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Il problema “mafie” è tutto politico. Molti fanno finta di non capirlo

IL PROBLEMA “MAFIE” E’ TUTTO INTERNO AL MONDO DELLA POLITICA E DEL POTERE

Ci troviamo di fronte alla più colossale campagna di disinformazione e di manipolazione della realtà.

I dati relativi agli arresti ed ai sequestri di beni che ci vengono snocciolati un giorno sì e l’altro pure non vanno sottovalutati, ma essi riguardano il livello “basso” delle mafie.

La cosiddetta” ala militare”.

E anche per questi il merito va attribuito solamente allo sforzo generoso che stanno conducendo, pur fra tante difficoltà ed ostacoli, forze dell’ordine e magistratura.

Ma c’è un aspetto che va sottolineato:

quando qualcuno tenta di alzare lo sguardo ai piani alti, alle mafie dei “ colletti bianchi”, quelle più pericolose, allora le cose si complicano.

Il problema “mafie” è tutto interno ai mondi della politica, dell’economia e delle professioni.

La mafia è nata così, come braccio armato del Potere, si è articolata storicamente così, su livelli diversi, che, con il tempo, si sono andati sovrapponendo, fino a diventare quasi un tutt’uno..

Questa è la mafia, oggi.

Diciamo che coloro che si… diversificano (o, almeno, così appare… ), la vecchia mafia, quella che spara, estorce, commette violenze, sono diventati una sorta di… ”impiccio” per la mafia moderna, quella, appunto, dei “colletti bianchi”.

Lo sanno bene chi si occupa di questa materia, chi, come i magistrati, le forze dell’ordine, noi e quant’altri, quotidianamente si trovano davanti a questo intreccio perverso politica-affari-mafie.

Nei piani regolatori redatti dai Comuni, nelle varianti urbanistiche, nelle concessioni edilizie, nelle autorizzazioni commerciali, per citarne solo alcuni.

E, a salire, fino ai vertici delle Istituzioni.

Il senso di fastidio, l’ostracismo, gli atti di persecuzione e di intimidazione di cui noi siamo vittime quasi tutti i giorni, sono la prova lampante di una collusione strisciante che risparmia pochi ambienti e poche persone, coloro che veramente ancora credono nello Stato di diritto e nella democrazia.

Il “ sistema” di cui parlano Saviano, alcuni intellettuali illuminati ed onesti e-diciamolo perché non bisogna disconoscerne il merito – molti pentiti, senza dei quali a quest’ora, forse, brancoleremmo nel buio.

Ecco il motivo della nostra… ”rabbia” (definiamola così), quando leggiamo di alcune proposte, pur fatte da persone oneste intellettualmente, che non sono affatto risolutive dei problemi che riguardano le infiltrazioni mafiose nei tessuti economici, politici, sociali di un territorio.

Gli “ osservatori della legalità” in contesti del genere non contano niente.

Anzi, c’è il rischio che in essi si infiltrino, come è successo alcune volte nelle Associazione e nelle Fondazioni antimafia, proprio quelle persone che non meritano di starci.

Sono altri i provvedimenti da far adottare, quelli indicati nel documento redatto dalla Casa della Legalità di Genova pubblicati anche sul nostro sito, nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni.

Provvedimenti che, purtroppo, nessuno, né di destra, né di sinistra, né di centro, si è preoccupato finora di far adottare.

Questa è la triste realtà.

Ed allora finiamola di parlare a vanvera di… successi e di insuccessi nella lotta alle mafie.

I successi non ci sono perché i mafiosi più pericolosi, quelli che contano, comandano e sono persone rispettate, stanno fuori dalle patrie galere.

Degli insuccessi, invece, i responsabili siamo noi tutti, a cominciare da quelli che si riempiono la bocca di parole come “legalità”, ”giustizia” e cose del genere.