“Il mio dovere è difendere la libertà”

Ho LETTO la let­tera del pres­i­dente della Mon­dadori Marina Berlus­coni e colgo occa­sione per pre­cis­are alcune ques­tioni. Il capo del gov­erno Berlus­coni non ha espresso parole di crit­ica. Crit­ica sig­nifica entrare nel mer­ito di una val­u­tazione, di un dato, di una rif­les­sione. Nelle sue parole c’era una con­danna non ad una anal­isi o a un dato ma allo stesso atto di scri­vere sulla mafia. Il ris­chio di quelle parole, rib­adisco, è che ci sia un gener­ico e pre­oc­cu­pante ten­ta­tivo di far pas­sare l’idea che chi­unque scriva di mafia fiancheggi la mafia. Come se si dicesse che i libri di oncolo­gia dif­fon­dono il can­cro. Facendo così si avvan­tag­gia solo la morte.

Non capisco a cosa si riferisce quando la pres­i­dente Berlus­coni dice: “Sap­pi­amo tutti quanto abbia pesato e pesi l’omertà nella lotta alla crim­i­nal­ità orga­niz­zata… ma certo una pub­blicis­tica a senso unico non è il sostegno più effi­cace per l’immagine del nos­tro Paese”. In Gomorra sono rac­con­tate anche le sto­rie di col­oro che hanno resis­tito alle mafie, un intero capi­tolo ded­i­cato a Don Peppe Diana, c’è il rac­conto di una Italia che resiste e con­trasta l’impero della crim­i­nal­ità. Quale sarebbe il senso unico? Ho anche più volte detto e scritto, che l’azione anti­mafia del gov­erno c’è stata ed è stata impor­tante, ricor­dando però al con­tempo che siamo ben lon­tani dall’annientare le orga­niz­zazioni, siamo solo all’inizio poiché le strut­ture eco­nomiche e politiche dei clan che con­tin­u­ano ad essere intatte.

Ecco per­ché alla luce di quanto scrivo ho trovato le parole del capo del gov­erno final­iz­zate a intimidire chi­unque scriva di mafie e di cap­i­tali mafiosi. Ho io stesso visto e conosci­uto la lib­ertà della casa editrice Mon­dadori. Ci mancherebbe che uno scrit­tore non fosse libero nella sua pro­fes­sione. Una lib­ertà esiste però solo se viene difesa, rac­colta, costru­ita nell’agire quo­tid­i­ano da tutti col­oro che lavo­rano e vivono in una azienda. Ed è infatti pro­prio a questi che mi sono riv­olto ed è da loro che mi aspetto come ho già scritto una presa di posizione in mer­ito alla pos­si­bil­ità di con­tin­uare a scri­vere lib­era­mente nonos­tante queste dichiarazioni.

Non può che stupire però che un edi­tore non critichi ma bensì attac­chi lo stesso prodotto che manda sul mer­cato, e lo attac­chi su un ter­reno così sen­si­bile e deci­sivo come quello della cul­tura della lotta alla crim­i­nal­ità orga­niz­zata. Sono molte le per­sone in Italia che per il loro impegno nel rac­con­tare pagano un prezzo altissimo non è pos­si­bile liq­uidarle con­siderando la loro azione “pro­motrice” del potere mafioso. Una dichiarazione del genere annienta ogni capac­ità di resistenza e cor­ag­gio. E questo da intel­let­tuale non è pos­si­bile igno­rarlo e da cit­tadino non posso ascri­vere una dichiarazione del genere alla dialet­tica demo­c­ra­t­ica. È solo una dichiarazione peri­colosa che andrebbe imme­di­ata­mente rettificata.

Roberto Saviano

(Tratto da Repubblica)

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