Il patto Stato-.camorra

Il patto Stato-Camorra: al centro delle intercettazioni Tommaso Barbato 

15/07/2015 – di 

Avrebbe favorito alcune imprese legate al clan più potente della Campania. Le intercettazioni pubblicate da tutti i giornali lo definiscono “l’anello di congiunzione degli imprenditori collegati al clan di Michele Zagaria” 

Il patto Stato-Camorra: al centro delle intercettazioni Tommaso Barbato
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L’indagine sui legami tra camorra e mondo imprenditoriale emersa ieri ha travolto anche Tommaso Barbato, ex senatore Udeur e candidato in Campania alle ultime Elezioni Regionali nelle liste a sostegno di Vincenzo De Luca. Barbato, che molti ricorderanno per il gesto delle corna e lo sputo in aula a Palazzo Madama al suo compagno di partito Nuccio Cusumano (nel 2008, in occasione di un voto di fiducia al governo Prodi), è oggi accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver favorito il clan dei Casalesi.

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TOMMASO BARBATO, LE ACCUSE –

Barbato, in qualità di responsabile del settore regionale collegato al Ciclo Integrato delle Acque e poi di consigliere regionale e di senatore, avrebbe fatto ottenere ad imprese collegate al gruppo camorristico del boss Michele Zagariacontinui incarichi di manutenzione e gestione degli acquedotti regionali con il criterio della somma urgenza, che prevede l’assegnazione diretta senza bandi di gara. Scrive Fulvio Bufi sul Corriere della Sera:

Di lui il gip scrive che con Franco Zagaria (cognato di Michele e assiduo frequentatore degli uffici regionali dove accedeva grazie a un pass personale, oggi deceduto) «rappresenta l’anello di congiunzione degli imprenditori collegati al clan di Michele Zagaria» e che negli anni ha «fatto in modo di veicolare decine di milioni (…) alimentando le casse personali della famiglia Zagaria, nonché le casse collettive del clan». E su Barbato, Massimiliano Caterino (collaboratore di giustizia) mette a verbale: «Era persona di estrema fiducia di Zagaria Franco (…) si parlava di lui come persona referente del clan nella Regione Campania». Diverso il ruolo contestato a Sarro, che non ha l’accusa formale di aver favorito la camorra. Ma imprenditori ad essa vicini sì: alterando lo svolgimento di una importante gara d’appalto (31 milioni e 710 mila euro) affinché se l’aggiudicassero gli amici di Zagaria. Famiglia alla quale lui stesso, secondo la deposizione Luciano Licenza, uno degli arrestati, era comunque legato: «Il riferimento politico di Francuccio Zagaria era Carlo Sarro, e infatti venne al suo funerale».

Il Fatto Quotidiano, intanto, in un articolo a firma Fabrizio D’Esposito riporta anche le testimonianze di altri imprenditori. Come Raffaele Galoppo, che ha dichiarato:

«Dal 1988/1989 ho lavorato per appalti in somma urgenza alla Regione Campania. Il Barbato, che era un geometra subentrato come dirigente al Moccia che era una persona molto onesta, era un dirigente disonesto che lavorava alla Regione Campania. Posso dirvi che in un’occasione allorquando divenni aggiudicatario di una appalto per la gestione della centrale Mercato Palazzo di Sarno, dovetti assumere obbligatoriamente il figlio, Carmine, che però non veniva mai a lavorare sul cantiere. (…) Con il Barbato ho vinto due appalti, uno nel 2003 per la Centrale di Mercato Palazzo, che già gestivo, e l’altro, sempre nel 2003, per la manutenzione degli acquedotti per la zona del Nolano. Per il primo appalto il Barbato stabilì quanto dovevo inserire di ribasso per vincere la gara e mi chiese per fare questo il 5% dell’importo di gara per ogni annualità».

Il Fatto racconta che il numero di telefonino di Barbato era nella rubrica di Michele Fontana detto coruzzolo, esponente di prima fila dei Casalesi. L’ex senatore faceva anche assunzioni. Ha rivelato Francesco Martino, imprenditore del clan:

«La gestione di tali centrali garantiva anche un ritorno elettorale, dal momento che i soggetti assunti, evidentemente si orientavano sul voto (…) in questo modo credo si possa spiegare la fortuna elettorale di Tommaso Barbato, originariamente un idraulico della Regione, poi assurto al ruolo di senatore».

Martino dice di avergli dato 20mila euro che gli sarebbero serviti «per comprare l’auto alla figlia di Fantini», ossia Antonio, coordinatore regionale dell’Udeur.


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