Il giudice Fedele sbatte la porta e se ne va. Vincono, come al solito il vecchio e le burocrazie partitiche. Il cambiamento fa paura

Le premesse lasciano poche speranze per un serio cambiamento nella città di Terracina.

La provincia di Latina è ostica al cambiamento.

A Terracina, come nella vicina Fondi, la partitocrazia non lo vuole.

Tutto deve restare com’è, con dinosauri che sono espressione delle attuali classi dirigenti.

Quelle classi dirigenti che hanno portato questo territorio, la Regione Lazio ed il Paese al disastro economico, culturale, morale.

La candidatura di Eugenio Fedele, un magistrato senza tessera di partito e noto per le sue sentenze coraggiose ed obiettive, ci aveva fatto bene sperare in quel cambiamento assolutamente vitale per un territorio infestato dalle illegalità e dalle mafie.

Una candidatura fuori dagli schemi e intorno alla quale si stavano raccogliendo le persone perbene della città e che poteva ricreare, dopo anni di malgoverno, quegli spazi di democrazia e di legalità necessari per la ripresa di un territorio che langue nel degrado economico e civile.

Le solite burocrazie partitiche l’hanno bloccata, preferendo seguire vecchie metodologie piuttosto che aprirsi ad una nuova esperienza che avrebbe sicuramente spalancato le porte della casa comunale per far entrare aria nuova, aria pulita.

A noi non interessano le vicende politiche in quanto tali.

Ma su un territorio profondamente infiltrato dalle mafie, qual’è, appunto, quello di cui stiamo parlando, quale associazione antimafia seria abituata a fare la lotta in trincea, abbiamo tutto l’interesse che le istituzioni pubbliche siano nelle mani di persone competenti, coraggiose e pulite.

Eugenio Fedele è una di queste e, purtroppo, qualcuno l’ha costretto a buttare la spugna.

Terracina come Fondi?

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