Il Garante per la Privacy: in pericolo le libertà personali e collettive

L’Autorità garante per la Privacy non ha dubbi: tutte le nuove leggi del governo Berlusconi in materia di sicurezza e quella sul blocco delle intercettazioni telefoniche tendono ad inserire elementi di restrizione delle libertà personali e collettive. Anche la stessa libertà di informare ed essere informati con la “Rete”, attraverso blog, siti e social network, è in pericolo. Certo, non come in Cina e in Iran, anche se nella stessa Europa (vedi il caso della Francia) si è tentati di regolamentare in maniera restrittiva questo moderno diritto individuale e sociale. Ne abbiamo parlato con il membro dell’Autorità della Privacy, Mauro Paissan

Paissan, nella vostra Relazione annuale avete criticato le sanzioni ai giornalisti previste nella legge del governo che vorrebbe bloccare l’uso delle intercettazioni telefoniche, in nome della tutela della privacy…
Innanzitutto, notiamo che è stato fatto un uso strampalato e strumentale della privacy per giustificare un intervento che rischia da una parte di depotenziare la capacità investigativa della magistratura e delle forze dell’ordine e, dall’altra, delimitare pesantemente il diritto di cronaca. Con effetti, riguardo a questo secondo problema, credo paradossali e controproducenti per gli stessi proponenti di questo intervento legislativo. Impedire di informare significa incentivare il gossip sotterraneo di informazione nebulosa e imprecisa e, dunque, di violare in questo modo la dignità delle persone. Tutto ciò senza nasconderci che, da parte degli organi di informazione, sono stati commessi errori di eccesso nella pubblicazione delle famose “lenzuolate” di intercettazioni.

Voi avete vietato la pubblicazione delle foto scattate all’interno di Villa Certosa di Berlusconi. Ma il diritto alla privacy è uguale per potenti e per “poveri cristi”?
Uguale non lo è, perché la stessa nostra normativa prevede che il personaggio pubblico abbia una minore tutela, però lo stesso codice deontologico dei giornalisti stabilisce che anche i cosiddetti Vip hanno diritto ad una loro privacy, quando si tratta di fatti o vicende non strettamente legati al loro ruolo pubblico. Nel caso delle foto di Villa Certosa, c’è stato effettivamente un’invasione di una privata dimora con uno strumento tecnologico per fotografare situazioni di non così evidente interesse pubblico. Il nostro provvedimento di blocco delle foto interne alla villa, però, si è accompagnato con una totale legittimazione delle foto scattate nell’aeroporto e in un residence che, a differenza di Villa Certosa, è un luogo aperto al pubblico.

Internet come strumento per informare ed essere informati. Ma il potere in Europa e nel resto del mondo cerca di mettere sotto controllo i blog e i social network…
Siti, blog, social network: i regimi hanno capito che lì c’è materia esplosiva! Il comportamento della Cina durante le Olimpiadi e dell’Iran in questi giorni, dopo le elezioni presidenziali, con la complicità di imprese tecnologiche, dimostra che questo mondo viene ritenuto pericoloso per i regimi autoritari. Altro discorso riguarda il tentativo di legge francese, che l’Italia volentieri scopiazzerebbe, per impedire lo scarico di file musicali o multimediali. Questa è una grande partita mondiale e non possiamo sottovalutare il diritto degli autori ad aver un profitto dalle loro opere. Comunque, ormai ci sono studi di economisti che dimostrano che proprio lo scarico di musica, per ora illegale, potenzia il mercato complessivo della musica stessa. Internet o viene governato a livello mondiale o resta pura anarchia, il che può essere anche complessivamente positivo. Non dobbiamo dismettere, però, la speranza del governo mondiale del settore.

Ronde e ordine pubblico, da poco legge dello stato: non si rischia che il grande fratello entri nella privacy di ognuno di noi, con la scusa dell’emergenza sicurezza?
Potremmo vederne delle belle! Perché se le cosiddette ronde si mettono a raccogliere dati e informazioni sui cittadini o anche immagini, si aprirebbe una miniera di problemi. In che modo e a che titolo potrebbero gestire questi dati, conservarli, per accedervi e consultarli. Questa sarebbe una via per creare in maniera surrettizia un altro corpo di polizia senza però regole. Spero che ciò non sia nei propositi di nessuno.

(Tratto da www.aprileonline.info)

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