Il Governo ci ripensa: già le esasperazioni!

Il Consiglio dei ministri sceglie di non adottare gli annunciati provvedimenti punitivi su internet e i cortei. La discussione è stata solo avviata, si studia il modo migliore per far collimare le richieste dei “duri” come La Russa con gli altri. Duro intervento di Schifani: “Facebook è più pericoloso dei gruppi degli anni Settanta, vi si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza”

Dopo l’aggressione subita a Milano dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, oggi doveva essere il giorno della “stretta” sul web e le manifestazioni di piazza. Nelle ore successive al ferimento al volto del premier la maggioranza aveva esplicitato l’intenzione di regolamentare più severamente la comunicazione in rete – con una serie di norme per rendere più facilmente controllabili e censurabili i contenuti ritenuti violenti – e le manifestazioni, con l’introduzione – si è detto – del reato di turbativa di riunione politica e sindacale e l’estensione a tutto l’anno (per ora è prevista solo nei trenta giorni prima del voto) del divieto di sit – in di diversi schieramenti nello stesso luogo. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, sondato il Quirinale e scartata l’idea di procedere per decreto – aveva accennato all’ipotesi di disegni di legge per lasciare spazio alla discussione parlamentare. Non sono arrivati nemmeno questi, il Consiglio dei ministri si è limitato a “dare l’avvio alla discussione”.

Lo ha spiegato il ministro dell’Infrastrutture Altero Matteoli al termine del Cdm. Matteoli ha detto che sulle proposte di Maroni c’è stata “unanimità”. “Il ministro Maroni – ha spiegato Matteoli – ha fatto una relazione dove ha sottolineato quelli che sono i punti essenziali che vuole inserire nel provvedimento, che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti”. Quanto alla forma prevista per introdurre le norme, il ministro ha detto che in seguito agli approfondimenti “non è del tutto possibile” decidere di trasformare il ddl in dl. Per ora, “c’e’ stato un primo avvio di discussione – ha detto Matteoli -, ma c’è sostanziale accordo perché bisogna consentire, in una Paese democratico, la possibilità di manifestare, ma allo stesso tempo senza che ci siamo disturbi gravi che possano impedire proprio la libera volontà di manifestare”. Tutto questo va fatto “con buon senso, rispettando quello che è il sacrosanto diritto di manifestare ma nello stesso non consentire che poi si sfoci in gravi incidenti come è capitato più volte”.

In Cdm si è parlato anche delle misure per il web: “E’ un aspetto molto delicato – ha osservato Matteoli – sarà inserito nel provvedimento anche questo aspetto”. Il ministro ha quindi sottolineato: “Non vogliamo cancellare la libertà di espressione, ma sanzionare chi supera i limiti di guardia, chi commette attraverso Internet dei reati”. Qui le difficoltà nascono dal fatto che l’autore di una pagina web è difficilmente identificabile, e l’obbligo di oscuramento – questo si era ipotizzato – finirebbe per penalizzare tutto il contenitore, blog o sito internet che sia. Si punta, per quanto riguarda la possibilità dell’autorità giudiziaria di ordinare l’oscuramento dei contenuti di siti in cui venga ravvisata istigazione a delinquere o apologia di reato, a trovare una formula che non sia ‘punitiva’ in modo indiscriminato, ma colpisca solo gli autori del reato.

L’altro aspetto controverso riguarda l’introduzione del reato di impedimento o turbativa di manifestazioni. Ci sarebbero, sempre secondo quanto appreso, alcuni ministri (tra cui quello della Difesa, Ignazio La Russa) assertori del pugno di ferro contro chi disturba cortei o sit in, ad esempio con fischi e slogan, anche senza ricorrere ad atti violenti. Altri, invece, vorrebbero delimitare meglio la norma, per colpire con durezza solo i casi in cui il dissenso viene espresso con violenza.

Sulla questione della comunicazione in rete è intervenuto anche il presidente del Senato Renato Schifani: “Facebook è più pericoloso dei gruppi degli anni 70 – ha detto in occasione del tradizionale scambio di auguri per Natale con la stampa parlamentare, a Palazzo Giustiniani -. Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange”. Schifani ha auspicato un intervento legislativo “avendo come faro di riferimento la libertà di espressione”. Ma il Parlamento, ha sottolineato la seconda carica dello Stato “deve fare qualcosa”.
Francesco Scommi

(Tratto da Aprile Online)

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