Il pm Longo e quel fascicolo da togliere al collega Ielo

IL Fatto Quotidiano, DOMENICA 30 GIUGNO 2019

Il pm Longo e quel fascicolo da togliere al collega Ielo

Le manovre per gestire il caso di un imprenditore amico e le vanterie (smentite) sul fratello del procuratore Pignatone

ANTONIO MASSARI

L’ex pm Giancarlo Longo racconta alla procura di Perugia come, secondo lui, sarebbe stato gestito il fascicolo sull’imprenditore Ezio Bigotti che nasce a Torino, transita a Roma e giunge infine al suo ufficio nella procura di Siracusa, dove ne chiede l’archiviazione: “Per la vicenda Bigotti, per cui avevo chiesto l’archiviazione.. avevo richiesto e ottenuto l’archiviazione da parte del Gip. (…) Ed in quel momento mi sono un po’ meravigliato perché comunque il procedimento mi sembrava abbastanza pulito in quel momento, insomma, era un procedimento che poi dopo… per il quale io ho fatto delle consulenze, ho chiesto l’archiviazione ed è stato archiviato”.

LONGO RIFERISCE di aver avuto notizie in merito dall’avvocato Giuseppe Calafiore: “Calafiore mi ha detto parlando di come questo fascicolo poi da Torino fosse arrivato a Siracusa”. Ed ecco la versione ottenuta da Calafiore: “…attraverso l’interessamento del fratello del Procuratore Pignatone (il professor Roberto Pignatone, ndr) erano riusciti a far assegnare il fascicolo Bigotti proveniente da Torino non al dottor Ielo (Paolo Ielo, procuratore aggiunto di Roma, nd r) ma al dottor Musolino (Saverio Musolino, pm di Roma, ndr). E ancora: “…poiché Amara era in rapporti con il dottor Musolino, dietro la promessa di una… Smart per la moglie del Musolino aveva fatto sì che il fascicolo per competenza fosse mandato a Siracusa. Poi la questione della Smart non so se sia vera, se l’avete verificato, non glielo so dire, questo è quello che mi ha detto Calafiore”. La versione è stata radicalmente smentita dal pm Musolino, che per questa deposizione risulta indagato a Perugia, e al Fatto risulta che la Guardia di Finanza non ha mai trovato una Smart tra le auto nella sua disponibilità. Riferendosi alla consulenza disposta da lui stesso nel fascicolo Bigotti, Longo poi aggiunge: “… Calafiore mi ha riferito che in una riunione Ielo avrebbe detto: ‘ah, ma la consulenza è bona, però dovrebbero arrestare per circonvenzione di incapace a Musolino’, fece questa battuta, riferita… cioè Ielo in una riunione con la Guardia di Finanza avrebbe fatto questa battuta riferita al fascicolo Bigotti e al fatto che questo fascicolo fosse arrivato a Siracusa. Nella consulenza che ho fatto io sarebbe stata.. la consulenza era buona ma avrebbero dovuto arrestare per circonvenzione di incapace lui”. Non sappiamo se questa battuta sia stata realmente detta, ma al Fatto risulta un elemento più importante: l’aggiunto Ielo non ha mai visto la consulenza disposta da Longo anche perché, per il fascicolo in questione, esistevano già atti sufficienti a renderla inutile. Del trasferimento del fascicolo a Siracusa, al Fatt o risulta che l’ex procuratore Pignatone non sapesse nulla.

IL PROFESSOR Roberto Pignatone, contattato dal Fatto, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. Il suo nome viene menzionato in un’altra parte del verbale: “…e – ro stato avvisato –dice Longo – che Amara era venuto a conoscenza di una mail che il Procuratore De Lucia aveva inviato al dottor Pignatone di Roma, in cui c’era allegata la bozza della misura cautelare che stavano preparando a Messina. E di questa bozza … Amara era venuto a conoscenza tramite il fratello del dottor Pignatone. Infatti gli dice: ‘guarda, ti vogliono arrestare, vai in fretta e furia e nominati 1’avvocato'”. Versione smentita da Amara e Calafiore. Al Fattorisulta che nessuna mail di questo tipo fu inviata dal procuratore di Messina De Lucia al collega Pignatone. Sempre parlando del professor Roberto Pignatone Longo racconta: “…Ca – lafiore diceva: ‘Guarda, tu ti potresti nominare anche il dottor Roberto… il fratello del Procuratore per qualche consulenza importante’, però non mi ricordo bene nello specifico, ‘perché è una persona che collabora con lo studio Amara, quindi se tu cerchi una persona brava fuori dal contesto nominati a questo’…”: “ Perché bravo – do – manda la pm di Perugia Gemma Miliani –o perché fratello di Pignatone?”. “ Penso per entrambe le cose”, risponde Longo, “sia perché era bravo e sia perché nominare e far partecipare il fratello del Procuratore poteva avere il suo vantaggio in qualche modo, non so in che termini”. Infine – come in parte già rivelato da l’Espresso – Lon – go fa anche i nomi della presidente del Senato Casellati e dell’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. Longo dice di aver cercato entrambi per spingere la sua nomina a procuratore di Gela o di Ragusa.

