Il muro di gomma. Se c’é la mafia é colpa di tutti noi

Si parla, quando se ne parla, di mafia in provincia di Latina solamente nei casi di emergenza.

E se ne parla sempre di malavoglia.

Come se la mafia fosse entrata a far parte della nostra vita stessa e non ne potessimo più fare a meno.

Il punto è proprio qua.

Questo è un popolo morto, fatta qualche rara eccezione, che non ha nemmeno la capacità di indignarsi.

Figurarsi se ha quella di reagire, associandosi, aiutandoci ed aiutandosi.

Si legge, se si legge, in maniera pelosa, come si leggono i giornali di cronaca rosa, con quella sorta di voglia di osè che prende le anime e le menti deboli.

Ci si lamenta della qualità della classe politica.

Ma qua non è solo un problema di classe politica.

E’ un problema di classe dirigente nel senso generale, a tutti i livelli ed in tutti gli ambienti.

E la classe dirigente è lo specchio della società, il prodotto di essa.

Se non ci fossero alcuni cronisti – solo alcuni, si badi bene – che, malgrado tutto, mostrano, in questo pantano, di avere ancora senso civico e di amor proprio, di mafia nemmeno se ne parlerebbe più.

Ogni volta che noi dobbiamo stilare una nota, un comunicato stampa, abbiamo difficoltà a individuare a chi mandarli.

Di volta in volta selezioniamo, man mano che ci accorgiamo che ce li censurano, perché noi parliamo di cose “scomode”, che disturbano il manovratore.

Il padrone non vuole.

L’elenco si assottiglia sempre più.

Purtroppo questa è la provincia di Latina.

Ma, a dirla tutta, purtroppo anche in altre aree della nostra Regione abbiamo una situazione più o meno analoga.

Tutti ti dicono “bravi”, ”siete coraggiosi”, o magari ti invitano a qualche convegno, dove si spende un fiume di parole e basta, ma nessuno ti aiuta a combattere in trincea.

Continuano tutti a dirti che questa è roba da poliziotti o da magistrati, come se noi fossimo cittadini di un altro Stato o di un altro mondo.

Come se ogni cittadino non avesse, oltre che dei diritti, anche dei doveri, compreso quello di combattere contro le illegalità e la criminalità, nell’interesse stesso suo e dei propri figli.

Non si vuole capire che l’inerzia dei cittadini è la causa principale dell’avanzata delle mafie nel nostro Paese e nei nostri comuni.

Questo stare a guardare, inerti, determina il progredire continuo, asfissiante, dei mafiosi in tutti i settori, anche quelli più vitali, in tutti gli ambienti, nell’economia, nella politica, nelle istituzioni.

Se c’è la mafia è colpa di noi tutti, nessuno escluso.

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