Il Lazio nelle mani dei clan. L’ennesima denuncia del Presidente della Corte di Appello di Roma

Territorio nelle mani dei clan, quello del Lazio.

In particolare, quello della provincia di Latina, dove ormai la camorra è padrona di buona parte dell’economia.

A dirlo – meglio, a ridirlo – è stato il Presidente della Corte di Appello di Roma durante il discorso di inaugurazione del nuovo anno giudiziario.

I giornali, alcuni in evidenza altri con scarso rilievo – e questo già è significativo per chi è abituato a far funzionare il cervello –, occupano parte delle loro pagine regionali con le parole del Dr. Santacroce.

La situazione peggiore è quella esistente in provincia di Latina, una provincia dove, contrariamente a quanto sostenuto nei giorni scorsi dal nuovo Prefetto di Latina, la risposta dello Stato NON è “adeguata”.

Non lo è stata e non lo è per una serie di motivi.

Uno dei quali –forse il principale – è la copertura che taluni spezzoni della politica e delle stesse istituzioni offrono alle mafie.

Che cosa sono e come vogliamo definirli la disattenzione visibile di molti esponenti politici ed istituzionali, la negazione continua del fenomeno mafioso, quel senso di fastidio che essi mostrano quando sentono parlare di queste cose, quel cercare di minimizzare quando queste sono appariscenti, palesi, quell’ostilità che ti mostrano quando denunci il fenomeno?

Senza parlare, poi, degli amoreggiamenti, dei flirt, delle collusioni sfacciate e continue.

Nel rilascio di concessioni ed autorizzazioni, nell’approvazione di varianti ed altri marchingegni urbanistici per consentire lottizzazioni a tutto spiano.

Dovunque.

Da un pizzo all’altro della provincia.

E della Regione.

Con una commistione a livello politico, talvolta, in cui i colori scemano, non contano più.

A zig zag.

Chi approva e chi fa finta di non vedere, di non capire…

Il nodo è qui.

Ecco perché noi non crediamo all’antimafia delle parole, delle chiacchiere, della narrazione della storia dei clan.

Chi vuole fare veramente antimafia deve scendere in trincea, con noi, guardare, osservare, annotare, fare ricerche camerali e catastali e denunciare, denunciare, denunciare, senza paraocchi ideologici, senza stare al servizio di chicchessia perché il marcio è dapperttutto, anche nelle istituzioni, purtroppo.

E stando, perciò, attenti anche a chi si denuncia, a chi si danno le carte.

Si fanno le analisi, quando si fanno, si denuncia il male, quando si denuncia, ma non si fanno mai i nomi di chi ha determinato o favorito quelle situazioni.

Questo è un altro nodo.

Ai Magistrati, ai rappresentanti delle forze dell’ordine, ai testimoni di giustizia e a quanti altri si interessano di queste cose, noi diciamo sempre di alzare lo sguardo ai piani alti.

Alla politica ed alle istituzioni.

Là stanno i mafiosi più pericolosi.

E nelle professioni.

I colletti bianchi, gli insospettabili.

Gente perversa, che per i soldi vende anima e corpo, non curandosi nemmeno dell’avvenire dei propri figli.

Gente senza scrupoli, senza valori, che crede solo nel Dio Denaro.

Una montagna di merda, li definisce qualche amico.

Falcone diceva sempre “ seguite il filone dei soldi e troverete la mafia”.

Ecco, seguiamo il filone dei soldi, come ha fatto il Colonnello Salato della Gdf a Frosinone, il quale è partito cominciando ad indagare sui proprietari delle mercedes e dei suv.

Ma, fino a quando avremo Prefetti, come quello di Roma che dice che la Capitale è la città più sicura d’Italia quando è piena di mafie, o come quello nuovo di Latina che dice che “la risposta dello Stato è adeguata” quando non lo è affatto, o quello vecchio di Viterbo che gira la faccia dall’altra parte quando un cronista gli domanda se la mafia c’è o no, non andiamo da nessuna parte.

Questa gente va rimossa subito come vanno rimossi i comandanti dei presidi provinciali e territoriali della Guardia di Finanza di Latina che di indagini patrimoniali ne fanno tante che si possono contare sulle dita di una mano.

Tutto il resto sono chiacchiere che non servono a niente.

Chiacchiere che servono solo a perpetuare uno stato di cose che peggiorano sempre di più.

A noi non interessa il colore politico di tizio o caio.

Noi stiamo combattendo la mafia e la gente va divisa fra chi vuole veramente combatterla e chi no.

Punto.

Cominciamo ad annotare i nomi delle ditte di Casal di Principe, di Casapesenna, di Frignano, San Cipriano, di Rosarno, di Platì, di Corleone, di Palermo e chi ne ha più ne metta che hanno invaso i nostri territori e cominciamoci a domandare il “ perché” di tutto ciò e il “chi” le ha fatte venire, ”chi” le ha favorite, in un modo o in un altro.

Siamo pieni a Roma, a Ostia, sul litorale, a Viterbo, a Bracciano, a Frosinone, a Latina, a Terracina, a Gaeta, Formia, Fondi.

Il Lazio è nelle loro mani, ormai.

Ecco perché noi non ci meravigliamo di quanto denunciato da Santacroce, dalla DNA, dalla DIA e dai magistrati e dalle forze dell’ordine.

Queste cose le sappiamo.

Le vediamo.

Le annotiamo.

Le denunciamo da anni.

Sono altri che fanno finta di meravigliarsi.

Ipocriti.

Traditori.

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