Il polverino dell’Ilva nella discarica in odor di mafia, i 5 stelle: “Smaltite 40 mila tonnellate, Galletti chiarisca”

La Repubblica, Mercoledì 22 marzo 2017

Il polverino dell’Ilva nella discarica in odor di mafia, i 5 stelle: “Smaltite 40 mila tonnellate, Galletti chiarisca”

Interrogazione alla Commissione europea presentata dal deputato Corrao. Secondo la procura di Catania il sito della Cisma a Melilli non rispettava le norme ambientali. Lì anche i rifiuti urbani siciliani grazie a un provvedimento firmato da Crocetta. L’inchiesta di Repubblica: la Sicilia terra dei fuochi

di ANTONIO FRASCHILLA

Il caso del polverino dell’Ilva smaltito in Sicilia nella discarica della Cisma a Melilli sbarca al Parlamento Europeo. Il deputato del Movimento 5 stelle, Ignazio Corrao, ha firmato una interrogazione che punta il dito sul ministro dell’Ambiente Galletti:  “Il Ministro Galletti deve spiegare perché ha chiuso accordi con una azienda in odor di mafia e chiarire come mai, sebbene abbia prima autorizzato e poi annunciato uno stop al trasferimento del polverino Ilva di Taranto alla discarica Cisma Ambiente di Melilli in Sicilia, siano arrivate altre decine di tonnellate di materiale da smaltire in maniera anomala – dice Corrao –  già nel 2015 avevamo informato la Commissione Europea dello spostamento e smaltimento di rifiuti speciali dall’Ilva, alla discarica Cisma Ambiente di Melilli. La Commissione rispose che avrebbe monitorato la situazione e chiesto alle autorità italiane ulteriori chiarimenti. Da quella interrogazione al dicembre 2016, grazie all’inerzia istituzionale e autorizzazioni false, sono entrati nel suolo siciliano circa 40 mila tonnellate di polverino e fanghi industriali. La Commissione Europea deve dirci dove viene smaltito il materiale, fornire dettagli sulla situazione attuale della Cisma, comprese le analisi e lo stoccaggio dei cumuli e se intenda verificare le autorizzazioni rilasciate della Regione siciliana su rifiuti e discariche. È merito dei cittadini e di associazioni come Peacelink se oggi c’è più trasparenza sul materiale che viene gettato in discarica. Grazie a loro la battaglia per impedire che i rifiuti tossici arrivino in Sicilia può essere vinta”.

Di certo c’è che la Sicilia è ormai una terra dei fuochi: come raccontato in una inchiesta di Repubblica, negli ultimi anni le indagini delle procure hanno alzato il velo su una smaltimento illegale di rifiuti, provenienti anche dalla Campania, pari a oltre 2 milioni di tonnellate di sostanze pericolose.

Il Caso della Cisma è esploso dopo gli arresti dei manager, i Paratore, con accuse di presunte tangenti date a funzionari regionali per avere le certificazioni e presunti legami con i clan di Catania. Dalle carte dell’indagine sono emersi anche rapporti con i ministeri, prima con un appuntamento ottenuto con il ministro Galletti da un funzionario regionale a loro legato, Mario Corradino, poi direttamente con il “vice ministro dello Sviluppo Economico nel 2015” grazie al quale incontro poi i Paratore avrebbero ottenuto l’appalto dell’Ilva, come scrivono i magistrati.

Ma c’è di più. Come raccontato da Repubblica, la Cisma ha ottenuto lo scorso luglio anche il conferimento di rifiuti urbani grazie a un provvedimento in deroga firmato dal governatore Rosario Crocetta nel pieno dell’emergenza rifiuti della scorsa estate. Il tutto con una documentazione esaminata in appena tre giorni. Il governatore si è difeso: “Non sapevamo nulla su indagini in corso nei confronti del Cisma”. Adesso la Regione sta verificando tutte le autorizzazioni rilasciate dai funzionari regionali arrestati. Tra queste anche quelle che riguardano la discarica di rifiuti speciali a Lentini e la stazione di trasferenza a Terrasini, entrambi gli impianti molto contestati dagli ambientalisti e dalle comunità locali. Impianti autorizzati con certificazioni che portano la firma degli stessi funzionari arrestati nella indagine di Catania su Cisma.

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