Il potenziamento dei Porti di Gaeta e Civitavecchia, a sud e a nord del Lazio, quali conseguenze positive ma anche negative avrà? Ne vogliamo discutere in maniera seria ed approfondita???

Sembra quasi il paese degli zombi.

Il paese che ha perso ogni capacità di reagire ad una deriva che va sempre più diventando inquietante.

Noi non facciamo politica partitica; ce lo vieta il nostro Statuto e, soprattutto, ce lo vietano i nostri convincimenti ed i nostri valori.

Ce lo vieta ancor più la nostra conoscenza dei fatti.

Ed i fatti ci dicono che purtroppo le mafie non hanno colore politico, sono annidate dappertutto, hanno amici e sodali dappertutto.

Ma quando le mafie tracimano nella politica, per combatterle ci vediamo costretti a tracimare anche noi.

E’ come un esercito che insegue il nemico che supera anche i confini di un paese.

E’ da tempo che in talune realtà mafia e politica non sono più due dimensioni distinte e separate, due realtà diverse.

Spesso si sovrappongono, diventando un’unica realtà.

E’ quanto paventiamo che si stia verificando in taluni comuni anche del Lazio, dove soggetti che ricoprono incarichi politici coltivano rapporti di varia natura, professionale, in affari, di natura elettorale, con elementi sospettati di far parte di clan, ’ndrine, famiglie.

Nelle settimane scorse l’ex giudice Ferdinando Imposimato ha lanciato un forte allarme per quanto riguarda qualche situazione nel viterbese.

Ma non è solamente il viterbese a lamentare una situazione del genere.

Non si possono, purtroppo, fare nomi e cognomi perché i mafiosi, oggi, protetti da una legislazione ipergarantista che sembra quasi fatta a loro uso e consumo in quanto garantisce anche ad essi la presunzione di innocenza fino a sentenza della Cassazione, sono sempre pronti a denunciarti ed a chiederti risarcimenti milionari.

Ma ogni cittadino onesto e che non sia uno zombi che non parla, non vede e non sente, ogni cittadino che abbia un minimo di dignità, di orgoglio e di capacità di intendere e di volere, conosce, sa ed è in grado di analizzare fatti, comportamenti ed identità.

Nel sud pontino, in previsione del potenziamento del porto di Gaeta, c’è, a nostro avviso, il pericolo che si crei una situazione alquanto delicata non solo sui piani economico e sociale, ma anche politico.

Intorno ai porti ruotano sempre interessi colossali.

Non a caso su tutti i grandi porti italiani e del mondo si concentrano le attenzioni di tutte le consorterie affaristico-mafiose.

Quello di Gaeta, per il quale sono previsti grandi stanziamenti, corre gli stessi rischi che corrono gli altri.

La provincia di Latina, il basso Lazio e tutto il territorio che costituirà il retroterra naturale del porto di Gaeta posseggono gli anticorpi capaci di neutralizzare la possibile, imminente offensiva della criminalità organizzata?

Soprattutto, c’è in tutti la volontà di contrastare il fenomeno mafioso?

Gaeta è collocata in un’area geografica nella quale si sono registrate situazioni inquietanti.

Ci sono segnali che ci preoccupano notevolmente.

Troppa distrazione, un clima quasi di rassegnazione, di resa, di assuefazione, di fronte alla possibilità di prospettive che dovrebbero, invece, preoccupare.

In una situazione del genere, ogni dinamica, su qualsiasi piano, andrebbe attentamente analizzata, studiata pezzo per pezzo.

Un tessuto politico fragile, impreparato, disattento, non è quanto di meglio per affrontare il nemico che avanza.

Lo diciamo fuori dai denti, ora che si è ancora in tempo, a quanti vogliono organizzare la difesa.

Noi siamo un’associazione abituata a combattere i mafiosi ufficiali guardandoli in faccia e facendo del tutto per farli restringere nelle patrie galere, ma le cose che ci spaventano sono:

la doppiezza dei mafiosi non ufficiali, di quelli che passano per persone perbene, e, in particolare, l’accidia e la viltà di tanta gente.

Di quella parte di gente che oggettivamente è più mafiosa dei mafiosi acclarati.

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