Il costo delle mafie nel sud Italia

Oltre 37 mld. E’ il costo della criminalita’ organizzata nelle regioni del Mezzogiorno, un vero e proprio cancro che sottrae all’economia meridionale il 15% del pil.  Le cinque regioni ad alta densita’ mafiosa come Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Basilicata sono anche quelle con il minor prodotto interno lordo pro capite di tutta Italia: in particolare nelle prime 3 regioni il valore aggiunto pro capite del settore privato e’ meno della meta’ del Centro nord. Su un campione di 800 imprenditori operanti in queste regioni, il 60% ha dichiarato di subire condizionamenti da parte della criminalita’ e il 40% ha denunciato effetti negativi sul fatturato. ln pratica, senza la presenza mafiosa, il giro d’affari delle imprese del Sud potrebbe aumentare fino al 20%. Anche da Confcommercio hanno denunciato come si tratti di una situazione ormai insostenibile per le aziende. Per boss e picciotti il rischio d’impresa non è contemplato come anche la concorrenza, e l’unica legge che vale è quella del più forte. Il quadro allarmante è stato tracciato da un rapporto della Banca d’Italia sui costi economici della criminalità organizzata consegnato alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie. I dati consegnati alla commissione parlamentare d’inchiesta parlano chiaro: tra rapine, furti, usura e racket l’onere economico sopportato dalle imprese del Sud è di oltre 5 miliardi l’anno. A tutto questo poi, si aggiungono le conseguenze irreparabili lasciate dall’infiltrazione criminale nel tessuto imprenditoriale. Come emerge dalla relazione parlamentare, solo il 6% delle aziende sequestrate alle mafie perviene nella disponibilità dello Stato con capacità operative. Inoltre le aziende confiscate trovano destinazione solo nel 32,7% dei casi: mentre per una rilevante percentuale il procedimento si chiude senza una formale destinazione «resa impossibile da cause di diversa natura». Non solo, le aziende che trovano destinazione nella vendita o nell’affitto corrispondono solamente all’ 11 %, mentre per l’89% delle attività imprenditoriali la destinazione finale è la messa in liquidazione.

(Tratto da Tele Radio Canicattì)

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