Il Ministro Maroni chiude il “caso Fondi”. Ecco come si fa la lotta alla mafia in Italia!

Il ministro Maroni chiude il “caso Fondi”

Il Governo decide di lasciare tutto come prima nella cittadina laziale

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni chiude la  “pratica” Fondi dopo la decisione presa, per lui da  altri, di non sciogliere quel consiglio comunale  per  infiltrazioni mafiose.  Colui il quale si appresta ad emanare il decalogo che  promette la fine dello strapotere delle mafie in questo Paese, dopo aver per due volte chiesto che la classe  politica che guida, da oltre quindici anni, il comune di Fondi e tutto il basso Lazio, venisse azzerata  perché  condizionata dalle mafie, ha messo burocraticamente fine alla vicenda con la richiesta di procedimenti disciplinari per i funzionari coinvolti.
Il Governo, vanificando il lavoro svolto da ben due commissioni d’accesso, una prefettizia e una ministeriale,  ha deciso che è sufficiente rimettere tutto al giudizio salvifico del popolo sovrano e che basterà avviare qualche  procedimento disciplinare trasferendo ,come già avvenuto ,da  un settore all’altro i capi degli uffici comunali. Alcuni di quei dirigenti sono stati arrestati o sono indagati dalla Dda di Roma per tutta una serie di reati  legati alla facilità  con cui i mafiosi o i loro prestanome avevano le porte aperte negli uffici comunali e per aver,  sostiene la commissione d’accesso, composta da alti ufficiali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, non applicato le normative antimafia.
Nelle oltre 500 pagine redatte dalla commissione d’accesso  disposta dall’ex prefetto di Latina, Bruno Frattasi, promosso e trasferito ad altro incarico, si legge,tra l’altro: “Nel corso dei due successivi mandati del  sindaco di Fondi Parisella, dal 2001 al 2008, non sono mai  state richieste certificazioni antimafia per gli appalti di lavori pubblici, servizi e forniture, subappalti, concessioni,  erogazioni oltre le soglie comunitarie fissate dalla  norma… La certificazione antimafia è il frutto di accertamenti sui legami, palesi o occulti, che una società  può intrattenere con ambienti della criminalità  organizzata. Ciò al fine di impedire che denaro della pubblica amministrazione, quindi dell’intera collettività, contribuisca a sostenere un’economia illegale che pregiudica la sicurezza economica del tessuto  sociale in cui opera, inquinando e alterando il libero gioco della concorrenza, principio cardine di una economia di mercato, e alimentando, allo stesso tempo, attività di  riciclaggio di denaro di provenienza illecita…Una situazione alla quale si sarebbe potuto porre un argine con  l’adempimento al dettato della legge, ovvero attivando quei presidi di legalità e di trasparenza a cui è  rivolta la normativa antimafia”.
A Fondi, nessuno dei settori in cui si esplica l’attività dell’amministrazione comunale ha applicato quella  normativa antimafia e sindaco e giunta non hanno, in tutti  quegli anni, mai avuto nulla da obiettare a che noti  personaggi, legati ad altrettanto note famiglie mafiose,  intrattenessero rapporti con l’ente pubblico che  rappresentavano.  Al Ministro Maroni e a coloro i quali sostengono che tutto  sarà sanato dal giudizio del popolo sovrano si deve  obiettare che a Fondi, molti dei  35 mila abitanti e anche  molti di quelli dei paesi confinanti, conoscono la caratura  criminale di chi intratteneva rapporti con quella  amministrazione comunale e quanto tali rapporti fossero e  sono consolidati con alcuni settori della politica.
Quindi non è fuori luogo chiedersi: ” Sarà sufficiente  spostare da un incarico all’altro dei dipendenti comunali?  Come andranno a finire le prossime consultazioni elettorali  in un Comune dove il ministro dell’Interno, massimo  responsabile politico dell’ordine e della sicurezza, su  richiesta di un prefetto e di alti ufficiali delle forze di  Polizia, ha per ben due volte chiesto lo scioglimento per  gravi e continuate nel tempo infiltrazioni mafiose?  E’ cosi che si vuole rescindere il rapporto tra i clan  della criminalità organizzata e i settori della politica e  dell’economia che interagiscono dando vita ai sistemi  mafiosi?  La risposta è scritta negli atti parlamentari delle  commissioni antimafia e nei dispositivi di molti processi  alle mafie. L’impegno e i sacrifici di molti servitori  dello Stato, delle associazioni e di alcuni giornalisti  coraggiosi risulterà  vano senza l’impegno di chi rimane  a guardare come finirà.

Fondi (LT), 07.01.2010 | di Antonio Turri

(Tratto da LiberaInformazione)

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