Il negazionismo della politica e delle istituzioni e le responsabilità del fronte antimafia

IL PROBLEMA DEI PROBLEMI NELLA LOTTA ALLE MAFIE: PEZZI DI ISTITUZIONI, SE NON COLLUSE, RETICENTI, NEGAZIONISTE O, QUANTO MENO, NON DETERMINATE

Parliamoci chiaramente e senza infingimenti.

Se noi ci troviamo, come spesso accade in alcune realtà geografiche della nostra Regione, di fronte a pezzi di istituzioni che negano l’esistenza del fenomeno mafioso o, quanto meno, tacciono, non andiamo da nessuna parte.

E’ inutile fare convegni e tavole rotonde se non si affronta e si risolve questo problema.

Se noi continuiamo ad avere Prefetti, come quello di Roma, che dichiara che “la Capitale è la città più tranquilla d’Italia”, quando anche i bambini sanno che proprio a Roma sono presenti una settantina di cosche mafiose con centinaia di capizona che controllano tutti i quartieri; o quello di Viterbo che, durante la conferenza stampa con i vertici delle forze dell’ordine, a domanda specifica di qualche cronista, non risponde, siamo proprio alla frutta.

Quando un Prefetto nega o tace sulla presenza delle mafie sul territorio, mancano gli stimoli ad indagare, scema l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media, si incoraggiano indirettamente le mafie ad ampliare le aree di presenza ed influenza.

Se, poi, aggiungiamo a tutto ciò che anche da parte del fronte antimafia ci si limita a fare della retorica, della ricostruzione storica od altro che non ha nulla a che fare con l’antimafia vera, allora la frittata è fatta.

Le mafie diventano vincenti su tutti i fronti e l’avvenire dei nostri figli è definitivamente compromesso perché diventiamo oggettivamente complici noi stessi della criminalità organizzata.

Ci stiamo sgolando nel gridare che dobbiamo tutti impegnarci seriamente a fare un salto di qualità, passando dall’antimafia delle parole all’antimafia dei fatti, delle denunce.

Noi questo cammino lo abbiamo intrapreso da anni collaborando con magistrati e forze dell’ordine.

Ma non bastiamo e non ce la facciamo a coprire tutto il Lazio.

La maggior parte della gente non collabora, ha paura, non segnala, gira la faccia dall’altra parte, è omertosa.

I volenterosi, le persone sensibili sono pochi.

Dobbiamo unire gli sforzi, aiutandoci vicendevolmente, dividendoci i ruoli.

Se non facciamo questo, con la politica e le istituzioni in parte colluse ed in altra parte timide e cieche, consentiremo alle mafie di occupare in breve tutto il territorio della nostra Regione.

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