Il monito del Papa: liberare la figura della Madonna dall’influsso delle mafie

La Stampa, 18 AGOSTO 2020

Il monito del Papa: liberare la figura della Madonna dall’influsso delle mafie

Francesco lo scrive nella lettera all’Accademia mariana che apre la battaglia della task force contro «inchini» e influenze malavitose sugli eventi religiosi

DOMENICO AGASSO JR

CITTÀ DEL VATICANO. Da qualche giorno è operativa una speciale task force formata da esponenti delle Forze dell’ordine, esperti anti-racket e anti-usura, procuratori in prima linea contro Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita. E con loro, uomini di Chiesa. La loro sfida è stata «benedetta» dal Papa: liberare la figura della Madonna da corteggiamenti e influssi mafiosi, a cominciare dagli «inchini» delle statue di Maria davanti alle case dei boss durante le processioni.

Francesco ha «appreso con piacere che codesta Pontificia Accademia ha promosso un Convegno per dare inizio ufficialmente al Dipartimento di analisi e di studio dei fenomeni criminali e mafiosi, per liberare la figura della Madonna dall’influsso delle organizzazioni malavitose… Desidero esprimere il mio apprezzamento per l’importante iniziativa». Questi i passaggi più intensi della lettera che il Pontefice il 15 agosto, giorno dell’Assunta, ha inviato a padre Stefano Cecchin, presidente della Pontificia Accademia mariana internazionale, e ai partecipanti alla giornata di studio con cui si è istituita la task-force. La missiva viene riportata sul numero di Maria con te, il settimanale mariano della San Paolo, in edicola domani, con un ampio servizio a questa iniziativa che si propone di interrompere per sempre le oscure influenze malavitose sugli eventi religiosi e sui luoghi dedicati alla Madonna.

Spiega Cecchin: «La nostra azione si collega idealmente all’anatema di Giovanni Paolo II ad Agrigento nel 1993 e a quello di papa Francesco a Cassano allo Ionio nel 2014». Sono le scomuniche ai mafiosi proclamate dai due Vescovi di Roma a distanza di 21 anni. Papa Bergoglio, al termine della visita pastorale nella diocesi di Cassano allo Jonio, aveva lanciato la scomunica per i mafiosi e la richiesta di combattere la ‘ndrangheta perché adora i soldi e disprezza il bene. «Quando non si adora il Signore – aveva detto – si diventa adoratori del male, come lo sono coloro che vivono di malaffare, di violenza»; e «la vostra terra, tanto bella, conosce le conseguenze di questo peccato. La `ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no. La Chiesa che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi». «Quelli – aveva concluso – che non sono in questa strada di bene, come i mafiosi, questi non sono in comunione con Dio, sono scomunicati».

L’impegno del nuovo Dipartimento di analisi e di studio dei fenomeni criminali e mafiosi è combattere la «spiritualità deviata» ravvisabile, per esempio, negli ignobili inchini delle effigi della Vergine davanti alle dimore dei capiclan.

Papa Francesco, plaudendo all’iniziativa della Pontificia Accademia mariana internazionale, ammonisce: «La devozione mariana è un patrimonio religioso-culturale da salvaguardare nella sua originaria purezza», liberandolo da «sovrastrutture, poteri o condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, libertà, onestà e solidarietà».

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