Il governo Renzi aveva assicurato che ………………la ricostruzione sarebbe stata a………………..prova di infiltrazioni mafiose !!!!!!…………………..

  • Da “Repubblica TV

 

 

Scrive il pm Giulio Monferini: “La Veca Sud è un’impresa sin dalle origini riferibile direttamente o indirettamente a tale organizzazione criminale, in quanto continuativamente a servizio del clan almeno dagli anni ’90 per la commissione di traffici illeciti in materia di rifiuti, i cui profitti assicuravano un rilevante apporto all’associazione criminale”. Gli addebiti nascono pure dalle rivelazioni di alcuni pentiti. Tra loro, Gaetano Vassallo, considerato l’inventore del business camorrista delle discariche, che ha messo a verbale: “I titolari della Veca Sud e la società stessa sono cresciuti all’ombra dello smaltimento illecito”.

 

 

 

 

Da “Il Tirreno” dell’8 ottobre 2015

 

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I tentacoli toscani di ’ndrangheta e clan dei casalesi

Dalle carte dei pm antimafia emergono infiltrazioni in Lucchesia, nel Pisano e in Versilia  di Massimo Mugnaini

08 ottobre 2015

……………………………….Sui «contatti di alto livello» che avrebbero agevolato i rapporti tra criminalità organizzata e pubblica amministrazione, la magistratura sta tutt’ora indagando.

‘Ndrangheta e Casalesi

Secondo Oliviero, i calabresi sarebbero riusciti a infiltrarsi negli appalti per la realizzazione di grandi opere pubbliche come Tav e strade Anas – in particolare nel trasporto terre e rifiuti – proprio grazie ad A. F., garante dei contatti e dei contratti con le ditte del napoletano che operano in Toscana. Quali? Secondo Oliviero, una è la Ve.ca. Sud della famiglia di imprenditori casertani Ventrone: «nel 2011 A. F. mi disse che per l’appalto Tav Firenze non c’erano stati problemi perché erano già dentro amici nostri della famiglia dei Caturano, camorristi che lavoravano in accordo con la locale di Africo (Locri) e tramite lui anche la locale di Bianco del clan di Bruno Nirta». La Ve.ca. Sud, emanazione dei Caturano, «lavora nella Tav facendo trasporto e movimento terra».

A. F. avrebbe inoltre avuto a disposizione più ditte campane, intestate a prestanome, che lavoravano per suo conto.

Ma perchè un manager di Coopsette avrebbe avuto interesse a dare lavori a imprese criminali? «Perché i pagamenti possono essere dilazionati, non ci sono scadenze troppo pressanti e se bisogna smaltire rifiuti illecitamente, non vengono posti problemi… anzi è assicurata una protezione militare», risponde Oliviero ai pm antimafia, per poi aggiungere: «a fine 2011 incontrai un membro della famiglia di Petilia Policastro, un certo Garofalo di Pagliarelle, mi disse che in Toscana erano messi bene, fornivano il cemento e le betoniere ai cantieri Tav tramite imprese di Firenze. Mi precisò che per il movimento terra c’erano i casalesi che si erano associati con noi ‘ndranghetisti».

Le ditte di smaltimento

Sugli affari sporchi del connubio ‘ndrangheta-casalesi in Toscana c’è un’altra deposizione importante, quella del collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo, 49 anni, casertano, già appartenente al clan Bidognetti di Casal di Principe. Nel novembre 2013, davanti ai pm, il pentito sostiene: «mi sono sempre occupato di smaltimento illegale di rifiuti, anche fuori dalla Campania. Le ditte che trasportavano per conto dei clan erano riferibili all’affiliato Luigi Cardiello, che cambiava la denominazione societaria delle ditte con cui operava e veniva spesso in Toscana per smaltire i fanghi delle concerie di Santa Croce sull’Arno (Pisa). Portava i rifiuti in terreni che noi del clan gli indicavamo per lo smaltimento abusivo».

Vassallo sostiene di conoscere la Ve.ca. Sud: «Fa riferimento ai clan Belforte e Zagaria, Ve sta per Ventrone e Ca per Caturano. I loro veicoli partivano da Napoli carichi di materiali da portare al nord, tipo sabbia, e poi tornavano con gli stessi veicoli a Napoli carichi di rifiuti. Hanno preso subappalti di smaltimento per tutti i cantieri Tav Firenze dalle ditte appaltatrici dei rifiuti perché erano l’unica ditta in grado di smaltirli, i costi in Toscana sono molto elevati».

Michele Froncillo, di Marcianise (Caserta), 43 anni, pentito del clan Belforte, conferma le affermazioni di Vassallo: «il clan Belforte, di cui fanno parte i Caturano, aveva rapporti con società che facevano documenti e bolle false e poi smaltivano tutto abusivamente nei terreni». E sostiene lo stesso l’ex ragioniere del clan Belforte, Bruno Buttone, ora collaboratore di giustizia: «In Toscana trovammo imprenditori interessati a smaltire fanghi».

Toscana, «la prima regione»

Anche Cipriano D’Alessandro, già al vertice del potente clan omonimo, egemone a Castellammare di Stabia (Napoli), getta un’ombra inquietante sull’infiltrazione delle ‘ndrine in regione e chiama in causa il super boss Michele Zagaria. Cugino di Francesco Schiavone detto Sandokan, D’Alessandro si è di recente pentito e ha dichiarato che «ad Altopascio il clan dei casalesi è presente per tramite di Zagaria». Quest’ultimo, 57 anni, di San Cipriano d’Aversa, detto “capastorta”, è il capo assoluto dei casalesi. Arrestato nel 2011, è considerato il «re del cemento a livello nazionale» e tra i suoi principali interessi ci sono gli appalti pubblici.

Proprio ad Altopascio sono stati di recente confiscati beni per 1.2 milioni di euro a Giuseppe Lombardo, 50 anni, calabrese residente nel comune lucchese, finito in carcere a Prato nel 2013 e ritenuto al vertice di un sodalizio dedito allo spaccio e all’estorsione legato alla ‘ndrina dei Facchineri di Cittanova, in provincia di Reggio.

La mappa dei tentacoli

Stando a un recente report degli analisti della Dia, in Toscana i Facchineri si troverebbero in compagnia di molte altre famiglie ‘ndranghetiste: Ariola, Iamonte, Lanzino e Prioro-Piromalli-Molè tra Lucca e Massa Carrara; De Stefano, Nirta, Alvaro, Bellocco, Anello-Fiumara e Mancuso tra Firenze e Arezzo; Commisso, Arena-Trapasso, Grande Aracri-Nicoscia ad Arezzo; Pesce, Libri e Muto a Grosseto; Piromalli-Molè e Cordì a Livorno.

Tornando a D’Alessandro, nell’aprile 2014 il pentito condannato all’ergastolo, in carcere a Prato, rivela al pm Monferini: «in Toscana ho operato nel settore dei rifiuti dal 1988 tramite Antonio Iovine che all’epoca era latitante a Viareggio. Mi ospitava la famiglia Di Puorto a Torre del Lago. Con un ragioniere viareggino creammo una società commerciale per gestire i rifiuti. Le società toscane che ci stoccavano i rifiuti pericolosi da smaltire sapevano chi eravamo. Fu proprio la Toscana la prima regione in cui il clan iniziò questo business, che credo sia andato avanti a lungo».

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