Mafia capitale, Roma come Palermo «Lesa l’immagine di Comune e città»
Il Campidoglio parte civile alla prima tranche del procedimento con cinque imputati
di Giovanni Bianconi
è riassunto nella premessa, giuridica ma anche sostanziale: «Non eravamo certo abituati a pensare la nostra città come coinvolta in trame mafiose, in metodi mafiosi, inquinata da associazioni mafiose». Altrove lo sono, a Palermo è diventato normale che Comune e Regione si costituiscano parte civile nei processi contro gli uomini di Cosa nostra. A Roma invece no, ma ora che alla sbarra sono finiti imputati di mafia o di favoreggiamento alla mafia, la situazione è cambiata. E l’amministrazione comunale decide di scendere in campo al fianco della pubblica accusa. Era successo con il clan Fasciani a Ostia e succede adesso, in una sorta di prologo del dibattimento di Mafia capitale.
Anche se in questa tranche nessuno è accusato di associazione mafiosa, a tre imputati (l’ex responsabile del coordinamento per i nomadi Emanuela Salvatori, l’ex direttore generale di Ama Giovanni Fiscon e l’ex collaboratore di Buzzi Emilio Gammuto) i pubblici ministeri addebitano l’aggravante di aver favorito la «banda» che sarà giudicata nel maxi-processo fissato per il 5 novembre. Di qui la scelta di proclamarsi controparte anche nei loro confronti. Ma l’avvocato, sempre per conto di Marino, chiede i danni pure per la corruzione. «Siamo in presenza di un’inquietante e drammatica contestazione: per la società civile, per la realtà imprenditoriale e per gli Enti pubblici che operano nel contesto territoriale di riferimento dell’attività criminale», scrive. E i comportamenti contestati, tesi a piegare le decisioni del Comune agli interessi del gruppo criminale, «scardinano le funzioni d Roma Capitale, ledendo gravemente il buon andamento e gli obiettivi dei processi amministrativi, come sottolineato nei capi d’imputazione».
di Giovanni Bianconi