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Il procuratore Alti Dumani: “I clan albanesi hanno inondato l’Italia di droga grazie alla Sacra Corona Unita. E riciclano con Cosa Nostra”

di Lirio Abbate

In Albania è capo della Spak, la Procura speciale contro la criminalità organizzata e la corruzione. Le attività messe in piedi nelle principali città italiane sono traffico di droga, riciclaggio di denaro, traffico di esseri umani, immigrazione illegale e frodi informatiche. Il patto criminale con le mafie

10 APRILE 2023 ALLE 20:16 – La Repubblica

Altin Dumani, lei in Albania è il capo della procura speciale nazionale contro la criminalità organizzata e la corruzione (Spak), ed è uno dei magistrati più esposti nel suo Paese per la lotta ai clan albanesi che si sono diffusi in Europa e in particolare in Italia. Qui sono diventati partner di varie organizzazioni criminali. Cosa li unisce e quali sono i loro affari?

“Come ogni organizzazione criminale, l’obiettivo di questi gruppi guidati da cittadini albanesi è l’arricchimento illegale attraverso attività criminali. In questo contesto i loro scopi e obiettivi, anche nell’ambito della cooperazione con i clan italiani, non cambiano, ma mirano ad accumulare denaro in violazione della legge”.

In quali città italiane risultano dalle vostre indagini la presenza di forti gruppi criminali albanesi?

“Le attività investigative congiunte con le autorità giudiziarie italiane rilevano che nel vostro Paese vi sono cittadini albanesi coinvolti in fatti criminali che riguardano principalmente il traffico di droga, il riciclaggio di denaro, il traffico di esseri umani, l’immigrazione illegale e le frodi informatiche. Si sospetta che queste attività criminali siano state svolte in diverse città come: Roma, Milano, Firenze, Venezia, Ancona, Torino, Bari, Brescia, Bergamo, Pordenone, Pisa e Lecce”.

Con quali gruppi criminali o mafiosi italiani hanno maggiori legami e interessi?

“Dalle indagini sono finora emerse collaborazioni di gruppi albanesi con clan pugliesi, principalmente nel traffico di stupefacenti. Inoltre, un’inchiesta parallela svolta con i magistrati della procura di Catania ha rivelato che un gruppo criminale albanese collaborava con persone legate a Cosa Nostra per riciclare una grossa somma di denaro. Abbiamo indicazioni e dati, che condividiamo con le autorità giudiziarie del vostro Paese, da cui emergono come i gruppi albanesi collaborano con i clan o le mafie italiane”.

C’è un’espansione dei clan albanesi nei Paesi europei?

“È difficile dire se ci sia un’espansione, ma ciò che si osserva è che questi gruppi sono riusciti ad influenzare il mercato della cocaina e della cannabis nei Paesi dell’Ue, essendo attivi principalmente in Grecia, Italia, Spagna, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Germania, Danimarca e in Gran Bretagna. In Albania sono stati sequestrati ingenti quantitativi di cocaina destinati al mercato europeo”.

Si è allargata anche in Sud America?

“Nell’ultimo decennio si è assistito a un aumento delle spedizioni all’ingrosso di cocaina dal Sud America controllate da gruppi albanesi principalmente destinate ai Paesi dell’Ue. Questo sviluppo è il risultato dei forti legami che sono riusciti a stabilire con i cartelli della droga di Ecuador, Colombia, Perù, Brasile e Messico”.

Si può parlare dell’esistenza di una “mafia albanese”?

“Il termine ‘mafia albanese’ è piuttosto un termine usato dai media e dai circoli accademici, poiché non è un termine legale nella legislazione penale albanese. Per tornare alla questione, non si può dire che oggi abbiamo strutture criminali che assomiglino alle organizzazioni mafiose italiane tipo Cosa nostra, ‘Ndrangheta, Camorra o Sacra Corona Unita. I gruppi criminali albanesi sono caratterizzati da stretti legami familiari e sociali, ma senza una chiara gerarchia. Operano principalmente in piccoli gruppi e in collaborazione con organizzazioni locali o con altri gruppi criminali strutturati albanesi”.

Esiste in Italia un capo dei clan albanesi o esistono gruppi autonomi indipendenti?

“A nostra conoscenza non possiamo dire oggi di avere un unico leader dei gruppi albanesi o un ‘capo dei capi’. Gli albanesi si distinguono per il loro stile operativo autonomo, dove non sono certo esclusi casi di collaborazione con altri clan composti da cittadini albanesi e di altra nazionalità”.

La corruzione in Albania può essere considerata un’arma a favore dei clan, con la quale ottenere benefici “istituzionali”?

