Il male di Palermo è profondo

Il male di Palermo è profondo

di Salvatore Pappalardo

26 Settembre 2019

Confesso un certo imbarazzo nel prendere la parola per ripetere amare espressioni altre volte pronunziate; il mio non vuole e non può essere un parlare prevedibile e scontato di cerimonia funebre ma l’eco di una voce divi­na che tutti richiama, esorta e giudica, secondo le no­stre rispettive responsabilità. È però anche una voce che ci consola e conforta infondendo in noi, se credenti, la suprema certezza che nessuna delle esperienze della vi­ta, anche le piu tristi e sacrificanti, resta inutile e vuota quando è il prezzo pagato per l’adempimento di un pro­prio dovere; la Divina Giustizia è la sola che può vera­ mente tener conto di tutto ed attribuire a ciascuno il merito del bene compiuto.
Sono qui dinanzi a noi le bare di due uomini barba­ramente assassinati nell’adempimento del loro dovere: l’Alto Magistrato Terranova che riprendeva, dopo un intervallo dedicato ad attività politica, il suo posto di sollecito ed impegnato tutore dell’osservanza delle leggi dello Stato e della sicurezza, del cittadino con particola­re competenza e sagacia nel perseguire il fenomeno del­la criminalità mafiosa; il sottufficiale di Pubblica Sicu­rezza, Maresciallo Mancuso che, addetto da anni alla personale tutela del giudice è purtroppo diventato insie­me con lui vittima preordinata della rabbiosa reazione dei criminali.
Ad entrambe le famiglie vogliamo esprimere la nostra vivissima partecipazione al loro dolore: saranno le pa­ role che riusciremo a dir loro, sarà l’attenzione dovero­sa ai loro bisogni, sarà la grata memoria che serberemo del sacrificio dei loro cari, sarà l’assicurazione della no­stra preghiera a Dio « che atterra e suscita, che affanna e che consola», nel cui regno di giustizia, di amore e di pace trovano accoglienza gli spiriti retti e si placa il tumulto scomposto dei sentimenti e delle vicende umane.
Pur vivendo di questa speranza noi siamo impegnati, proprio in forza della Parola di Dio e della nostra fede in essa, ad operare instancabilmente durante la vita in questo mondo perché un po’ di giustizia, di pace e di amore si realizzino anche qui. Come cittadini e come cristiani dobbiamo proporci e realizzare una trasformazione progressiva di quanto è ingiusto e difettoso nella società per renderlo conforme al piano di Dio: impresa titanica che occorre però affrontare decisamente.
È questo certamente un compito della Pubblica Auto­rità, dello Stato e dei suoi Organi ma è anche un dovere che, in diversa misura incombe su tutti i membri della Comunità nazionale. Dinanzi a questi luttuosi e preoccupanti avvenimenti non possiamo fermarci a ge­neriche o generali proteste e a sterili  lamenti ma occorre passare ad una qualche forma di azione inquadrata in una quanto piu completa visione del complesso proble­ma.
Sappiamo bene che non sono possibili  soluzioni sem­plicistiche ed immediate. Il male è talmente profondo ed incarnato che le sue velenose radici affondano in un terreno dove si intrecciano da secoli – e vengono talora coltivati – torbidi interessi, espressioni dell’egoismo e della prepotenza umana disancorata da ogni visione morale e religiosa della vita.
Non interventi immediati violenti sul corpo sociale ma tutta un’opera  occorre di educazione e di rieducazione, soprattutto nei riguardi delle giovani generazioni perché non assumano come modello e riproducano – magari aggravandole – ge­sta e comportamenti di spregiudicatezza e di violenza.
Questa,  in realtà , non  si manifesta  soltanto nei cla­morosi fatti del terrorismo politico o mafioso che stan­no  insanguinando l’Italia  tutta ma in tanti altri episodi delittuosi di cui è giornalmente costellata  la nostra cro­ naca. Si manifesta in tanta parte del costume pubblico e privato dove per far valere i propri veri o presunti diritti non si fa ricorso all’osservanza  e all’applicaz10ne delle leggi ma al proprio arbitrio, all’inganno,  alla forza di pressioni  e di intimidazioni varie … I quartieri della vecchia Palermo, la cinta delle borgate,  le stesse parti  più cospicue della città sono teatri e vittime  di  tutta una serie di imposizioni, dI grassazioni, di intimidazioni che minacciano di disanimare ogni sana reaz10ne,  generan­do   al contrario   attività  emulative  da parte  di giovani tentati di risolvere per questa facile via i loro probiemi.
È necessario quindi che la lotta alla violenza, alla criminalità ed alla mafia parta da un’adeguata educazione dei bambini, dei ragazzi, dei giovani che vagano cosi numerosi disattesi o positivamente diseducati dalle loro famiglie. Occorre una politica scolastica che formi veramente questi giovani non alla protesta contro la società ma al loro inserimento in essa mediante il lavoro, un vero lavoro dignitoso, onesto e veramente produtti­vo. Occorre educare fin dai primi anni a sentire la voce della coscienza – che è voce di Dio – ed a vivere one­stamente nella libertà, nel rispetto degli altri ed anche nel rispetto di se stessi e di quei valori di cui ogni uomo è portatore.
L’indebolito peso della famiglia nell’educazione dei figli, l’incertezza delle riforme scolastiche e quindi  la crisi della scuola, il difficile assorbimento  dei giovani nel mondo del lavoro, la crisi delle campagne, l’illusio­ne del miracolo industriale, lo stimolo continuo di una società consumistica ed edonistica sono tutti elementi che fanno da sfondo e da matrice alla dilagante crimi­nalità  di ogni genere.
Con l’impegno di riaffemare l’osservanza delle leggi in sede giudiziaria, propria della Magistratura, il Dr. Terranova  aveva con lungo e lodevole curriculum raggiunto il grado di Magistrato di Corte di Cassazione, con la vigile attenzione a prevenire i delitti, propria della P.S. il Maresciallo Mancuso si era attirata tanta stima e considerazione. Entrambi erano generosi e operatori di pace sociale e promotori del Regno della Luce. Ma i fi­gli delle tenebre li hanno colpiti a morte. Vivano nella nostra memoria e nell’eterna e giusta Memoria di Dio.

Fonte:http://mafie.blogautore.repubblica.it/

 

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