Il Procuratore Capo della Repubblica di Napoli: 3 politici su 10 sono collusi con la mafia. Questo in Campania. E nel Lazio?

I mille tentacoli della camorra
Fa scalpore la dichiarazione rilasciata dal procuratore capo di Napoli, Giandomenico Lepore, nel corso di una trasmissione radiofonica: “In Campania tre politici su dieci sono collusi con la camorra”. Poi annuncia che chiederà alla commissione antimafia, in arrivo in città, chiederà uno snellimento legislativo per rendere più facile la custodia cautelare. Tonino Scala di Sinistra e libertà lo attacca: “Su quali basi fornisce queste cifre?”

“Qual è la percentuale dei politici campani collusi con la camorra? Non mi faccia dare cifre, ma secondo me un trenta per cento”. Utilizza una trasmissione radiofonica Giandomenico Lepore, procuratore di Napoli, per lanciare un messaggio inquietante che coinvolge amministratori, istituzioni e poteri occulti. Tre politici su dieci avrebbero rapporti con ambienti criminali: è questa la denuncia shock resa dal magistrato napoletano all’indomani dell’arrivo in città della Commissione parlamentare Antimafia presieduta da Beppe Pisanu e, soprattutto, poche settimane prima del voto alle amministrative nei diversi comuni campani, alle provinciali napoletane e alle europee.

Parole forti che confermano il fatto che in alcuni territori il confine tra legalità ed illegalità è alquanto labile: “La lotta contro la criminalità organizzata – prosegue Lepore – continua efficacemente, ma bisogna combattere la politica collusa e bisogna farlo con la collaborazione di tutti quanti”. Rapporti tra gli uomini dello Stato e l’antistato, dunque, ma non solo: per il Capo della procura di Napoli bisogna anche velocizzare i processi: “Alla Commissione – ha riferito dai microfoni di Radiorai – chiederò i mezzi necessari alla procura, soprattutto mezzi legislativi per rendere più snello il rapporto con il gip ed evitare i tempi lunghi tra richieste ed emissione delle ordinanze di custodia cautelare. Tali tempi dipendono non dai gip, ma dai carichi di lavoro”. Intanto, nelle ore precedenti l’intervento di Lepore si dimetteva il sindaco di Castel Volturno Francesco Nuzzo, simbolo della lotta all’illegalità. Il primo cittadino della città tristemente famosa per la strage di 6 immigrati di colore avvenuta lo scorso settembre, in una nota dell’Ansa, parla di “ricatti e litigi continui” all’interno della sua maggioranza e denuncia: “Alla vigilia dell’approvazione di 3 provvedimenti, il piano urbanistico territoriale, il piano per il commercio ed il piano spiaggia che la città attende da decenni, mi vengono a chiedere posti per i parenti”. Infine, polemicamente chiosa: “adesso la camorra potrà stappare bottiglie di champagne”.

Un tourbillon di dichiarazioni, dunque, che ha provocato reazioni nella politica nazionale e regionale. Per Claudio Fava, eurodeputato candidato con Sinistra e Libertà, la politica a Castel Volturno poteva e doveva fare di più: “In una città diventata suo malgrado simbolo della ferocia dei camorristi, era compito di tutti i partiti del centrosinistra, Pd in testa, garantire un’amministrazione impegnata in una difficile battaglia sulla legalità. Le dimissioni del sindaco Nuzzo sono una sconfitta per la politica e per il Paese. Il centro sinistra non doveva lasciare sola quella giunta. E’ la prova che l’emergenza mafie in questo Paese si avverte e si celebra solo il giorno dei funerali: poi, mette elegantemente da parte”.

Sulle parole del procuratore capo Lepore invece interviene, sempre da Sinistra e Libertà, il capogruppo in regione Campania, Tonino Scala: “Le dichiarazioni del procuratore di Napoli Giandomenico Lepore destano non poche preoccupazioni. Lepore è uno stimatissimo procuratore, ha detto che circa il 30 per cento dei politici campani è colluso con la criminalità organizzata e a molti questa affermazione sarà sembrata ‘Vangelo’. Non si discute il fatto che esiste il problema serio della commistione politica e malaffare che bisogna estirpare ma una tale affermazione, non supportata da dati concreti, è l’equivalente di sparare nel mucchio cogliendo a caso, senza prendere la giusta mira. Una prassi che possiamo accettare da un uomo qualunque, nei discorsi fatti al bar mentre si sorseggia un caffè, ma non da un procuratore che lo afferma in pubblico. Sarebbe importante sapere su quali basi è stato affermato che 3 politici su 10 in Campania sono collusi. Una domanda legittima, credo, che non è fatta solo per soddisfare la curiosità. Tanti politici, come il sottoscritto, rivendicano con forza e fierezza di appartenere ai sette che non hanno nessun rapporto col malaffare. Tanti politici, come il sottoscritto, hanno il diritto di sapere chi sono i loro compagni di viaggio e, soprattutto, conoscere chi devono combattere e da chi si devono difendere. Per cui, al Procuratore Lepore si chiede maggiore chiarezza. Dopo l’anticipazione scoop, adesso faccia la grande cortesia a tutti di rendere pubblici, con la stessa modalità, i dati e soprattutto i nomi dei tre politici campani su dieci che sono in affari con la camorra”.
Pasquale Cesarano

(Tratto da www.aprileonline.info)

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