“I clan albanesi, come qualsiasi altro gruppo criminale, cercano di indebolire la forza della legge e a tal fine cercano costantemente di stabilire legami con le istituzioni attraverso la corruzione o il ricatto. In Albania ci troviamo di fronte a questo fenomeno sicuramente inquietante, ed è una delle priorità del lavoro della Spak (la procura speciale anticorruzione e anticriminalità, ndr). Durante le indagini che abbiamo condotto sono stati riscontrati diversi casi in cui appartenenti alla criminalità organizzata hanno reclutato o corrotto agenti di polizia di vario grado”.

A quali livelli è arrivata la corruzione?

“La corruzione è un fenomeno preoccupante per i Paesi in transizione e l’Albania non può evitare questo problema. La Spak considera la lotta alla corruzione degli alti funzionari statali essenziale per il funzionamento dello Stato di diritto e una delle principali priorità del suo lavoro. Dalla sua costituzione, la Spak ha sanzionato per reati di corruzione o abuso d’ufficio alcuni magistrati, pubblici ministeri, agenti di polizia, sindaci ed ex sindaci, un viceministro, un ex procuratore generale, un ex ministro dell’Interno e attualmente ha arrestato un ex ministro e un deputato dell’Assemblea d’Albania”.

Ci sono politici o magistrati, dunque, che sono collusi con la criminalità organizzata in Albania?

“Le connessioni tra criminalità e politica, compresa la giustizia, sono un fenomeno albanese, e non a caso è stata intrapresa nel nostro Paese una riforma capillare del sistema giudiziario”.

Dove vengono reinvestiti i proventi del traffico di droga, dello sfruttamento della prostituzione e del traffico di esseri umani?

“Esistono altre istituzioni che effettuano analisi dettagliate per valutare il rischio di riciclaggio di denaro. Ma in generale, basandoci sulle indagini svolte dalla Spak, possiamo dire che i settori più colpiti dal riciclaggio di denaro sono l’edilizia, il settore immobiliare, l’industria leggera, il gioco d’azzardo e il turismo alberghiero. Di recente si è notato anche l’uso delle criptovalute. Un caso interessante su cui ha indagato la Spak è stato invece quello del costruttore palermitano Francesco Zummo (è uno dei protagonisti del sacco mafioso di Palermo sui cui aveva indagato il giudice Giovanni Falcone, ndr), che ha cercato di riciclare circa 18 milioni di euro attraverso istituti bancari albanesi. La Spak ha sequestrato questa somma e il procedimento è al vaglio dei giudici con l’obiettivo del sequestro definitivo dell’intero importo di 18 milioni e 400mila euro”.

Qual è il pericolo maggiore rappresentato oggi da quella che noi definiamo mafia albanese?

“Il principale pericolo della criminalità organizzata albanese è il suo impatto sull’economia del Paese. Il riciclaggio di denaro attraverso vari investimenti distorce l’economia di mercato e la libera concorrenza. Il rafforzamento dei gruppi criminali porta anche all’aumento di violenti conflitti tra di loro, con la conseguenza di nuocere alla sicurezza dei cittadini”.

Qual è la sua strategia per combattere questi clan?

“In funzione di una lotta efficace contro la criminalità organizzata e la corruzione, la Spak sta adottando le misure necessarie per rafforzare le capacità istituzionali. Presso la Procura Speciale è attualmente presente una sezione dedicata all’esercizio dell’azione penale per reati connessi alla criminalità organizzata. Nella composizione di questa Sezione esercitano le loro funzioni i procuratori speciali e gli investigatori specializzati nella lotta alla criminalità organizzata. Per quanto riguarda la corruzione, la Spak ha creato una sezione speciale nella lotta contro questo crimine, composta da procuratori speciali e investigatori specializzati. L’uso di strumenti e metodi investigativi speciali come gli agenti sotto copertura, le forze dell’ordine e le intercettazioni telefoniche, sono efficaci per indagare sulla criminalità organizzata e sulla corruzione. Dato che la criminalità organizzata è transnazionale, la Spak ha prestato molta attenzione al rafforzamento della cooperazione con le autorità giudiziarie straniere (come i Paesi dell’Ue o oltre). La cooperazione con le autorità giudiziarie straniere comprende la creazione di squadre investigative comuni, procedimenti paralleli e assistenza giudiziaria reciproca. La Procura Speciale dispone attualmente di diverse Squadre investigative congiunte con autorità giudiziarie italiane, britanniche, francesi, tedesche e spagnole. Indagini parallele sono state condotte anche con Paesi come Danimarca e Norvegia. Anche il sequestro e la confisca dei proventi di reati rientrano in questa strategia. A tal fine ha iniziato ad operare il Dipartimento investigazioni finanziarie, costituito da investigatori selezionati dopo un iter molto rigoroso. In questi tre anni, la Spak è riuscita a sequestrare e confiscare beni mobili e immobili, aziende e somme di den

fonte:https://www.repubblica.it/cronaca/2023/04/10/news/intervista_altin_dumani_magistrato_albania_capo_procura_lotta_clan_albanesi-395664121/