la mafia, oggi, è in via di estinzione a seguito dei ripetuti arresti dei suoi livelli bassi.

Niente di più falso e sbagliato perché la mafia, anzi le mafie, sono oggi “altra cosa”.

In virtù di tutto ciò, ci sono vari livelli da prendere in considerazione da chi, essendo animale pensante, vuole acquisire coscienza e conoscenza relativamente al fenomeno.

C’è l’Italia corrotta e mafiosa;

c’è l’Italia disinformata o, addirittura, assuefatta e, quindi, oggettivamente contigua e connivente con le mafie;

c’è, infine, l’Italia delle persone coscienti ed informate che, per senso civico e rispetto dei valori della nostra civiltà e della Costituzione repubblicana, vuole reagire.

Tre Italie, insomma, l’ultima delle quali, però, pur essendo ricca della capacità di indignarsi e della volontà di reagire, tarda ad organizzarsi dando forza a quei soggetti, come la nostra Associazione, che stanno conducendo una battaglia isolata e dura, spesso senza alcun supporto -anzi! – né da parte dei cittadini né delle stesse istituzioni, alcune delle quali non raramente danno l’impressione di essere addirittura, salvo qualche eccezione, conniventi con le mafie.

L’Italia mafiosa; l’Italia oggettivamente connivente; l’Italia cosciente ma inerte.

Ognuno stabilisca per conto suo le dimensioni di ognuna delle tre Italie.

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