Il lodo Alfano è una legge indegna e va spazzato

Lodo Alfano, il governo è con il fiato sospeso

Nella prima metà di ottobre è prevista la sentenza della Corte costituzionale sulla legittimità della legge che sospende i processi a carico delle più alte cariche dello Stato, premier compreso. Si ipotizzano scenari in caso di bocciatura,  tra possibile caduta dell’esecutivo e varo di una seconda legge tappabuchi. I dipietristi, nel caso il provvedimento passi, sono pronti a fare campagna per il referendum abrogativo

C’è un appuntamento che sta tenendo con il fiato sospeso la politica italiana, soprattutto il governo e la maggioranza tutta. E’ la sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano, lo scudo processuale varato dall’esecutivo Berlusconi a difesa delle più alte cariche dello Stato. Presidente del Consiglio compreso, naturalmente.

La decisione dei giudici della Consulta dovrebbe arrivare nella prima metà del mese di ottobre. Per il 6 è fissata l’udienza pubblica. A difesa del lodo ci sarà schierato il collegio difensivo del premier, guidato da Niccolò Ghedini. In aggiunta, l’Avvocatura generale dello Stato che per conto della Presidenza del Consiglio ha presentato una memoria di ventuno pagine depositata presso la cancelleria della Corte.

La memoria difensiva, scritta dall’avvocato Glauco Nori, difende il lodo Alfano ritenendolo in grado di coordinare due interessi: quello “personale dell’imputato a difendersi in giudizio” e “quello generale, oltre che personale, all’esercizio efficiente delle funzioni pubbliche”. Perché, in pratica, i processi a carico del premier (su tutti quello che lo vede imputato per corruzione con David Mills) verrebbero solo sospesi. Quello che ha fatto notizia oggi, tuttavia, è la previsione che ha azzardato l’avvocato Nori, arrivando a ipotizzare, in caso di bocciatura del lodo, le dimissioni del premier.

A perorare le ragioni della bocciatura, invece, sarà Alessandro Pace, presidente dei costituzionalisti italiani. Le principali motivazioni che addurrà a sostegno della tesi sono gli articoli costituzionali che affermano l’eguaglianza dei cittadini e la ragionevole durata dei processi: il lodo Alfano li violerebbe entrambi.

Difficile fare previsioni su quella che sarà sentenza, secondo alcuni “rumors” ci sarebbe già formata una maggioranza di otto giudici della Corte orientati alla bocciatura. Ma si tratta, ovviamente, di voci impossibili da verificare.

C’è anche chi sostiene che sarebbe, per la Corte, piuttosto difficile pronunciarsi in questo senso, visto che il lodo è stato già corretto tenendo conto dei rilievi mossi cinque anni fa all’analogo lodo Schifani (bocciato proprio dalla Consulta) e il Capo dello Stato ha controfirmato la legge tenendo conto anche di quelle correzioni. La bocciatura, insomma, sarebbe uno sgarbo istituzionale di non poco conto. Per questo non è escluso che il lodo venga corretto parzialmente, solo per la parte che riguarda i Presidenti della Repubblica e delle camere, lasciando intatta la protezione al premier.

Tra i membri del collegio difensivo di Berlusconi ci sarà anche il parlamentare Gaetano Pecorella, che in un’intervista al “Corriere della Sera” ha detto: “Il presidente del Consiglio svolge una funzione che non può essere interrotta: o si difende o fa il presidente del Consiglio”. Per Pecorella, “quello del presidente del Consiglio è un impegno a tempo pieno, con visite di Stato all’estero e continui obblighi istituzionali per cui gli verrebbe negato il diritto di difesa riconosciuto a tutti i cittadini”.

C’è anche l’ipotesi, qualora il lodo Alfano non passasse il vaglio della Consulta, che il premier se la cavi approvando un’altra legge “ad personam” per coprire il buco. E’ lo scenario tracciato in un recente editoriale dal direttore del “Giornale”, Vittorio Feltri. Michele Saponara, membro laico (in quota centrodestra) del Csm, ha commentato così: “Io penso che il lodo Alfano passerà perché la Corte Costituzionale diede alcune indicazioni che poi sono state seguite in modo accurato. Volendo è possibile tecnicamente fare un’altra legge, ma questa è un’ipotesi remota”.

Esiste uno scenario alternativo alla “promozione” del lodo: quello del referendum abrogativo per il quale l’Italia dei valori e altri partiti hanno già depositato le firme in Cassazione. Lo ricorda Massimo Donadi, capogruppo dei dipietristi alla Camera: “Dal momento che questa legge oltre ad essere incostituzionale, è anche immorale in caso di decisione negativa, saranno gli italiani a spazzare via, con il referendum, questa legge indegna”.

Andrea Scarchilli
(Tratto da www.aprileonline.info)

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