.Il Lazio ed il sud pontino sotto il tallone di tutte le mafie,italiane e straniere grazie anche all’insipienza di larghi settori della politica,alla corruzione e ad istituzioni inadeguate

IL QUADRO DISEGNATO DAL PROCURATORE GENERALE DI ROMA PER IL LAZIO E’ REALISTICO ED OBIETTIVO.
LA SITUAZIONE E’ DRAMMATICA PER LA PRESENZA RADICATA DELLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI SIA ITALIANE CHE STRANIERE LE QUALI SI SONO ORMAI IMPOSSESSATE DI AMPI SEGMENTI DELL’ECONOMIA E NON SOLO.
TALI ORGANIZZAZIONI MAFIOSE,INFATTI,TRAMITE UNA SCHIERA INFINITA DI COSIDDETTI “COLLETTI BIANCHI “( IMPRENDITORI,COMMERCIALISTI,AVVOCATI ED ALTRE CATEGORIE DI PROFESSIONISTI ),LORO SODALI, RIESCONO A CONDIZIONARE L’OPERATO DI MOLTE ISTITUZIONI E ADDIRITTURA AD ELEGGERE O FAR NOMINARE PERSONE CHE FANNO I LORO INTERESSI.
IL PROBLEMA E’ LO STATO ,QUESTO STATO,CHE NEL LAZIO NON FUNZIONA.
A ROMA FINO AD IERI ABBIAMO AVUTO PREFETTI CHE HANNO NEGATO L’ESISTENZA DELLE MAFIE.
A LATINA NON FUNZIONA NIENTE E ADDIRITTURA SI CACCIANO I PREFETTI ,COME E’ CAPITATO A BRUNO FRATTASI,CHE VOGLIONO FARE QUALCOSA CONTRO LE MAFIE.
SE NON CI FOSSERO LA NUOVA DDA DI ROMA CON I PROCURATORI PIGNATONE,PRESTIPINO E GLI ALTRI LORO DIRETTI COLLABORATORI,E QUELLA DI NAPOLi NON AVREMMO AVUTO ALCUNA INDAGINE.
ORMAI IL SUD DEL LAZIO ED IL SUD PONTINO SONO QUASI COMPLETAMENTE SOTTO IL TALLONE DELLE MAFIE,FUORI DAL CONTROLLO DELLO STATO.
PER IGNAVIA,PER IMBECILLITA’,PER COLLUSIONE,NON LO SAPPIAMO.
MA QUESTA E’ LA REALTA’ TRISTE MA REALE !
Sabato, 30 Gennaio 2016 12:39 

Roma/ Il Procuratore Generale della Corte D’Appello di Roma racconta la Capitale e sembra non sia cambiato nulla dopo dodici mesi 

Roma/ Il Procuratore Generale della Corte D'Appello di Roma racconta la Capitale e sembra non sia cambiato nulla dopo dodici mesi

“Il territorio del basso Lazio è stato oggetto di una espansione via via sempre più profonda e ramificata non soltanto ad opera di clan camorristici e del corrispondente insediamento dei relativi esponenti, ma anche di cosche di ’ndrangheta, la cui presenza si è con il tempo estesa e strutturata, fino a determinare la compresenza su quel territorio di un coacervo di gruppi, la cui attività, fortemente caratterizzata dal metodo mafioso, ne ha segnato profondamente il tessuto economico-sociale ed anche politico”. Lo afferma il procuratore generale della corte d’appello di Roma, Giovanni Salvi, nella sua relazione all’apertura dell’anno giudiziario.

Rispetto alle “associazioni di tipo mafioso” sul “territorio laziale dalle associazioni dalle quali avevano tratto origine e con le quali hanno mantenuto forme diverse di collegamento. Si tratta, in altri termini, di nuclei criminali che, rafforzatisi e strutturatisi nel tempo, hanno finito per dare luogo a vere e proprie associazioni mafiose autoctone e, sia pure con forme e modalità diverse, autonome dalle rispettive case madri criminali di derivazione, campane e calabresi”.

Ed anche l’usura continua ad essere uno dei fenomeni criminali tipici, e perciò più diffusi, della Capitale. “Accanto ai soggetti che autonomamente si dedicano ai prestiti a tassi usurari (i cd “cravattari”), opera la criminalità organizzata, che si dedica a tale attività criminale per “mettere a reddito” i capitali accumulati e nello stesso tempo penetrare nel tessuto economico della città”.

E’ una “emergenza drammaticamente presente in molte zone del Lazio, in particolar modo a Roma, il diffondersi della criminalità organizzata, specie di stampo mafioso”. E l’esempio più emblematico è rappresentato dall’inchiesta “Mafia Capitale”, condotta dalla Procura della Repubblica di Roma, “che ha svelato l’esistenza di un’organizzazione di tipo mafioso, capace di intimidire e corrompere politici di ogni schieramento e mettere le mani sugli appalti e i servizi pubblici del Campidoglio e della Regione Lazio”. 

L’inchiesta romana “ha messo in luce il crescente intreccio tra mafia e corruzione, che costituiscono i due mali endemici della nostra società, che spesso coincidono, per cui può dirsi che dove c’è mafia è oggettivamente più forte e penetrante la corruzione. Il fenomeno della corruzione sembra aver superato il livello di guardia, per la sua intensità e pervasività, che investe ormai tutti i settori della collettività. Si spera che l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) sappia utilizzare al meglio gli ampi poteri che le sono stati attribuiti con il Decreto Legge del 24 giugno 2014, n. 90, mettendo in campo gli anticorpi necessari a prevenire la corruzione, come ad esempio quello di una Pubblica Amministrazione sempre più trasparente”.

“Non v’è dubbio, infatti, che l’aumento di una effettiva trasparenza nell’attività della Pubblica Amministrazione renderebbe più difficile la commissione di fatti corruttivi. La corruzione, si sa, si annida soprattutto nelle pieghe della burocrazia che non funziona e che pone ostacoli, i quali spesso vengono superati proprio corrompendo funzionari infedeli o mettendoli a libro paga, come è emerso dall’inchiesta Mafia-Capitale”.

Salvi poi sottolinea: “Sta di fatto che la corruzione, nonostante sia molto diffusa, resta sostanzialmente impunita, come viene spesso denunciato anche a livello giornalistico. Inoltre, non si può fare a meno di rilevare le gravi disfunzioni che affliggono l’Amministrazione della giustizia penale nel Distretto di Roma, dovute principalmente alla cronica carenza delle risorse materiali e personali e alla persistente lentezza nella definizione dei procedimenti penali, in spregio al principio della ragionevole durata del processo, sancito dall’art. 111 della Costituzione”.  

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