Il documento dell’Osservatorio sulla legalità della Regione Lazio. Che delusione!

Un documento estremamente deludente, riduttivo, deviante, da non prendere nemmeno in esame, tutto all’insegna del minimalismo, del negazionionismo, quello redatto e reso pubblico dall’Osservatorio per la legalità della Regione Lazio.

Emblematico del “come” l’attuale classe politica governante legge il fenomeno mafioso nella Regione Lazio e nel Paese.

Pieno di toni trionfalistici per la diminuzione di qualche reato comune, non prende nemmeno in considerazione quelli relativi all’usura ed all’associazione mafiosa.

Come se le mafie non esistessero!

Fortunatamente ci hanno pensato i sindacati di polizia, convocati in audizione dalla Commissione Sicurezza della stessa Regione Lazio, ad evidenziare la situazione reale, smentendo in pieno i contenuti del documento dell’Osservatorio e denunciando la drammaticità di una situazione che vede ormai le mafie controllare saldamente una parte importante della nostra economia, della politica e delle stesse istituzioni.

Il numero –centinaia –dei procedimenti in corso da parte delle DDA di Napoli, di Roma e di altre regioni del Paese prova quanto sia alto il livello di radicamento nel Lazio.

Ma ancor più lo sarebbe se ci fosse un’azione investigativa più incisiva e vasta da parte degli organismi investigativi e giudiziari sempre più impediti a svolgere appieno il loro lavoro dalla classe governante impegnata quotidianamente a depotenziarli e a delegittimarli.

Sembra di essere ritornati ai tempi in cui in Sicilia un famosissimo Cardinale domandava ironicamente “cos’è la mafia?”,… come a dire… la mafia non c’é.

Anzi, peggio: ora la parola mafia nemmeno viene pronunciata.

Altro che Fondi, altro che Nettuno, altro che Roma, o Latina, o Viterbo, o Frosinone e così via.

Meno male che quasi in contemporanea con la pubblicazione del documento dell’Osservatorio della Regione Lazio, a smentirlo in pieno, è uscita la notizia della grossa operazione della DDA di Napoli che ha interessato due –tre regioni del Paese, come la Campania, il Molise, il Lazio ed alcuni nostri comuni come Minturno, Formia, Itri ecc.

Ironia della sorte che ha messo subito in evidenza tutte le carenze, le manchevolezze, diremmo le omissioni, di un documento che, ci si passi il termine, non serve proprio a niente nella sua parte che riguarda –anzi non riguarda – le mafie.

La Regione Lazio se lo poteva proprio risparmiare!

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