Il CSM prende posizione contro l’istituzione delle ronde

La stroncatura del Csm

Il Consiglio superiore della magistratura, in un parere della sesta commissione in procinto di essere esaminato dal plenum, boccia l’istituzione delle ronde: “Una deroga rischiosa” e l’aumento da due a sei mesi della detenzione nei Cie: “Viola le norme europee”. Perplessità sul carcere obbligatorio (previsto finora solo per i mafiosi) a chi è accusato di stupro. Bene le misure contro lo stalking

Critiche alle ronde e a una parte del pacchetto anti – immigrazione clandestina, perplessità giuridiche sul carcere obbligatorio agli stupratori, bene le norme contro lo stalkung. E’ quanto esprime il Consiglio superiore della magistratura nel parere, redatto dalla sesta Commissione, sul decreto legge del governo. Il documento deve ora passare all’esame del plenum.

Ronde. Si esprimono “perplessità”, innanzitutto sulla scelta di “derogare al principio che assegna all’autorità pubblica l’esercizio delle competenze in materia di tutela della sicurezza”. Si evidenzia inoltre il pericolo che la “genericità delle previsioni contenute nel decreto legge può determinare il rischio del determinarsi di incidenti, e nei casi più gravi della commissione di reati”, comportando “un aggravio sia per le forze dell’ordine” (che sarebbero distolte “dal perseguimento del fine di garantire un efficace controllo del territorio”), “sia per l’esercizio delle funzione giurisdizionale da parte della magistratura”.

Nel parere si evidenzia poi come nel testo del governo sulle ronde ci siano troppe “discrezionalità” e “lacune”, come la “mancata previsione” che le associazioni di volontari “non debbano avere né natura né finalità di ordine politico”. Inoltre si rileva “l’assenza di ogni requisito negativo, preclusivo della partecipazione alle associazioni, come quelli di essere stati condannati per reati di violenza o per il compimento di atti di discriminazione”; e la “doverosa precisazione che i cittadini debbano essere non armati” non fuga “ogni dubbio sull’utilizzazione di strumenti, non definibili armi in senso proprio, ma comunque atti a compiere atti di coercizione fisica”. Non ci sarebbe, secondo il parere, neppure un “effettivo controllo sull’attività realmente svolta dalle associazioni” .

Norme anti – violenza sessuale e stalking. Secondo la sesta Commissione del Csm, il decreto in via di conversione alla Camera “mira positivamente a rafforzare gli strumenti per contrastare tutte le forme di aggressione sessuale”. Al di là delle perplessità sulle ronde, nel parere del Csm sul testo governativo si “condivide” la scelta di ammettere l’incidente probatorio, “in assenza dei requisiti ordinariamente previsti”, nei casi di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia, come pure il gratuito patrocinio per tutte le vittime , e l’introduzione del reato di stalking, che “colma una profonda lacuna normativa”.

Il parere mostra però “perplessità” sul carcere obbligatorio per i responsabili di violenza sessuale: “La costruzione normativa demanda una eccentrica valutazione del fatto – reato, al momento della notizia criminis – si legge nel parere – a soggetti, la polizia giudiziaria nella fase dell’arresto e il pm nella fase della contestazione iniziale del reato per la richiesta della misura coercitiva, non in grado, anche per limitatezza del materiale probatorio, di effettuarla”. Infine, la “presunzione di adeguatezza della sola custodia cautelare” per i reati a sfondo sessuale è oggi prevista solo per i delitti mafiosi e, ricorda il Csm, “ha superato il vaglio di costituzionalità soltanto con riferimento all’area dei delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso”.

Detenzione semestrale nei Cie. Riserve del Csm sulla norma che estende a 6 mesi (era contenuta nel decreto sicurezza ma il Parlamento la bocciò costringendo il governo a trovargli una collocazione in un altro decreto) il termine massimo per trattenere gli stranieri irregolari nei Centri di identificazione e di espulsione. “La privazione della libertà personale, che è bene di primaria rilevanza costituzionale – si legge nel parere – impone che si attui un procedimento di controllo del titolo che legittima la detenzione amministrativa assolutamente rigoroso”. E trattandosi di una materia così delicata “meglio sarebbe investire il tribunale ordinario” piuttosto che i giudici di pace.

La norma voluta dalla Lega nord, inoltre, viola la direttiva europea 115/2008, considerata la pietra angolare i materia. La suddetta direttiva consente il “trattenimento in caso di resistenza, da parte dell’immigrato, all’identificazione”, ma in caso di difficoltà nell’ottenere documenti dai Paesi terzi, consente soltanto “il prolungamento della permanenza”.

Nel decreto governativo, invece, questi due presupposti (resistenza all’identificazione e difficoltà nell’ottenere i documenti) vengono equiparati e questo, rileva la Sesta Commissione di Palazzo dei Marescialli, porta al fatto che “potrebbe verificarsi una vera e propria detenzione amministrativa basata su una semplice difficoltà nell’accertamento dell’identità legale del soggetto o nell’acquisizione della documentazione di corredo malgrado la sua piena disponibilità alla preparazione del rimpatrio”.
Francesco Scommi

(Tratto da www.aprileonline.info)

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