IL POTERE,L MAFIA E LA LATITANZA DELLA SOCIETA’ CIVILE.UN PAESE SENZA PIU’ UN’ANIMA E LE PAROLE PROFETICHE DI INDRO MONTANELLI IN UNA VECCHIA INTERVISTA “ FINIREMO NELL’IGNOMINIA “

IL POTERE,L MAFIA E LA LATITANZA DELLA SOCIETA’ CIVILE.UN PAESE SENZA PIU’ UN’ANIMA E LE PAROLE PROFETICHE DI INDRO MONTANELLI IN UNA VECCHIA INTERVISTA “ FINIREMO NELL’IGNOMINIA “

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Il Potere e la Mafia, una grande battaglia per la libertà

Luca Grossi

19 Marzo 2021

Una grande battaglia fatta di impegno, di sacrifici e privazioni. Così si può descrivere la lotta contro il cancro mafioso che attanaglia il nostro Paese. Una lotta che vede in prima linea magistrati, membri delle forze dell’ordine, giornalisti e semplici cittadini. Ma cosa è diventata la mafia oggi? E perché quando si “alza il tiro” scattano quei sistemi di “sicurezza” che impediscono l’accertamento della verità? E che connessioni ha la mafia con il potere?
Sono proprio queste le domande su cui è stato centrato l’evento di giovedì sera organizzato sulla pagina Facebook di 
WikiMafia inserito tra le iniziative nell’ambito della Settimana della Legalità organizzata dall’Università degli Studi di Milano.
Gli ospiti sono stati il professore 
Nando Della Chiesa, la professoressa Stefania Pellegrini, il Procuratore Aggiunto della DDA di Milano Alessandra Dolci. A moderare la serata Pierpaolo Farina di WikiMafia.

In difesa della libertà di ricerca e di espressione
In questi giorni stanno fioccando le polemiche a seguito della trasmissione 
“Presa Diretta” in cui si è parlato del maxi processo alla ‘Ndrangheta denominato “Rinascita Scott” in corso nell’aula bunker di Lamezia Terme. In particolare le critiche sono arrivate anche da un comunicato emesso dall’Unione delle Camere Penali della Calabria in cui viene scritto che “assistiamo ormai assuefatti all’abuso costante del diritto dovere di informare da parte dei media che pur di perseguire l’audience e il successo editoriale prestano il fianco alle logiche di un potere illimitato nelle mani di un tirano che tratta i propri cittadini come sudditi”. Il tiranno – a scanso di equivoci – a cui si allude nel comunicato dovrebbe essere il Procuratore Gratteri?
Ad ogni modo al coro delle polemiche si sono unite anche numerose figure professionali come avvocati, giornalisti ed esponenti politici, i quali sembrano aver ritrovato una forma di unità nel denunciare una presunta violazione dei diritti fondamentali dei cittadini.
Ed è proprio contro questo attacco che si è scagliato con forza il professore 
Nando della Chiesa: “Perché non dobbiamo sapere di cosa si discute a Lamezia? Chi non lo vuole?” si è domandato evidenziando che nel nostro Paese la ricerca della verità è sempre stata oggetto di censura e che non sono mai mancate le numerose azioni legali contro chi si impegnava in questa ricerca. “Io ho scritto una volta – ha raccontato dalla Chiesa – credo che fosse l’89, una lettera aperta al procuratore Beria di Argentine per dirgli che siamo in difficoltà come studiosi perché ci querelano!” e ancora “il caso di Lamezia è un caso nazionale, abbiamo il diritto di sapere di cosa si parla nei processi”.
Certamente ci sono molte personalità – tra cui l’avvocato e ora sottosegretario del ministero della Giustizia 
Francesco Paolo Sisto ex legale di Silvio Berlusconi – che vorrebbero che dei processi se ne parlasse come in Germania (nota terra dove la mafia non esiste) cioè solo dopo una condanna definitiva in Cassazione. Ma è giusto che i cittadini perdano il grande patrimonio culturale e giuridico rappresentato dalle requisitorie e dai dibattimenti? Come sarebbe la nostra concezione della mafia e della lotta che quotidianamente viene portata avanti contro di essa se non avessimo avuto le riprese del maxi processo di Palermo?
Un processo che, ha ricordato della Chiesa 
“è stato istruito con una cultura di estrema garanzia, tant’è vero che Liggio non venne condannato”.
Alla fine del suo intervento il professore della Chiesa ha invitato tutti a 
“erigere delle trincee” poiché nel nostro Paese “purtroppo mi sembra che non abbiamo a livello di autorità pubblica e a livello nazionale, una capacità di difendere la libertà di ricerca e la libertà di stampa. Pronti a sentire gli avvocati ma non altrettanto pronti a fare una legge contro le querele temerarie” e ancora “è una grande battaglia di libertà! Per questo io dico è un potere, è un potere! Con un suo nucleo organizzativo criminale ma è un potere attorno al quale ruotano tanti interessi!”.
E se ad alcuni giornalisti e avvocati non gli va giù quello che è stato detto (o quello che si dirà) che parlino e dimostrino che ciò che è stato detto non corrisponde a verità.