LONGO HA GIÀ patteggiato una condanna per corruzione in atti giudiziari, tra i quali si conta anche l’inchiesta farlocca costruita, secondo l’ac – cusa, per danneggiare l’i nchiesta milanese sulla presunta maxi tangente pagata da Eni per acquistare in Nigeria il giacimento di petrolio Op 245. Longo nel verbale è molto vago sull’ipotetica corruzione del magistrato, allora membro del Csm, Luca Palamara. Dice di aver saputo dall’avvocato Calafiore che qualcuno a lui legato avrebbe pagato Palamara per appoggiare la candidatura di Longo stesso a procuratore di Gela. Però Longo dice che Calafiore non gli disse chi e come avrebbe pagato. A leggere il verbale è evidente che le accuse di Longo, peraltro smentite da Calafiore, sono un de relato abbastanza evanescente: “Palamara l’ho incontrato credo a maggio – giugno 2016 presso i campetti di calcetto a Roma (…)io gli ho detto: ‘ho fatto la domanda per Ragusa’e lui mi disse praticamente: ‘sì, va bene, Ragusa, però secondo me ti converrebbe, visto che comunque sei abbastanza giovane, fare domande per qualche piccola Procura del centro nord, quindi eventualmente le prossime…, adesso per Ragusa vedremo insomma com’è la tua posizione”. La pm Gemma Miliani entra nel vivo: “Senta dottor Longo, lei ha sentito l’impu – tazione, si parla di 40.000 euro dati. Su questo che cosa ci vuole dire?”. E Longo: “Devo dire che questa è una cosa che mi ha riferito Calafiore nell’estate 2016, quindi dopo che ho incontrato Palamara (…) al Lido San Lorenzo ho incontrato Calafiore e mi ha parlato del fatto che la candidatura di Gela, e quella di Ragusa ma in particolare quella di Gela, non era andata a buon fine nonostante lui fosse intervenuto tramite Amara e altri soggetti su Palamara con la dazione di circa 40 mila euro. Però io sinceramente le devo dire la verità, Dottoressa, non mi ha detto: “Glieli ho portati io”. So che lui ha detto “sono stati dati 40mila euro per Palamara” però non è stato specifico nel dire chi glieli ha dati questi 40 mila euro. Poi dopo lui mi ha detto che erano per la mia candidatura a Gela. Perché lui che contesto me lo dice? Dice: “ma scusa tu sei andato da Palamara, ne hai parlato con lui… ma tu lo sai che ero quasi sicuro che ti nominassero a Gela anche perché con Palamara con 40 mila euro siamo intervenuti, sono intervenuto con Palamara con 40 mila euro che non so se l’ha dati, adesso non mi ricordo chi li ha dati questi 40 mila euro”.

SECONDO LONGO Calafiore “quasi sbottando” avrebbe detto: ‘A Gela non sei stato nominato nonostante Palamara abbia ricevuto 40 mila euro’ però me l’ha detto Calafiore e io non l’ho visto, né ho parlato di denaro con Palamara”. Questo è quello che ho dichiarato pure l’altra volta, poi Calafiore che abbia detto il vero, abbia detto il falso o abbia millantato come ha millantato tante altre volte questo io non lo posso sapere, perché poi lui era un pozzo senza fondo insomma Calafiore”. La pm chiede a Longo una sua valutazione da ex pm e lui “da un lato pensavo fosse verosimile però dall’altro in quel momento (…)la mia considerazione per Calafiore stava cominciando un po’ a scemare (…)perché alla fine non si è mai realizzato nulla di quello che mi ha detto”.

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