Il convegno di Tarquinia. Nel Lazio una situazione inquietante. Le mafie dapperttutto

INVASIONE DEL LAZIO DA PARTE DI IMPRESE CAMPANE E DI CASAL DI PRINCIPE E DINTORNI. E’ EMERGENZA SICUREZZA. I SINDACI ED I PREFETTI, SE VERAMENTE VOGLIONO COMBATTERE LE MAFIE, STUDINO NUOVE FORME DI INTERVENTO ANCHE PERCHE’ IL “CERTIFICATO ANTIMAFIA” ORMAI NON SERVE PIU’ A NIENTE CONSIDERATI GLI AVVENIMENTI A TUTTI NOTI.

Ormai è allarme generale in tutto il Lazio.

L’altra sera, durante un convegno organizzato a Tarquinia da varie associazioni, da Italia Nostra a quella nostra, sulle tematiche relative alla realizzazione del “ corridoio tirrenico”, delle centrali nucleari ed a carbone, degli appalti pubblici e delle infiltrazioni mafiose sul territorio, siamo stati avvicinati da una persona che ci ha parlato di un “calabrese” che gira con rotoli di carte da 500 euro in tasca proponendo a molti di vendergli i terreni.

L’allarme è ormai generale perché ci troviamo in presenza di un fenomeno che sta interessando tutto il Lazio.

E non solo, stando al grido di allarme lanciato, durante il convegno di Tarquinia, anche dagli amici toscani che hanno denunciato, soprattutto nella zona del grossetano, un pericoloso intreccio mafie-massoneria-pezzi di istituzioni e di politica.

Ecco: massoneria-mafie. Nessuno ne parla.

E quando si parla di massoneria, la troviamo massicciamente nelle istituzioni e nella politica.

Ecco perché noi sosteniamo che quando Maroni o Berlusconi ci parlano con toni trionfalistici di arresti di capibastone e boss non ci dicono la verità perché essi parlano di una mafia superata, vecchia e di mafiosi che, forse, la stessa mafia, quella nuova dei “colletti bianchi”, consegna allo Stato perché ingombrante.

Torniamo alle imprese casalesi.

Stiamo parlando di Casal di Principe, in provincia di Caserta, il paese di Sandokan, dove ci dicono che su più o meno ventimila abitanti sono iscritte all’Albo delle imprese edili 5-600 ditte.

Con questo non vogliamo dire che si tratta di tutte imprese della camorra, ma qualche preoccupazione c’é.

E si tratta di imprese molte delle quali troviamo sparse in tutto il Lazio, da nord a sud, ad aggiudicarsi appalti e subappalti di lavori pubblici e privati, grandi e piccoli. Utilizzando, probabilmente in nero, lavoratori casertani, ma anche russi e di altri Paesi dell’est, oltreché africani (una segnalazione del genere ci è arrivata mentre scriviamo da San Felice Circeo).

Non scappa più niente, nemmeno le briciole, anche queste sottratte all’imprenditoria laziale, che sta letteralmente fallendo.

In noi si sta radicando una convinzione inquietante: che intorno al problema “mafia-antimafia” si stia impiantando un castello di menzogne e di mistificazioni.

E di business.

Si parla troppo di una mafia che non c’è più e di troppo poco della mafia vera, quella dei “colletti bianchi”, di taluni politici, di gente che sta nelle istituzioni.

E nelle professioni, fra i notai, gli architetti, gli ingegneri, gli avvocati, i grossi funzionari di banche e di finanziarie, talune agenzie immobiliari ecc.

E tremiamo quando apprendiamo della esclusione dalle liste dei candidati di persone impegnate nella lotta alle mafie come Beppe Lumia, Luisa Laurelli, Lorenzo Diana e quanti altri… , icone dell’antimafia che hanno messo a repentaglio le loro vite.

E la nostra inquietudine aumenta quando apprendiamo della rimozione di Prefetti coraggiosi come Carlo Mosca a Roma e Bruno Frattasi a Latina.

E quando dobbiamo prendere atto del rifiuto di sciogliere amministrazioni comunali come Ardea, Fondi ecc.

Ma dove stiamo andando a finire?

I cittadini, quelli sani ed onesti, debbono svegliarsi dal loro torpore perché sono in gioco le sorti del Paese e l’avvenire dei nostri figli e nipoti.

Se ci sono sindaci e Prefetti che vogliono seriamente combattere le mafie non si accontentino più dei… ”certificati antimafia”, sul cui rilascio ci sono talvolta molti dubbi.

E’ una sfida che lanciamo a tutte le nostre consorelle: si faccia in modo che, come è stato fatto dalla Regione Piemonte, prima di affidare gli appalti, si chieda l’OK della Direzione Investigativa Antimafia.

Si crei, insomma, un sistema preventivo di controllo e di repressione della criminalità organizzata.

E la si smetta di fare ancora chiacchiere perché la situazione è oltremodo grave.

E i cittadini ci sostengano e si sveglino!

Prima che sia troppo tardi…

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