Il Lazio nella morsa delle mafie

L’allarme di Libera: “Nel Lazio si è radicata la quinta mafia”

Dopo Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita, ecco affermarsi la cosiddetta “Quinta mafia”. Un’organizzazione criminale che si sta definitivamente emancipando rispetto a quelle tradizionali, il cui terreno di radicamento è rappresentato dal Lazio. È questo il dato più significativo che emerge dal dossier “Parole & mafie” elaborato dall’associazione “Libera Informazione”. Il Lazio è ai primi posti nelle classifiche relative alla penetrazione mafiosa, subito dopo le quattro regioni meridionali a “occupazione” consolidata. Nel 2005 i procedimenti avviati dalla Dda di Roma per droga, tratta e associazione mafiosa sono stati 204, più che a Reggio Calabria. Quanto a beni confiscati e destinati al riuso, il Lazio è tra le prime regioni italiane.

In principio, spiega il dossier, la prima attività dei mafiosi nel Lazio è l’usura, “lo strozzinaggio dei cravattari”, organizzati dalla Banda della Magliana. Poi, con la parabola discendente della banda di Nicoletti, prendono potere le famiglie meridionali. Sono cosche imprenditrici con una parvenza di rispettibilità che si radicano sul territorio, mettono da parte le differenti origini e sanno fare affari senza pestarsi i piedi, spesso protetti dalla politica. Droga, usura, prostituzione, contraffazioni e abusivismo vedono la mafia del Lazio alleata con quella straniera: in particolare con cinesi, russi, albanesi, rumeni e nigeriani. A Roma sembrano convogliare i proventi illeciti, ripuliti dai mafiosi e reinvestiti in attività economiche e ristoranti.

“C’è stata negli ultimi anni – ha detto Roberto Morrione, presidente di “Libera informazione” – una sottovalutazione del fenomeno della mafia nel Lazio da parte della stampa. L’indifferenza e la non conoscenza da parte dell’opinione pubblica ci sembra ormai un ostacolo che deve essere superato”.

Valeria Di Corrado

(Tratto da Paese Sera)

Archivi