Il giudice Petrini rivela l’esistenza di una loggia ”coperta”

Il giudice Petrini rivela l’esistenza di una loggia ”coperta”

Tirato in ballo anche l’avvocato Pittelli, arrestato mesi fa nell’inchiesta “Rinascita-Scott”

02 Giugno 2020

di AMDuemila

Da quando il giudice Marco Petrini, arrestato lo scorso 15 gennaio nel corso dell’operazione della procura di Salerno denominata “Genesi” per corruzione in atti giudiziari, per la Procura di Salerno si è aperto un vero e proprio vaso di Pandora.
L’ex presidente di sezione della Corte d’Assise di Catanzaro (ora sospeso dal servizio) ed ex presidente della Commissione tributaria provinciale nel capoluogo di regione
starebbe facendo una serie di rivelazioni non solo nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”, ma avrebbe ammesso di far parte di una loggia massonica “coperta”, di cui farebbero parte altri sette magistrati del distretto di Catanzaro e taluni avvocati dei fori di Cosenza, Castrovillari, Vibo Valentia e Catanzaro. Secondo quanto riportato oggi da “La Gazzetta del Sud” il 29 febbraio scorso Petrini (oggi ai domiciliari in una struttura religiosa di Decolatura) avrebbe descritto ai magistrati di Salerno, il Procuratore capo Giuseppe Borrelli, l’aggiunto Luca Masini e il sostituto Vincenzo Senatore, che stanno indagando sui magistrati di Catanzaro, anche il giorno della sua affiliazione, con tanto di rituale di giuramento, in uno studio legale di Catanzaro. Oltre ad aver ammesso la diretta militanza massonica avrebbe anche ripetuto davanti ai pm quella che fu la “formula” pronunciata al momento dell’ingresso della loggia.
L’ex giudice, difeso dagli avvocati
Francesco Calderaro di Castrovillari e Agostino De Caro di Salerno, avrebbe fatto i nomi dei “fratelli” coinvolti ed avrebbe anche affermato che l’adesione alla loggia sarebbe avvenuta per iniziativa dell’avvocato, ed ex parlamentare, Giancarlo Pittelli, finito in carcere da mesi dopo l’arresto nell’inchiesta “Rinascita-Scott”.
In quell’inchiesta, condotta dal Procuratore capo
Nicola Gratteri, l’ex parlamentare veniva descritto come un “Giano bifronte”, “accreditato nei circuiti della massoneria più potente, è stato in grado di far relazionare la ‘Ndrangheta con i circuiti bancari, con le società straniere, con le università, con le istituzioni tutte, fungendo da passepartout del Mancuso, per il ruolo politico rivestito, per la sua fama professionale e di uomo stimato nelle relazioni sociali”.
Un vero e proprio “uomo cerniera”, dunque, che “avrebbe messo sistematicamente a disposizione dei criminali il proprio rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati con esponenti di primo piano a livello politico-istituzionale, del mondo imprenditoriale e delle professioni, anche per acquisire informazioni coperte dal segreto d’ufficio e per garantirne lo sviluppo nel settore imprenditoriale”.
Adesso Pittelli sarebbe stato tirato in ballo anche da Petrini, non con un ruolo di secondo piano. Infatti, scrive il quotidiano, avrebbe rivelato che il penalista avrebbe presieduto il “rito” di ingresso nella loggia coperta, un’attività che sarebbe in aperta violazione della Legge Anselmi approvata dopo la scoperta della P2 di Licio Gelli.
Ricorda
La Gazzetta del Sud che anche alcuni collaboratori di giustizia del vibonese avevano raccontato di riunioni segrete, logge deviate e coperte, tirando in ballo proprio Petrini. Per questo motivo le dichiarazioni dell’ex presidente di sezione della Corte d’Assise di Catanzaro rischiano davvero di generare un cataclisma.

Fonte:antimafiaduemila.com

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