Il pentito: «Soldi del clan usati per comprare supermercati a Latina»

Il Messaggero, Domenica 24 Giugno 2018

Il pentito: «Soldi del clan usati per comprare supermercati a Latina»

di Marco Cusumano

Sono tre gli interrogatori dai quali è partita l’inchiesta Alba Pontina. A parlare, prima ancora del pentimento di Renato Pugliese, è un altro collaboratore di giustizia. Si tratta di un 27enne ascoltato dopo aver tentato il suicidio nel carcere di Latina, dove stava scontando una condanna per una rapina commessa quando era ancora minorenne.

Il giovane tentò di uccidersi nel maggio 2016 in un momento di disperazione e paura, perché era finito nel mirino dei fratelli Travali che volevano vendicarsi di alcune sue dichiarazioni. Il clan, secondo la ricostruzione, incaricò un altro detenuto di uccidere il traditore in carcere, a coltellate.

Dopo il tentato suicidio, gli investigatori decidono di ascoltare il ragazzo che vuole raccontare molto sulla criminalità a Latina. Il primo interrogatorio avviene il 13 giugno 2016 nel carcere di Rebibbia davanti al procuratore aggiunto Michele Prestipino e ai sostituti Barbara Zuin, Luigia Spinelli e Claudio de Lazzaro. E’ evidente che l’interesse per le parole del giovane è notevole ed effettivamente le sue dichiarazioni sono fondamentali.

LE VIOLENZE

Il collaboratore spiega innanzitutto il motivo del suo pentimento: da quasi tre anni è nel mirino dei fratelli Travali e di Angelo Morelli che lo avevano già picchiato per la restituzione di 3.000 euro. Un debito levitato fino a 75.000 euro. «Ho comprato una macchina da 15.000 euro che ho ceduto a Morelli, poi ho aggiunto altri 3.000 pensando di aver saldato tutto. Ma una settimana dopo sono tornati chiedendo altri 50.000 euro per i Travali e 25.000 per Morelli. Io portavo parte dei soldi settimanalmente ma nonostante questo un giorno mi hanno portato in un campo e mi hanno fatto scavare una fossa che doveva essere per me, poi hanno esploso un colpo di pistola senza colpirmi, volevano spaventarmi».

Una spirale di estorsioni e violenze senza fine, culminata con l’aggressione del padre del ragazzo. «A quel punto ho deciso di denunciare, ma non ho firmato il verbale. Loro hanno saputo che ero andato in Questura e quando sono uscito, sono venuti da me dicendo che sapevano tutto».

Siamo all’epoca del processo Don’t Touch quando il giovane comincia a ricevere «pressioni, vessazioni e minacce per ritrattare il contenuto delle dichiarazioni accusatorie rese in una denuncia non sottoscritta». Il ragazzo, nel frattempo finito in carcere per una vecchia rapina, decide di collaborare quando le minacce diventano concrete. Durante il processo Don’t Touch conferma le accuse contribuendo alla condanna dei Travali e di tutto il loro gruppo. Poi incontra i magistrati e inizia a parlare anche di altro.

LA DROGA

Spiega ad esempio come funzionava il traffico di droga a Latina, raccontando di aver partecipato al trasferimento di 10 kg di marijuana da Aprilia a Latina in scooter. Lo spaccio avveniva soprattutto nella zona di viale Nervi e della Q4-Q5 ad opera dei Travali, Davide Alicastro, Cristian Battello e altri ragazzi. «Travali e Viola facevano tutto insieme – racconta il pentito davanti ai magistrati tenevano nell’abitazione di una signora anziana la droga e anche le armi». C’era anche un gabbiotto dell’acqua in viale Nervi dove venivano tenute armi, soldi e scooter rubati. Lo spaccio dei Travali si estendeva anche a Villaggio Trieste tramite due pusher affiliati.

Nelle carte dell’inchiesta le parole del pentito vengono definite di «elevatissima attendibilità, sulla base di riscontri oggettivi», così come successivamente era sarà ritenuto attendibile Renato Pugliese, l’altro prezioso pentito.

Le dichiarazioni del collaboratore arrivano poi a toccare i Di Silvio: «Campo Boario è dei Di Silvio, nessuno può spacciare lì oltre loro. I Travali invece controllano Q4, Villaggio Trieste e via Pierluigi Nervi. Ora che i Travali sono carcerati, i Di Silvio si sono presi il loro territorio. A Campo Boario ho visto più persone comprare cocaina, basta citofonare nelle abitazioni». Si arriva così all’indagine Alba Pontina e al sistema di spaccio ed estorsioni.

I SUPERMERCATI

Ci sono anche dettagli inediti raccontati dal pentito in merito all’uso dei soldi guadagnati con lo spaccio di droga: «So che con tali guadagni sono stati comprati dei supermercati». Il collaboratore cita in particolare due supermercati situati in zone diverse della città: «Potrei indicare i due supermercati che sono intestati a un prestanome». Dichiarazioni che ovviamente sono al vaglio della magistratura, molte delle quali sono coperte da omissis per non pregiudicare l’esito delle indagini in corso.

 

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