Il gip chiede l’ arresto per il senatore Nespoli

QUATTRO. Come fossero un club di “eletti”. Ecco invischiato in una storia di riciclaggio e abusi anche Vincenzo Nespoli. DAL NOSTRO INVIATO CONCHITA SANNINO AFRAGOLA – Agli arresti domiciliari non lo vedranno mai, ma in Comune si aspettavano «la sorpresa». In fondo, quel potente primo cittadino è sempre stato chiacchierato. Protagonista di violente contese interne al partito, destinatario di denunce da parte di colleghi, solo qualche mese fa, Vincenzo Nespoli era stato ricacciato nei guai da una sentenza della Cassazione, che annullandogli un verdetto di assoluzione di secondo grado, aveva prescritto per lui un altro processo per tentata concussione. “E quattro”, fanno dunque spallucce amici e nemici nel Palazzo, tra cui esponenti dissidenti del locale Pdl. Quel numero sventolato significa che dopo Nicola Cosentino, Luigi Cesaro e Mario Landolfi, i primi tre vertici del Popolo della Libertà campano, tutti investiti da inchieste, cade in una richiesta di arresto anche il quarto uomo del livello dirigente, Vincenzo Nespoli, vicecoordinatore provinciale del Pdl, nonché senatore, sindaco di Afragola e vicecoordinatore nazionale del dipartimento elettorale Pdl. A carico di Nespoli il gip di Napoli, Alessandro Buccino Grimaldi, su richiesta dei pubblici ministeri Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, ha emesso un’ ordinanza alla detenzione domiciliare: provvedimento che, come prevede la legge,è stato inviato al presidente del Senato Renato Schifani e dovrà eventualmente ottenere l’ autorizzazione all’ esecuzione (probabilità ritenuta statisticamente inesistente). Nespoli è accusato di concorso in riciclaggio e bancarotta fraudolenta. Sullo sfondo dell’ indagine, accuratamente svolta dalla Tributaria della Guardia di Finanza, c’ è l’ orizzonte opaco di una politica dei prestanomee degli interessi personali, del mercimonio e della vendita di assunzioni (30mila euro per un posto di metronotte). Indagate altre sette persone. Nespoli figura come l’ autentico dominus sia di una società di vigilanza privata, “La Gazzella”, poi fallita, che fungeva da serbatoio “politico” di consenso; sia di una complessa attività edilizia svolta in veste di privato attraverso ulteriori prestanomi, con costruzione di oltre 20 appartamentie villini ad Afragola. Addirittura, connivenze e complicità interne al Palazzo gli avrebbero consentito di ottenere permessi e sanatorie successive. In particolare, in una nota, il procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli sottolinea che Nespoli, come titolare occulto de La Gazzella, la utilizzava «ai fini di arricchimento personale e di acquisizione di consenso, con distrazione delle somme e conseguente occultamento e falsificazione della documentazione». Il denaro sottratto era poi utilizzato per l’ acquisto di suolo edificabile e costruzione di appartamenti della società “Sean immobiliare” in cui figurano sia la moglie di Nespoli, sia (in passato) un nipote. Tuttavia, ecco puntuale la pattuglia di senatori Pdl che solidarizza con Nespoli, contro presunte «anomalie della giustizia». La Procura chiedeva provvedimenti restrittivi o interdittive per tutti e 8 gli indagati. Ma il gip, pur confermando la presenza dei gravi indizi di colpevolezza, non ha ritenuto di emettere altre ordinanze. Un blitz senza manette: che con il certosino lavoro d’ intelligence dalla Tributaria, è culminato in tre perquisizioni eseguite a carico degli imprenditori Maurizio Matacena e Giuseppe Boemio, e dell’ attuale consigliere comunale Camillo Giacco, nonché autista, segretario e nipote dello stesso Nespoli. Un quadro che spinge il segretario regionale Pd, Enzo Amendola, a chiedere le dimissioni di quel sindaco. Richiesta che il Pdl regionale bolla subito come «calunniosa e provocatoria».

(Tratto da Repubblica)

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