“lo posso dire qui pubblicamente!”
Il professore della Chiesa, nel corso del suo intervento, ha denunciato anche quanto un certo potere si possa spingere in avanti al fine di rallentare o bloccare le ricerche sul fenomeno mafioso: 
“C’è qualcuno, qualche autorità in Lombardia che ha chiesto il ritiro della nostra ricerca, il nostro monitoraggio dell’antimafia sociale in Lombardia, il ritiro della ricerca e lo trova scritto sul Giornale di Monza, che anzi dà per scontato che verrà ritirata.
C’è il problema della libertà di ricerca, altro che libertà di cronaca, e qui bisogna erigere delle trincee…
Io potete star certi quella ricerca non la faccio ritirare più, anzi la invito a pubblicarla su WikiMafia integrale così com’è. Per una riga e mezzo vorrebbero ritirarla dalla circolazione. E’ un fatto gravissimo che un’autorità possa pensare di poter ritirare una ricerca universitaria perché c’è una riga e mezzo che da fastidio. Ma dove siamo arrivati?! Diventerà un caso nazionale”.

L’elemento mafioso – imprenditoriale
Il potere della mafia non si esprime solo con la violenza ma anche attraverso la costruzione di grandi capitali di impresa con i quali la mafia riesce a esercitare ampio controllo sul territorio.
Ed è proprio questo di cui parla la professoressa 
Stefania Pellegrini sottolineando che “il controllo sul territorio non è solo qualcosa di fisico” ma che passa attraverso anche meccanismi più astratti.
Ciononostante la mafia usa anche i beni immobili come “manifesto del potere” e che il loro sequestro, la successiva restituzione alla collettività sociale, rappresenta un elemento simbolico molto efficace 
“nell’impatto e nell’aggressione patrimoniale”.
Inoltre, ha sottolineato la professoressa “è errato pensare che l’elemento economico sia un elemento nuovo della criminalità organizzata” in quanto è insito nella mafia la tendenza a farsi impresa per ricavarne lucrosi introiti e per eseguire attività illecite di riciclaggio di denaro.
Infine 
Stefania Pellegrini ha detto che l’antimafia non deve essere soltanto una questione di legge ma “anche di competenze e professionalità” in quanto la lotta alla criminalità organizzata non passa solo da una meccanica esecuzione dell’azione penale ma anche di una presa di coscienza di tutti i cittadini.

La mafia e l’opinione pubblica
E’ con rabbia che il procuratore aggiunto di Milano Dolci ha espresso quello che ormai sembra essere diventato un dato di fatto, ovvero come la ‘Ndrangheta viene cercata e sostenuta da una parte della cittadinanza. La 
“mancanza di riprovazione sociale, ed è uno degli aspetti che più mi colpisce” ha detto sottolineando alcuni esempi che gli si sono presentati durante la sua permanenza nel capoluogo Lombardo. “Io – ha proseguito – mi sono stupita del fatto che in occasione dell’indagine Infinito Crimine, Pino Neri fosse considerato da tutti come un interlocutore assolutamente rispettabile in un contesto come la città di Pavia. Mi ricordo di politici che gli andavano a chiedere i voti” e ancora “la ‘Ndrangheta era vista come un corpo estraneo alla società, a distanza di trent’anni la situazione è radicalmente cambiata”.
Certamente l’azione giudiziaria è stata in grado di portare a termine molte operazioni repressive contro la criminalità organizzata ma il nodo cruciale e che i cittadini non smettono di frequentare soggetti condannati per 416 bis. 
“Mi sono chiesta – ha detto la dott.ssa Dolci – se non sono sufficienti due condanne per 416, affinché gli si faccia il vuoto intorno che cosa dobbiamo fare?”.
Inoltre questo fatto gravissimo si ripercuote sui cittadini onesti in quanto se da una parte chi fa affari con soggetti condannati per 416 bis è stato supportato e aiutato, chi invece denuncia si trova molto spesso in una condizione di 
“assoluto isolamento”.
In conclusione il procuratore aggiunto ha detto che 
“se questo è lo spaccato della società civile del nord dove la ‘Ndrangheta ha avuto terreno fertile, il tessuto era tutt’altro che sano”.

Fonte:www.antimafiaduemila.com

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