Il Csm resta azzoppato Ma riapre la partita della Procura di Roma

Il Fatto Quotidiano, 20 Settembre 2019

Il Csm resta azzoppato Ma riapre la partita della Procura di Roma

ANTONELLA MASCALI

Per la nomina del procuratore di Roma, nel Csm uscito a pezzi dal caso Palamara, si è deciso di cancellare il voto del 23 maggio in Quinta commissione e di far ripartire la pratica da zero – o quasi – visto che i candidati rimangono gli stessi. Il procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, di Magistratura Indipendente (conservatori) aveva ottenuto la maggioranza. Fu votato dai togati Lepre (Mi) e Davigo (AeI), dai laici Gigliotti, (M5s) e Basile (Lega). Franco Lo Voi, procuratore di Palermo, di MI come Viola, ma scaricato dalla sua corrente, fu votato da Suriano, il togato di Area (sinistra). L’allora presidente della Quinta, Morlini di Unicost (centristi) votò un candidato della sua corrente, Giuseppe Creazzo, procuratore di Firenze. Ora quel voto è come se non ci fosse mai stato. Si riparte come se fosse un gioco dell’oca. DA QUEL 23 MAGGIO sono passati quasi 4 mesi ma per la storia del Csm è come se fossero passati anni. Cinque consiglieri togati (tre di MI e due di Unicost) sono stati costretti a dimettersi e sono sotto procedimento disciplinare, la credibilità del Consiglio e della magistratura è scesa vertiginosamente. Tutta “colpa” di quanto registrato, prima del voto, dal trojan iniettato nel cellulare di Luca Palamara, pm sospeso e indagato per corruzione a Perugia: manovre per scegliere il successore di Pignatone a Roma. E non solo. La settimana prossima la Quinta dovrebbe decidere di fare le audizioni di tutti i candidati (13), audizioni che a maggioranza furono respinte a maggio, quando furono chieste dal vicepresidente David Ermini, che si presentò alla seduta anche a nome del capo dello Stato. A pagare le conseguenze dell’azzera – mento, chi era stato votato in Commissione e che, fino a prova contraria dell’inchiesta di Perugia, si è ritrovato oggetto di intrallazzi tra togati e politici a sua insaputa. Chi si avvantaggerà tra i candidati post scandalo nomine? Al momento il nome che circola con più insistenza, soprattutto in piazzale Clodio, sede della Procura, è quello di Michele Prestipino, procuratore aggiunto, coordinatore della Dda della Capitale, braccio destro di Pignatone prima a Reggio Calabria e poi a Roma. Il sodalizio professionale tra i due nasce alla Procura di Palermo. Prestipino, da quando Pignatone è andato in pensione il 9 maggio, è il reggente della Procura e alcuni pm, anche di peso nel mondo dell’asso – ciazionismo, hanno detto che “la sua gestione va bene, la nomina a Procuratore sarebbe una buona scelta”. Mai citato nelle intercettazioni che hanno squassato il Csm, Prestipino piace ad Area e – a quanto risulta – anche Autonomia e Indipendenza di Davigo lo voterebbe. Il segnale di questa intesa alcuni lo decifrano nel voto di ieri in Quinta sul procuratore di Torino (articolo qui sotto). Le due correnti sono diventate quelle maggioritarie in Consiglio dopo che MI e Unicost sono state decimate. Area e AeI hanno quattro consiglieri a testa, MI da 5 è passata a 2 e Unicost da 5 a 3. Fuori da Palazzo dei Marescialli c’è il nuovo governo M5S-Pd e la neo Italia Viva di Renzi che ha con sé uno dei protagonisti del caso Palamara, Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa, leader ombra di MI. Mentre un altro protagonista, Luca Lotti, è rimasto nel Pd. Oltre a Prestipino, prende quota anche Giuseppe Creazzo, di Unicost, corrente compromessa dallo scandalo, ma magistrato uscito benissimo dalle intercettazioni e considerato – dicono alcuni togati – “non divisivo”. Ma quando c’è di mezzo Roma la quadratura si fa alla fine, dopo trattative estenuanti. IL CONSIGLIOha rischiato lo scioglimento dopo la scoperta di un incontro notturno, a maggio, in un albergo di Roma, tra Palamara, allora ancora l’uomo forte di Unicost, 5 consiglieri del Csm togati: Lepre, Cartoni, Criscuoli di MI; Morlini e Spina di Unicost, Ferri e Lotti, pure imputato nella Capitale. La sintesi di quell’in – contro sinistro la fece Lotti: “Si vira su Viola, sì ragazzi”. Ferri, Palamara e Lotti avevano illustrato i loro de – siderata ai togati presenti. Creazzo, invece, a Roma non doveva andarci e neppure restare a Firenze. Colpevole di dirigere la Procura che ha messo sotto inchiesta i genitori di Renzi, Lotti si raccomandò di levarlo da lì. Brutale l’allora capogruppo di Unicost al Csm, Spina: quindi “noi te lo dobbiamo togliere dai coglioni il prima possibile…”. All’unanimità, ieri, la Quinta ha votato, come detto, l’azzeramento del voto di maggio. Tecnicamente possibile, tengono a far notare più componenti della Commissione, perché non essendoci le motivazioni delle tre proposte, in sostanza, la delibera di quella votazione non è mai stata “effettiva” per poter arrivare al plenum. E in Commissione, dopo il putiferio, non ci hanno pensato lontanamente a scrivere le motivazioni. Inoltre, causa dimissioni, la composizione della Quinta, ora presieduta da Mario Suriano, è cambiata in parte, quindi l’azzera – mento, ci dicono, “è stato quanto mai opportuno”.

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