Il M5S blocca la prescrizione ma la Lega è “molto perplessa”

Il Fatto Quotidiano, 1 novembre 2018

Il M5S blocca la prescrizione ma la Lega è “molto perplessa”

Emendamento grillino al ddl Anticorruzione: i termini verrebbero sospesi dopo le sentenze di primo grado. Pd e Forza Italia insorgono. E anche Salvini si smarca

di TOMMASO RODANO

Preoccupazione e sconcerto”, “Stato di polizia”,“violazione costituzionale”, “logica manettara”. In Parlamento c’è un’ola che unisce (in modo ormai non inconsueto) Pd e Forza Italia. Il tema che sconvolge gli onorevoli dem e azzurri è la prescrizione. I Cinque Stelle hanno presentato una norma che ne sospende i termini dopo le sentenze di primo grado. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede l’aveva annunciata più volte, ieri è stata proposta come emendamento al ddl Anticorruzione (in commissione Giustizia alla Camera) dai due relatori grillini, Francesca Businarolo e Francesco Forciniti. Nella forma è solo un comma che modifica l’articolo 159 del codice penale: “Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado (. ..) fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio (.. .)”. Nella sostanza invece può essere la fine di un’epoca: quella che ha segnato la seconda parte del ventennio berlusconiano, quando una delle leggi ad personam cucite sulle esigenze del Cavaliere –la Cirielli, anno 2005 –ha trasformato la prescrizione in uno strumento micidiale nelle mani degli avvocati per far estinguere i processi. Quella legge era stata superata l’anno scorso con la riforma Orlando (ex Guardasigilli proprio del Pd) che sospende la prescrizione, ma per un periodo massimo di 18 mesi sia dopo la condanna in primo grado sia dopo la condanna in appello. La norma Bonafede invece riguarderebbe tutte le sentenze –anche di assoluzione – e cancellerebbe ogni residuo vincolo temporale.

IL PROBLEMA, per i Cinque Stelle, è ancora la Lega, che ha scelto la prescrizione come ultima frontiera dello stato di tensione permanente nella maggioranza. A Matteo Salvini la norma non piace, e gli piace ancora meno il modo in cui è stata introdotta. L’ha fatto sapere tramite il suo capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari: “Abbiamo forti perplessità. L’emendamento è stato presentato dai relatori, non è concordato a livello di governo, non è passato dal Consiglio dei ministri e ci riserviamo di fare valutazioni. Ne discuteremo, come sul resto del provvedimento”. Una reazione che arriva in serata e gela lo stesso Buonafede, che si era esposto in tv, a Otto e mezzo, pochi minuti prima: “Non mi risulta che ci siano mal di pancia della Lega e non so perché dovrebbe averli, visto che sulla prescrizione il contratto di governo è molto chiaro”. Vero? Nì. Il documento su cui si bassa il patto Salvini-Di Maio cita esplicitamente la “necessità di una efficace riforma della prescrizione dei reati”, ma si ferma lì, senza specificare quale sia la misura. Dunque Salvini è “fortemente perplesso ”, e batte un colpo, rispondendo anche alla chiamata di Forza Italia. Tra i tanti parlamentari azzurri allucinati per il “golpe” grillino in commissione Giustizia, più di uno – Mariastella Gelmini, Paolo Sisto, Andrea Ruggieri, Enrico Costa – si era appellato alla Lega per ammansire l’al – leato di governo. Il fatto curioso, semmai, è che a gridare allo scandalo non sono solo i berlusconiani – coerenti con la ragione sociale e la storia di Forza Italia – ma pure il partito che negli anni della legge Cirielli si trovava d al l ’altra parte della trincea. Sergio Bazoli, capogruppo del Pd in commissione Giustizia, si è definito “preoccupa – to e sconcertato” per la sospensione della prescrizione. Il deputato Stefano Ceccanti, costituzionalista, ha usato gli stessi argomenti esposti poche ore prima dalla collega Anna Maria Bernini (capogruppo azzurra al Senato): “Esiste un articolo della Carta, il 111, che garantisce la ragionevole durata dei processi. Capisco che è stato introdotto nel 1999 per cui forse il ministro Bonafede può non avere consultato una copia aggiornata”, ironizza Ceccanti. Per l’ex sottosegretario Cosimo Ferri invece è una norma semplicemente “inutile”, perché sulla materia è già intervenuta la riforma Orlando. Le ultime statistiche sulla prescrizione sono state diffuse proprio dall’ex Guardasigilli del Pd e si riferiscono al primo semestre del 2015 (quando vigeva ancora la Cirielli): in quel periodo i procedimenti prescritti sono stati 68.098. La stragrande maggioranza si interrompe in fase preliminare (oltre 35mila), un’altra parte non arriva alla sentenza di primo grado (circa 16mila). Nel 2015 le prescrizioni che sarebbero state sospese grazie alla norma Bonafede – cioè quelle sopraggiunte dopo il primo grado di giudizio – sono 12.700 su 68.098, il 18,6%.

INSOMMA,l’emendamento voluto dal ministro grillino – b a sa n d oc i sulle statistiche del 2015 e senza considerare gli effetti della riforma Orlando, che non sono ancora stati misurati – dovrebbe riguardare meno di un caso di prescrizione su cinque (pur sempre diverse migliaia di processi). Ma per i Cinque Stelle è soprattutto una battaglia di principio, oltreché una promessa storica agli elettori. Per mantenerla, a quanto pare, dovranno passare sulla Lega.

 

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