.Il Comune di Roma si costituisce parte civile nel processo per Mafia Capitale

Mafia capitale, Roma come Palermo «Lesa l’immagine di Comune e città»

Il Campidoglio parte civile alla prima tranche del procedimento con cinque imputati

di Giovanni Bianconi


 è riassunto nella premessa, giuridica ma anche sostanziale: «Non eravamo certo abituati a pensare la nostra città come coinvolta in trame mafiose, in metodi mafiosi, inquinata da associazioni mafiose». Altrove lo sono, a Palermo è diventato normale che Comune e Regione si costituiscano parte civile nei processi contro gli uomini di Cosa nostra. A Roma invece no, ma ora che alla sbarra sono finiti imputati di mafia o di favoreggiamento alla mafia, la situazione è cambiata. E l’amministrazione comunale decide di scendere in campo al fianco della pubblica accusa. Era successo con il clan Fasciani a Ostia e succede adesso, in una sorta di prologo del dibattimento di Mafia capitale.

 

Il motivo è il presunto danno patito dalla collettività e dalla sua amministrazione: «L’offesa non è solo quella portata all’ordine pubblico, ma alla stessa possibilità per la società di dispiegarsi serenamente, nelle sue diverse forme di espressione, e per il Comune di esprimere la sua forza culturale, di coesione, di legalità (amministrativa, quanto meno): in sintesi, la sua funzione». Ecco allora che «il profilo di lesione e di danno subìto da Roma Capitale (e dalla cittadinanza intera) è di tutta evidenza. L’opposizione dell’associazione mafiosa con l’Ente comunale è totale: l’uno esclude l’altro».

È ciò che sostiene l’avvocato del Campidoglio nell’atto di costituzione di parte civile che sarà presentato domani al giudice di Roma, nel processo col rito abbreviato a cinque imputati già coinvolti nell’inchiesta sul «mondo di mezzo». Un atto preparato su «procura speciale» di Ignazio Marino, firmata pochi minuti prima di rassegnare le dimissioni da sindaco e rimanere in carica per l’ordinaria amministrazione. Chiedere un milione e mezzo di euro di risarcimento – di cui 500.000 per «danno all’immagine» – probabilmente non lo è, e l’ormai ex primo cittadino ha voluto farlo quando era ancora nella pienezza dei suoi poteri. L’ultimo atto prima della resa politica.

Anche se in questa tranche nessuno è accusato di associazione mafiosa, a tre imputati (l’ex responsabile del coordinamento per i nomadi Emanuela Salvatori, l’ex direttore generale di Ama Giovanni Fiscon e l’ex collaboratore di Buzzi Emilio Gammuto) i pubblici ministeri addebitano l’aggravante di aver favorito la «banda» che sarà giudicata nel maxi-processo fissato per il 5 novembre. Di qui la scelta di proclamarsi controparte anche nei loro confronti. Ma l’avvocato, sempre per conto di Marino, chiede i danni pure per la corruzione. «Siamo in presenza di un’inquietante e drammatica contestazione: per la società civile, per la realtà imprenditoriale e per gli Enti pubblici che operano nel contesto territoriale di riferimento dell’attività criminale», scrive. E i comportamenti contestati, tesi a piegare le decisioni del Comune agli interessi del gruppo criminale, «scardinano le funzioni d Roma Capitale, ledendo gravemente il buon andamento e gli obiettivi dei processi amministrativi, come sottolineato nei capi d’imputazione».

19 ottobre 2015 | 08:16
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