Il Convegno del M5S di sabato 6 giugno 2015 a Latina su “Mafia Pontina”.L’inerzia,le negazioni,i silenzi di politica ed istituzioni.Una vergogna!

Bene ha fatto Roberto Lessio,durante il convegno l’altro ieri a Latina promosso dal M5S su “Mafia pontina”, a ricordare a tutti quello che dichiarò  Carmine Schiavone,il cugino di Sandokan e cassiere del clan ,nel 1996 al Colonnello Tommasone,Comandante provinciale dei Carabinieri,a proposito deile attività  della camorra casalese in provincia di Latina.
Schiavone parlò della  presenza  in terra pontina di decine di “soldati” da lui,cassiere del clan ripetiamo , pagati a 3 milioni di lire al mese per tutelare gli sporchi affari in quella che veniva definita “provincia di Casale”.
Stiamo parlando di 20 anni fa.
Noi venimmo in possesso da fonte anonima di copia del quel verbale e ne demmo notizia,ma,malgrado ciò,non successe niente.
Non fu avviata alcuna indagine per individuare,uno per uno,quei “soldati” e,se pure fu avviata,non se n’ é individuato nemmeno uno.
Probabilmente qualcuno di   essi scorazza,impunito ed irridendosi delle istituzioni fatiscenti,sul territorio pontino.
Così funzionano le cose in provincia di Latina!
La burocrazia partitica,fatta eccezione allora  di Rifondazione e dei Comunisti Italiani,tutti zitti.
Materia che non interessava  ad essa,malgrado qualche sporadico,timido bla bla di qualche singolo.
Non parliamo dei Prefetti e della Procura della Repubblica di allora.
Basta,al riguardo,rileggersi quanto hanno scritto,in occasione dell’inchiesta Damasco di Fondi,i PM Diana De Martino e Francesco Curcio della DNA.Le loro annotazioni furono riportate da Latina Oggi del 25 ottobre 2008 in un servizio a firma di Alessandro Pani dal titolo che é tutto un discorso “Le sviste sulle cosche locali”.
Rileggiamole insieme quelle parole dure come un colpo di spada:
“Nella stragrande maggioranza dei casi si é proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie  di questo distretto ( di Latina,ndr),rubricando la massa  dei fatti oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso,in fatti di criminalità comune”
Un colpo durissimo che avrebbe dovuto indurre Ministero della Giustizia,CSM,Procura di Perugia ad aprire un’indagine per “capire” il “perché” di quella condotta.
Una condotta che aveva dei prodromi in un’altra inchiesta – quella denominata “Formia Connection”- che aveva individuato  la madre di tutti i guai a Formia ed in provincia – i collegamenti fra uomini della politica e delle istituzioni e soggetti appartenenti a nota famiglia della camorra – anch’essa rubricata,malgrado le bobine che riportavano le conversazioni,come fatto di criminalità comune.
E,quando,poi,assistiamo alle aggressioni nei confronti dell’unico Prefetto –Bruno Frattasi –che ha tentato di fare qualcosa nominando una Commissione di accesso al Comune di Fondi impegnandola ad accertare il grado di contaminazione mafiosa,dileggiato , subito impacchettato e spostato al Ministero,non é azzardato parlare  di sconfitta ,costruita a tavolino e voluta,dello Stato.Di resa alla mafia!
Bisogna partire da qua per “capire” quello che é successo e succede in provincia di Latina e nel Lazio.
Considerazioni,le nostre,che sottoponiamo all’attenzione del Procuratore Pignatone e dei suoi più stretti collaboratori che stanno lavorando all’inchieste di “Mafia Capitale”.
Orbene,se questo é il “quadro”,non si può più parlare di “sviste” e di disattenzione,ma di ben altro.
Come meravigliarsi,quindi,del fatto che da parte delle forze locali non si fanno indagini adeguate,non ci si dà un’attrezzatura investigativa degna di essere definita all’altezza della situazione e si rigettano tutte quelle proposte,quei suggerimenti che puntano a modificare lo statu quo?
Noi non abbiamo fatto mistero del nostro rifiuto a partecipare alla manifestazione indetta a Formia per l’assassinio del povero Mario Piccolino,pur essendo questo un nostro caro amico. che ci chiamò per primi quando subì anni fa il grave attentato con un clik sulla testa.
Abbiamo partecipato alle sue esequie perché era per noi doveroso tributargli  il nostro addio,ma non alla manifestazione che abbiamo definito la “sagra dell’ipocrisia”.
Una sagra alla quale hanno preso parte alcuni dei  responsabili politici  di quel crimine,coloro che ,al di là delle chiacchiere che fanno,non si sono mai attivati per affrontare i problemi reali della lotta alle mafie,coloro che parlano contro la camorra ma non si costituiscono parte civile a Santa Maria Capua Vetere contro Cosentino .
Di cosa vogliamo parlare più?
Archivi